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Dati Eurostat e Ocse: Italia fanalino di coda dell’Ue

By Marina Landolfi on 24 Aprile 2021
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Dati Eurostat e Ocse: Italia fanalino di coda dell’Ue

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Secondo i recenti dati Eurostat, sulle componenti del Pil riferiti al 2020, risulta che l’Italia ha perso oltre 39,2 miliardi di salari e stipendi, meno del 7,47% sul 2019, con una schiera di circa due milioni in più di persone tra poveri e disoccupati, in attesa di riforme a tutela di lavoratori e precari. Salari e stipendi nel primo anno di pandemia sono diminuiti da 525,732 miliardi di euro a 486,459, legati alle restrizioni sulle attività per contenere la diffusione del Covid-19, con l’inevitabile crollo dei contratti a tempo determinato e all’uso degli ammortizzatori sociali. Nei vari paesi europei la perdita è stata inferiore: in Francia, per esempio, si è attestata sui 32 miliardi su una massa salariale diminuita da 930 a 898 miliardi, mentre in Germania solo 13 miliardi.

A giorni il governo Draghi deve consegnare il Piano nazionale di ripresa e resilienza a Bruxelles. Aspettiamo. Aspettiamo anche che la campagna vaccinale decolli come è necessario che sia per  ‘riaddrizzare’ le famiglie, le attività produttive e commerciali e la tenuta psico-fisica dei cittadini che oramai non ce la fanno più. I dati Istat 2020 hanno registrato che i precari sono sempre più giovani e donne; quest’ultime sono al 49,1% prima erano al 50,1%, su un dato assoluto del 58,1%. Il tasso di occupazione femminile italiano è in media di 13,5 punti sotto a quello della Ue. Tra i 15 e i 64 anni nel 2020 lavorava solo un’italiana su due, mentre le tedesche erano occupate per il 73%, con la media europea che è al 68%. Peggio ancora la situazione per le ragazze under 30: il 25% non lavora, non studia e non cerca lavoro; in Europa sono circa 8,6 milioni in questa stessa condizione. L’Italia è al 76mo posto su 153 del mondo in quanto a divaricazione di genere in termine di salari, dato inaccettabile e uno dei motivi della ‘decadenza’ nazionale. L’occupazione degli uomini italiani cala dal 68% al 67,2%, 5,7 punti in meno rispetto alla media europea che è del 72,9%.  I dati Eurostat  segnalano che i giovani italiani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione sono aumentatati nell’anno pandemico: erano il 22,1% nel 2019 e 23,3% nel 2020: circa due milioni di giovani, la peggiore statistica in Europa.

Simile all’Italia è la Spagna con un calo di 8,37% di stipendi in meno pari a un calo del 6,44% con una occupazione ridotta in maniera importante. La produttività dell’Italia è del 17% inferiore alla media dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), il reddito pro-capite inferiore del 26%, con un tasso di occupazione  inferiore di 10 punti rispetto alla media Ocse.

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