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Compie trent’anni la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Avatar By Marta Fortunati on 8 Novembre 2019
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Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Trenta anni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ratificata da 191 Paesi nel mondo, tra cui l’Italia, che l’ha recepita nel 1991, e che ha portato un nuovo modo di ‘percepire’ i bambini da parte di tutti: non più da tutelare, ma soggetti di diritti civili, culturali e socio-politici come quello alla vita, alla salute, all’istruzione e al gioco, ma anche alla famiglia, a essere protetto dalla violenza e dalla discriminazione. La celebrazione della Giornata è un’occasione importante per sottolineare come i minori siano soggetti autonomi, da rispettare senza pregiudizi legati al colore della pelle, religione, genere e provenienza socio-culturale e come il trattato sui diritti dell’infanzia sia stata una necessità per tutelare e proteggere la vulnerabilità dei bambini, garantendone un’ adeguata protezione giuridica.

Nella seconda parte della Convenzione viene istituito un Comitato Onu sui diritti dell’infanzia, composto da 18 esperti geograficamente ripartiti, che esaminano i rapporti che ogni cinque anni gli Stati devono presentare, e monitora i progressi delle varie Nazioni nel mettere in pratica gli obblighi contenuti negli articoli della Convenzione stessa. Malgrado ciò discriminazioni, violazioni e vessazioni colpiscono quotidianamente i più piccoli, con quelle più gravi commesse nei conflitti (fonte Save the Children):420 milioni sono i bambini che vivono in zone di guerra, soprattutto in Asia (195 milioni), in Africa (152 milioni); in Medio Oriente il 40% dei bambini fin dalla nascita conosce la guerra. Tra le violazioni analizzate dall’Ufficio del rappresentante speciale del Segretario generale dell’Onu, dal 2013 ne sono state contate sei come ‘più gravi’ come reclutamento e uso dei bambini soldato, uccisione e mutilazione, violenza sessuale, attacchi a scuole e ospedali rapimenti e negazione dell’accesso agli aiuti umanitari.

La Convenzione evidenzia anche la protezione contro ogni forma di sfruttamento, incluse forme di lavoro minorile e tratta e la necessità di educare i bambini senza pregiudizi e discriminazioni. Legata alla guerra c’è la malnutrizione con oltre 200 milioni di bambini nel mondo (dati Unicef) che incide sulla metà della mortalità infantile globale.

La salute, in generale, è a rischio: più di 16 mila bambini non sopravvivono al 5° anno di età a causa di malattie prevenibili o curabili con delle vaccinazioni, o collegate allo stato di salute delle madri in gravidanza.

Tra le forme di violenza e sfruttamento c’è anche quello sessuale, lavorativo e i matrimoni forzati, che coinvolge più ‘spose bambine’ di quanto si possa immaginare. Ma ci sono anche dei progressi sulla condizione dei bambini nel mondo (Save the Children 2019): i matrimoni forzati sono scesi da 47 milioni del 2000 a 37 milioni nel 2017 e le gravidanze precoci di 3 milioni, passando da 16 milioni del 2000 a 13 nel 2016. Così pure sono diminuite le morti infantili e il numero di bambini malnutriti; è aumentato il numero di chi ha usufruito dell’istruzione, dal 74% del 2000 è passato all’attuale 82%; il numero di chi è coinvolto nel lavoro minorile è diminuito di 94 milioni di piccoli lavoratori, che sono scesi dai 246 milioni del 2000 ai 152 del 2016.

Ma siamo però ancora lontani dalla piena tutela dei diritti di bambini e adolescenti: solo mettendoli al centro dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sarà possibile realizzare un futuro migliore per l’intero Pianeta.

LaConvenzione, approvata a New York il 20novembre 1989 dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione 44/25, è entrata in vigore nel settembre 1990 ed è stata ratificata da 191 stati tra i quali non figurano gli Stati Uniti (che la hanno solo firmata) e la Somalia. Fondamentale è la differenza tra ‘ratificata’ e ‘firmata’ per un Paese: con il primo atto lo Stato si impegna ad adeguare la propria legislazione interna nei confronti dei bambini e degli adolescenti, accettando sia gli articoli della Convenzione sia il controllo da parte del Comitato sui Diritti dell’ Infanzia che ne valuterà l’attuazione.

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