Monday, July 16, 2018

I cartoni non sono cosa per bambini

Ci sono voluti ben cinque anni per ottenere“Borrowed time”, un cortometraggio prodotto dalla Pixar per opera di Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj, dalla durata di circa sei minuti e mezzo. Questo piccolo gioiellino smonta in pochissimo tempo un grande pregiudizio radicato negli adulti della nostra moderna società: i film di animazione non sono solo e unicamente prodotti per i bambini.

Esaminiamo per prima cosa la trama. Uno sceriffo di una città -che non ci è dato sapere il nome- si ritrova sulla scena di un tragico incidente che lo ha riguardato in prima persona, accaduto anni prima. Nelle sue rughe e nei suoi capelli bianchi il tempo ha lasciato le sue tracce, ma non è stato in grado di guarire una ferita ancora aperta. Nei suoi occhi azzurri si avverte un infinito senso di tristezza. Zoppica e a stento si regge in piedi, mentre rivive ciò che, evidentemente, lo segnò per il resto della vita.

Rimpianti, sensi di colpa, l’abbandonarsi a se stessi. Queste non sono certe emozioni che si configurano in un bambino e che, forse invece, conoscono meglio i “ grandi”.

Ai giorni nostri è opinione diffusa credere che i film di animazione siano destinati solo ad un pubblico infantile, ma tale pensiero è tanto fragile da venire smontato in pochi minuti, appunto, da “Borrowed time”. Dietro a quelli che comunemente -e a volte erroneamente- vengono chiamati “cartoni”, vi è in realtà una lunga tradizione. Basti pensare ai fumetti o ai famosi “anime” giapponesi, ricchi di scene cruente e di messaggi forti, non certo apprezzabili o adatte ad un pubblico sotto i dieci anni. I film di animazione sono perfettamente in grado di affrontare ogni tematica tanto quanto un qualsiasi altro film.

Se le mie parole non sono state sufficienti e non sono riuscita a convincervi, vi consiglio vivamente di guardare il cortometraggio sopracitato e di sperimentarlo voi stessi. Detto questo, vi auguro buona visione.

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