Monday, July 15, 2019

Zuppa di plastica

Avatar By Marta Fortunati on 9 Luglio 2019
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L’acqua è una fonte preziosa per lo sviluppo e il sostentamento di tutte le forme di vita e per questo va tutelata da ogni minaccia. Tra queste ci sono i materiali plastici che finiscono in mare, danneggiano gli ecosistemi marini e rappresentano un rischio sempre maggiore per ambiente, biodiversità, salute ed economia. Anche se si parla di rifiuti marini, in gran parte arrivano da discariche abusive e da smaltimenti scorretti che si trovano sulla terra. Si parla di ‘microplastiche’ dal 1990 quando l’ornitologo Peter Ryan coniò il termine per indicare quei frammenti inferiori ai 5 millimetri visibili solo al microscopio; mentre si fa riferimento alla ‘zuppa di plastica’ dal 1997, quando il termine plastic soup venne utilizzato dal comandante Cherles J. Moore per indicare l’enorme concentrazione di plastica casualmente scoperta durante la navigazione nel Pacifico. Più del 70% dei rifiuti in mare è formato dalle micro e nanoplastiche che possono raggiungere chilometri quadrati di estensione. Questo tipo di inquinamento, oltre a quello legato a sigarette, vetri, sacchetti, metalli, ami, lenze e molti oggetti insoliti o ‘antichi’ come telefoni, cartelli stradali e tessere telefoniche è pericoloso per tutta la vita marina, compresi uccelli e tartarughe ai quali causa lesioni, morte per annegamento e danni legati all’ingestione.

ll Mediterraneo, con il 7% di concentrazione di microplastiche, è uno dei mari più inquinati del Pianeta.Recenti studi dell’Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr hanno dimostrato come nelle acque mediterranee sono stati stimati in media circa 1,25 milioni di frammenti di plastica per km2, cifre enormi rispetto ad esempio al vortice subtropicale del Pacifico settentrionale dove ne sono stati contati circa 335.000. Dati che sottolineano la pericolosità delle microplastiche, facilmente scambiate dai pesci per plancton o cibo, con inevitabili ripercussioni sulla catena alimentare di tutto l’ecosistema marino. Dalle alici alle balene, dalle tartarughe agli uccelli marini sono almeno 135 le specie marine del nostro mare che ingeriscono oggetti di plastica o vi finiscono intrappolati, con risultati spesso fatali. Ma i rifiuti costituiscono anche un problema economico: si calcola che ogni anno in Europa si spendano 630 milioni di euro per la pulizia delle coste.

Di recente anche le grandi compagni energetiche, per fronteggiare incuria, inquinamento e dispendio inutile di energie derivanti da combustibile fossile, hanno portato avanti studi sulle energie alternative, a basso impatto ambientale, mentre attraverso l’intervento legislativo si è cominciato a vietare in spiaggia materiali e imballaggi in plastica per cibo, con multe salate per chi non rispetta le ordinanze, sospendere la vendita dei ‘cotton fioc’ non biodegradabili. Dal 2020 saranno vietati in commercio i cosmetici contenenti microplastiche, come scrub ed esfolianti che sfruttano la polvere di plastica, in particolare il polietilene. Importante è coinvolgere i cittadini, a partire soprattutto da una maggiore conoscenza dell’ambiente marino da parte delle giovani generazioni, attraverso percorsi scolastici mirati e mediante una più stretta e continua collaborazione fra mondo della ricerca, amministrazioni locali, parchi marini e associazioni di volontariato.

Ognuno di noi può però dare un piccolo, ma costante contributo per tenere il mare pulito, anche attraverso piccoli gesti, a partire dalle 4 R: rifiutare, riutilizzare, ridurre e riciclare come per esempio:

  • acquistare borse riutilizzabile (meglio se di stoffa), anziché di plastica;
  • rifiutare chewing gum e cannucce di plastica;
  • mettere il cibo nei contenitori riutilizzabili;
  • evitare i surgelati, che sono sempre avvolti nella plastica;
  • sostituire i pannolini di plastica con quelli di stoffa: in quelli di plastica c’ è una gran quantità di plastica (solo negli Usa vengono smaltite circa 3,5 milioni di tonnellate di pannolini ogni anno);
  • usare saponi rispettosi della natura e sostenibili;
  • sostituire il rasoio usa e getta con uno dalle lamette riciclabili e sostituibili;
  • acquistare vestiti realizzati con fibre naturali come cotone e lino ed evitare quelli in materiali sintetici;
  • usare contenitori e borse riutilizzabili.

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