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Santa Maria della Pietà di Roma, un passo avanti per i disturbi alimentari

By Marina Landolfi on 21 Maggio 2022
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Santa Maria della Pietà di Roma, un passo avanti per i disturbi alimentari

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Inaugurato lo scorso 11 maggio al Santa Maria della Pietà di Roma il nuovo servizio pubblico di residenzialità, unico nel Lazio e nel centro sud per i disturbi alimentari (Dca) alla presenza del presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, dell’assessore alla Sanità Alessio D’Amato e del direttore generale della Asl Roma 1, Angelo Tanese. Alla struttura, operativa già da anni, sono stati fatti lavori di manutenzione edile e interventi straordinari di impiantistica e sono stati dedicati sette posti letto per giovani dai 13 ai 25 anni. Si tratta della fascia di età più colpita dai disturbi dell’alimentazione e delle patologie ad essi correlate, soprattutto durante la pandemia; il percorso assistito è garantito da uno staff specializzato per sostenere i giovani in difficoltà. Dal 2018, secondo i dati riportati dalla Asl, c’è stato un significato incremento di accesso di minori, 218%, a cui la pandemia ha influito in maniera decisa sui numeri: infatti, i casi sono aumentati di circa il 30%, soprattutto per ciò che riguarda l’autolesionismo. (https://www.aslroma1.it/presidi-territoriali/ambulatorio-disturbi-comportamento-alimentare)

Il centro,  attivo dal 2008 con attività ambulatoriali, terapeutiche e socio-riabilitative, opera in collaborazione con servizi dedicati al trattamento specifico di Dca con diagnosi e trattamenti di anoressia e bulimia nervosa, con un approccio di tipo multidisciplinare, dallo psichiatra allo psicologo, dalla dietista all’educatore professionale, come indicato nelle linee guida internazionali. Il Dca afferisce all’Unità organizzativa semplice dipartimentale (Uosd) che definisce percorsi diagnostico-terapeutici dedicati in collaborazione con il Day-Hospital di Medicina interna dell’Ospedale Santo Spirito e con altri ambulatori specialistici della ASL Roma 1 (medicina interna, cardiologia, diabetologia e dietologia, medicina riabilitativa territoriale, radiologia territoriale, medicina dello sport) per una completa presa in carico.

I dati pubblicati lo scorso marzo dall’Istituto superiore di sanità (Iss) per la “XI Giornata del fiocchetto lilla” sulla sensibilizzazione sui disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, fanno emergere un incremento del 40% di nuovi casi e un 50% di richiesta per la prima visita per i Dca negli ultimi 19 mesi (https://piattaformadisturbialimentari.iss.it/). Il Covid-19 ha fatto precipitare i dati, con una netta crescita dei disturbi nei paesi occidentali. In Italia sono coinvolte tre milioni di persone, con la patologia che è causa di morte fra gli adolescenti seconda solo agli incidenti stradali; inoltre si evidenzia un abbassamento dell’età di esordio della malattia con il 30% di under 14 anni. L’Iss segnala che sul territorio nazionale ci sono 108 strutture accreditate, 55 centri al Nord, 18 al Centro Italia e 35 tra Sud e Isole. Il 65% dei centri ha in carico quasi 9.000 utenti, per lo più donne (90% rispetto al 10% di uomini), il 58% ha tra i 13 e i 25 anni, il 7% meno di 12. Sono 1.099 i professionisti che lavorano nei centri, tra psicologi, psichiatri o neuropsichiatri infantili, infermieri e dietisti.

Riportiamo la testimonianza di Maria (il nome è di fantasia), una giovane donna che nel periodo adolescenziale ha dovuto affrontare i  disturbi dell’alimentazione, con l’aiuto di una professionista di una struttura pubblica romana, e che ha superato con impegno e consapevolezza. “Per la mia esperienza il disturbo è complesso ed assume tante forme, tocca la persona in toto, prima in rapporto a sé stessi, poi nelle relazioni con gli altri. Non si tratta solo di rifiutare il cibo o mangiarne troppo, perché le due cose sono parallele e alle volte si incontrano, ma di puntare alla ‘perfezione’ dell’essere. Ẻ una continua sfida con se stessi per vedersi perfetti dentro, e quindi comandare corpo e mente. Non è semplice etichettare il disturbo, e non è semplice non avere ricadute. Basta un brutto periodo e ci si lascia andare, aumentando o diminuendo drasticamente di peso, senza curarsi degli effetti negativi a breve e lungo termine che questo modo di essere e di ‘sentirsi’ ha sul corpo. A chi si trova ad affrontare disturbi con il cibo, mi viene da dire di parlarne in famiglia o con gli amici, e di rivolgersi a dei ‘tecnici’, tipo psicologi o psichiatri per un percorso terapeutico. Poi, ma questo è sempre un mio pensiero, se possibile,  cercare di non appesantirsi e fare esercizio fisico per tonificare il corpo. La strada può essere lunga e tortuosa, ma l’obiettivo è importante, accettare il proprio fisico così com’è e ‘starci bene’”. (Foto di FranckinJapan da Pixabay)

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