Saturday, September 18, 2021
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New York, un morso alla Grande mela

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Antonietta, romana, vive a Pomezia dove si è diplomata tecnico per le industrie chimiche presso l’Istituto professionale ‘Cavazza’, attuale ‘Largo Brodolini’. Sposata, con una figlia, lavora nel campo della termoidraulica ed ha due grandi passioni: la scrittura e la cucina. Per la scrittura ha partecipato alla stesura di una raccolta di poesie “Voci versate” (Ed. Pagine) e di recente, assieme ad altri ex studenti delle superiori e alla sua prof. di italiano, al libro “A volo d’angelo” (Ed. Beroe), presentato dal nostro giornale lo scorso 4 agosto. La sua passione per la cucina la ‘realizza’, tra le altre cose, preparando ottime pizze e organizzando, assieme al marito, cene e incontri con gli amici. A Pasqua 2019 ha regalato alla figlia, per i 18 anni, ma come dice lei il regalo è stato anche per lei e il marito, un viaggio a New York (Usa), meta ambita da sempre da tutta la famiglia, anche perché la ‘Grande mela’ è l’ambientazione dei loro film preferiti, in quanto patiti di cinema e serie tv.

 Come arriva a questo soggiorno tanto desiderato?

Il viaggio è stato organizzato nei minimi particolari, escursioni comprese, assieme alla nostra agente di viaggi di fiducia, visto anche la nostra conoscenza dell’inglese non al top, e i numerosi visti governativi che servono per entrare negli Stati Uniti. Ma ci metterei anche l’ansia di realizzare un sogno, quindi tutto doveva essere perfetto: dalla consegna del regalo a nostra figlia durante la sua festa per i fatidici 18 anni, fino all’intero tour americano. Poi c’era la questione delle valigie…

 Lei e le valigie …

Un dilemma! Non è mai facile per me preparare le valigie: non so essere pratica, forse perché la fanciulla che c’è in me emerge elettrizzata alla sola idea della partenza. Così finisco sempre nel riempire i bagagli con indumenti, o cose superflue a cui in quel momento non riesco a rinunciare ma che, immancabilmente, rimarranno appunto ‘superflue’.

 New York, New York

È stato un viaggio meraviglioso, indimenticabile. Abbiamo fatto un tour con una guida italo-americana che ci ha fatto visitare il Queens, il Bronk, il famoso ponte di Brooklyn, Time Square e tante altre zone interessanti della città. Abbiamo girato tanto a naso all’aria, siamo saliti con un velocissimo ascensore in alto nell’Empire State Building; vedere il monumento dedicato all’attentato alle Torri gemelle mi ha suscitato un’emozione viscerale, da accapponare la pelle. Il nostro albergo era vicino a Central Park: maestosamente sereno e dotato di una luce propria, quasi difficile da descrivere a parole. Infatti nelle mille foto fatte, tutte finite sui social, siamo riusciti ad immortalare tale luce e tali colori da sembrare quasi impossibile dichiarare la totale assenza dell’utilizzo di filtri della fotocamera. Poi Chinatown con i mille negozietti di souvenir. Sì lo ammetto, sono una di quelle persone che riporta a casa piccoli regali ad amici e parenti, fra il disappunto di mio marito soprannominato scherzosamente da me e nostra figlia ‘bancomat’. Non poteva ovviamente mancare, per la mia collezione di calamite, quella della capitale americana.

 Com’è andata con il cibo?

Noi ci adattiamo molto facilmente, anche se alla fine la cucina nostrana ci manca davvero tanto.  Posso dire che in America è tutto ‘Big’ e anche prendere un semplice caffè diventa un impegno arduo, per non parlare dei bibitoni colorati che vengono venduti come succhi di frutta, ma che non ho avuto il coraggio di assaggiare. Molto buona, invece, la carne, soprattutto gli hamburger, ma non quelli dei fast food. Abbiamo mangiato anche in un ristorante italiano, gestito da parenti di nostri amici dove il cibo è stato delizioso. I supermercati sono ‘Big’ anche loro, ogni tanto vi abbiamo comprato cibi cotti.

 Cosa riporta a casa della magia della città?

Ho riscontrato molta gentilezza e spontaneità negli abitanti di questa meravigliosa città, sempre pronti a dare indicazioni stradali o ad indicarci la giusta fermata della metro, vista la sua complicata comprensione, almeno per noi, se non sei del luogo. Una volta capito come funzionava, è stato il nostro mezzo di trasporto preferito, anche se l’ebrezza di fermare un taxi al volo come nei film ce lo siamo tolta! Tante le emozioni che abbiamo vissuto, indimenticabili, difficile da descrivere in poche battute. Girando per la città abbiamo revocato molti ‘passaggi’ di film che ci hanno fatto sognare. Vista la nostra passione per le serie televisive ci siamo concessi un paio di giorni anche a Boston, cornice di ‘Fringe’, la serie di fantascienza che segue le vicende della divisione appunto Fringe dell’Fbi della città.

Voglio però condividere un ultimo pensiero… paradossale lo ammetto. Vale a dire qualunque sia la meta e la motivazione del viaggio che faccio, l’emozione del rientro a casa è sempre enorme! Tornare a casa, nella mia abitazione intendo, mi riempie di una calda sensazione giù nel profondo. Comincia da quando sull’aereo il pilota annuncia la discesa per l’atterraggio e ancora da lassù si vedono le luci della mia amata, meravigliosa città natia: Roma.

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