Monday, March 1, 2021

LE PORTATRICI CARNICHE

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FIORE DI ROCCIA

Di Ilaria Tuti

Ed. Longanesi

Il fondo della copertina di questo romanzo è di un bianco che abbaglia, ma quello che colpisce di più è la figura femminile in primo piano: una donna con un bastone, una gonna lunga e ampia, e sulle spalle una cesta anzi, una gerla. Un’immagine carica di simboli: la gonna per la femminilità, il bastone per la forza e la gerla per la generosità.

Il romanzo di Ilaria Tuti è un inno, un rendere doveroso omaggio a delle donne di cui poco o niente si sa: le portatrici carniche. Delle eroine che durante la prima guerra mondiale hanno salito più volte le montagne della Carnia per portare cibo e affetto ai nostri soldati che quelle cime difendevano dall’invasore.

 

E’ questo che siete.

Fiori aggrappati con tenacia a questa montagna.

Aggrappati al bisogno, sospetto, di tenerci in vita.

 

Lo stile con cui l’autrice ci tiene incollati al dipanarsi della storia, è carico di descrizioni di luoghi e di sentimenti. Una scrittura forte ma delicata come una stella alpina, la cui grazia nasconde un’immensa forza di volontà che l’aiuta a nascere e crescere sulla roccia più dura.

Ogni tanto un capitolo in corsivo, capitoli che aprono e chiudono parentesi; un altro punto di vista, un’altra prospettiva, un’altra epoca.

Fiore di roccia ci parla dello sconfinato amore per la propria terra di gente umile ma dura, segnata dalle privazioni, dal freddo, dalle asperità di un ambiente che ben poco concede.

Tutti gli uomini in forza sono partiti per la guerra, lasciando donne, bambini e vecchi a combattere per la sopravvivenza in mezzo ad una natura tanto bella quanto ostile.

Ma le donne della Carnia sono donne forti, non si spaventano facilmente e non si tirano indietro quando viene chiesto loro di partecipare attivamente al conflitto. Senza indugio si mettono le gerle sulle spalle, le riempiono di cibo, armi e medicinali; con le scarpe di stoffa che si aggrappano alle rocce, intonano canzoni e salgono a portare aiuto e speranza ai soldati. Mentre leggiamo, quasi ci sembra di sentirle quelle donne coraggiose che cantano su per la montagna e che smettono di respirare all’improvviso per paura dei cecchini. Nascosti in montagna ci sono degli assassini, mimetizzati nella natura, che sparano per uccidere, un soldato o una donna di paese; sono gli ordini e loro li eseguono.

Scorriamo pagine intrise di coraggio, amore, guerra, sacrificio e morte, ma quello che alla fine della lettura rimane è un attaccamento fortissimo alla vita; l’autrice lo definisce con una sola parola: Umanità .

 

L’uomo è una creatura così bizzarra, ama e distrugge, riedifica e sopravvive. L’amore è vita, la vita è un vento che non comprende barriere di filo spinato, né fossati profondi quanto mari.

La sua natura è espandersi.

 

SINOSSI

 

Agata e le altre vivono a Timau, insieme ai bambini, ai vecchi e agli infermi; gli uomini sono tutti in guerra. La sua giornata è scandita dall’assistenza al padre morente, dalla cura delle capre, dal tentativo di coltivare un terreno duro e poco generoso. Finchè un giorno, il parroco chiede l’aiuto delle donne per portare rifornimenti di cibo e armi ai soldati asserragliati in cima alla montagna. Da quel momento le donne del paese da spettatrici inermi di un conflitto che miete vite, diventano parte attiva di una guerra che sembra non finire mai e che aggiunge dolore alla loro già faticosa esistenza. Ma le Portatrici, dimostrano una forza e una caparbietà incredibile, loro sono Fiori di roccia.

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