Tuesday, October 16, 2018

Le strade pubbliche come il nostro giardino

By Teresa Faticoni on 27 agosto 2018
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di Luca Catano

Pago le tasse e voglio il servizio! Ognuno di noi almeno una volta ha proferito questa frase che pur non essendo la traduzione di alcun detto latino ha ormai assunto la dignità di vero e proprio brocardo presente nel vocabolario del cittadino modello.  Per carità, è tutto giusto ma facciamo un passo avanti e riflettiamo sulle situazioni che viviamo ogni giorno; a tutti è capitato di camminare per strada e notare cespugli che crescono in prossimità dei marciapiedi o infestano piazzole e giardini. Altrettanto frequente è la domanda che viene rivolta agli operatori del verde pubblico che riguarda l’eliminazione di tanta flora rigogliosa ed anche qui l’italica saggezza raggiunge le sue vette più alte tra spiegazioni riguardanti la competenza su un determinato tratto di strada, ovvero i conflitti territoriali tra vari Enti che magari gestiscono vari pezzi del medesimo comprensorio, per finire con il sempreverde: “signò, qua semo pochi e il collega non si sente neppure tanto bene” . Che fare allora ? Ciò che viene messo in atto da tante persone, ogni giorno, in presenza delle medesime condizioni che sono state appena descritte ossia armarsi di una zappetta, scopa,  guanti, sacco per i rifiuti e ripulire il sito da  tutto ciò che lo deturpa o lo rende non adeguato all’uso cui è destinato.

Qui allora entra in gioco quello che  può considerarsi il lato più pragmatico e condivisibile dell’approccio che si dovrebbe avere nei confronti della “cosa pubblica” ossia considerarla come patrimonio che appartiene a ognuno  e non un bene che nasce orfano sin dal momento della sua nascita.  Inseriamo pure in questo discorso un rilievo  benevolmente utilitaristico, ossia che nell’adoperare alla cosa pubblica la stessa cura che si avrebbe per i beni propri si raggiungono molteplici obiettivi, ossia da una parte sarà evidente l’accuratezza con cui viene portata a termine l’operazione di pulizia e dall’altra sarà massima  la soddisfazione per aver restituito dignità a luoghi lasciati nell’incuria e che nella maggior parte dei casi sono legati ai ricordi più felici della propria vita.

Ci viene in mente solo un’ultima riflessione che poi tanto scontata non è: si può fare tutto questo nei fatti? Si va incontro a multe, sanzioni, denunce? Al netto del fatto che stiamo parlando di operazioni che vanno a migliorare lo stato dei luoghi (questo però non è un’argomentazione valida), si deve trovare  il contesto normativo dove recuperare la fattispecie  che con qualche nota di colore è stata appena descritta, aggiungendo anche delle informazioni che sicuramente non lasceranno  indifferente chi legge il testo della norma.

Vediamo allora qualche norma che fa al caso nostro come l’articolo 24 della  Legge 164/2014 che c’informa su diversi aspetti estremamente utili ai nostri fini,  ossia che i Comuni possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché  individuati in relazione al territorio da riqualificare. Questi  interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano e, qui la vera notizia,  i Comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere. […] ; poi un’occhiata all’onnipresente Codice della Strada che all’articolo 15 comma 1 lettera F dispone che è vietato depositare rifiuti o materie di qualsiasi specie, insudiciare e imbrattare comunque la strada e le sue pertinenze” , per concludere che motivi plausibili per non armarsi di zappetta, scopa,  guanti, sacco per i rifiuti non ce ne sono, rimanendo bene inteso che noi le tasse le paghiamo, comunque…

 

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