Monday, July 15, 2019
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  • Percorsi dell’identità digitale: l’evoluzione dei social network

La lenta ed inesorabile evoluzione dei social network sembra aver raggiunto il suo picco massimo con i giganti Facebook e Twitter; tuttavia la storia delle relazioni sociali mediante l’utilizzo di reti telematiche è una realtà che ha impiegato decenni per diffondersi e sdoganare il luogo comune che la voleva alla portata esclusiva degli “smanettoni tecnologici”.

Social Network

Social Network

La comunicazione è alla base dell’idea che portò i primi ricercatori a creare una rete tra diversi computer, differente dai sistemi di comunicazione dell’epoca (siamo nel 1969, e l’ipotesi di un attacco nucleare rende necessario un sistema meno vulnerabile e più efficiente), in grado di trasmettere informazioni differenti a grandi distanze. Internet nasce con il patrocinio del dipartimento della difesa degli Stati Uniti, ma si sviluppa grazie alle università: i ricercatori hanno finalmente un modo veloce ed estremamente comodo per confrontare il proprio lavoro.

Dobbiamo balzare avanti fino al 1988 per assistere alla nascita del primo IRC (Internet Relay Chat), ossia il primo sistema di comunicazione fra due o più utenti, che aprirà la strada a mIRC, ossia il primo client a sviluppare una certa popolarità fra i possessori di personal computer; siamo nel 1995 ed il pc non è più appannaggio dei soli esperti: la possibilità di comunicare con persone a distanze considerevoli viene arricchita da un sistema mediante il quale è possibile conoscere persone con interessi comuni, separate da migliaia di chilometri di distanza. In una celebre battuta di qualche anno fa il comico Corrado Guzzanti si chiedeva cosa dovessero dirsi lui e un aborigeno: la risposta sono i “canali” di mIRC, ossia chat fra gruppi di diversi utenti accomunati dalla voglia di scambiarsi informazioni o semplicemente chiacchierare riguardo un determinato argomento.

Un sistema simile ma allo stesso tempo diverso è rappresentato dai cosiddetti forum: comunità virtuali di utenti che si scrivono, condividendo una passione, pur non conversando in tempo reale. La capacità di presentare se stessi in una luce del tutto nuova a persone sconosciute, scegliendo un’immagine che ci rappresenta (i primi avatar), una frase ed in generale un atteggiamento nei loro confronti, che può essere finalmente differente da quello assunto nei contesti relazionali della cosiddetta “vita reale”, apre un modo nuovo di ripensare a se stessi. Trasmettere determinate caratteristiche della propria personalità, recitarne altre, grazie alla non-località della comunicazione, e stabilire come si sceglie di apparire, diventa un gioco intrigante per i primi internauti.

mIRC

Interfaccia mIRC

Protetti dietro l’anonimato del nickname, hanno la possibilità di riprogettare la propria vita, attraverso la scelta più o meno consapevole del loro avatar: è come avere un guardaroba illimitato che ci permette di cambiare non solo i vestiti, ma qualunque aspetto riguardante la relazione con le altre persone. E’ un fenomeno in primis autoreferenziale, che mette di fronte ai propri limiti, desideri, aspettative: riprogettare telematicamente la propria identità, oltre a costituire un divertente passatempo, rappresenta un modo per riflettere sulla propria vita, ed al contempo un processo di catarsi. La celebre affermazione di Sartre “L’inferno sono gli altri” viene mitigata dalla possibilità di emulare quelle caratteristiche degli altri che vorremmo fossero nostre: non si è più condannati ad essere se stessi, prigionieri della propria identità, inserita in una rigida struttura di rapporti sociali. ll tuo aspetto attuale è quello che noi chiamiamo “immagine residua di sé”, la proiezione mentale del tuo io digitale. (Morpheus, dal film Matrix)

Una trasformazione dei rapporti interpersonali di questo tipo deve ancora essere metabolizzata a livello socioculturale, e le conseguenze si vedranno a lungo termine, tuttavia è il necessario prezzo da pagare per saziare gli appetiti di comunicazione ed autorappresentazione che ci identificano. La creazione di identità multiple non è, ovviamente, un fenomeno che avviene solo grazie alla rete (basti pensare ad un impiegato d’ufficio che la sera si “trasforma” per andare ad un concerto rock), tuttavia essa moltiplica in maniera esponenziale la creazione degli “Io digitali”, che utilizziamo per rimanere connessi: i cosiddetti account. L’evoluzione dei social network è un fenomeno che ha costretto gli utenti a creare differenti profili, condividendo diverse informazioni riguardo se stessi, anche in base agli ambiti ed alle modalità di comunicazione. Se in un primo momento assistiamo alla distinzione tra chat e forum, col passare del tempo vengono a crearsi altre piattaforme che privilegiano contenuti differenti: i blog, diari multimediali che spaziano da stralci di pensieri e riflessioni intime a pagine web dove riportare notizie ed informazioni riguardanti settori specifici (un blog di recensioni cinematografiche, o di cucina, ad esempio); Skype, ossia

l’evoluzione della messaggistica istantanea, che ripropone la conversazione a voce implementata dalle immagini video (con diversi supporti che la sostituiscono tout court alla telefonia tradizionale); Myspace, pensato per la musica ma divenuto un formato diverso di blog; Youtube, forse il più riuscito fra i social network quanto a longevità, anche se in questo caso non c’è bisogno di possedere un account o condividere informazioni per usufruirne (ma grazie ai moderni smartphone sempre più persone decidono di condividere in video momenti della loro vita privata); Msn Messenger (ormai inglobato da Skype), con una chat di contatti in grado di scegliere se rendersi o meno visibili per avviare una conversazione.

L’idea comune dietro ai più popolari social network era proprio la possibilità di costruirsi un identità, a cominciare dal nickname, e condividere solo le informazioni scelte accuratamente, che rappresentassero ad una selezionata cerchia di utenti  l’immagine che si voleva dare agli altri. Anche i siti di incontri o per appuntamenti condividevano in parte una gestione dei contenuti di questo tipo: si caricavano foto, si sceglieva un nick (che continuava a garantire l’anonimato in caso di incontri indesiderati) e ci si descriveva in maniera più o meno veritiera (cercando di utilizzare tutti gli accorgimenti per “vendersi” in maniera appetibile ai potenziali partner, ed arrivare poi alla prova dell’incontro “reale”).

Facebook rappresenta l’implosione di questa evoluzione dell’autorappresentazione

Facebook

Facebook

digitale: nato come sito per facilitare la comunicazione tra gli studenti dell’università di Harvard, fa dell’onestà il suo cavallo di battaglia. Si utilizza generalmente il proprio nome e cognome ed una foto della persona (più o meno aderente alla realtà, ma comunque simile al concetto di “fototessera”), si condividono informazioni riguardo i propri studi, il proprio lavoro, la città di nascita e di residenza: per i più paranoici questo rappresenta una schedatura globale; da un punto di vista più oggettivo è, semplicemente, un sistema che funziona nel migliore dei modi per incontrare e mettersi in comunicazione digitalmente con i propri conoscenti e fare nuove amicizie. Uno dei motivi per cui facebook prende piede è proprio la possibilità di rincontrare compagni di scuola o amici di infanzia, non più celati da un nickname fantasioso ma finalmente riconoscibili in foto. La creazione di una rete di conoscenze formata da persone più o meno intime fomenta la voglia di condividere i contenuti, sia per metterli a disposizione degli altri, sia per ricercare, in maniera più o meno cosciente, la loro approvazione. Nella maggior parte dei casi è un sistema di condivisione molto più istantaneo rispetto ai predecessori, aggiornato continuamente proprio per la semplicità con cui si condividono i contenuti: scrivere un post in un blog richiedeva tempo e voglia, aggiornare il proprio stato su facebook è tanto veloce quanto effimero. Si possono sempre scegliere quanti e quali dettagli fornire riguardo la propria vita, ma è uso comune filtrare molto meno rispetto a prima. Ovviamente esistono delle eccezioni, profili falsi e nomi di fantasia; ma è innegabile nella maggior parte degli utenti il disvelamento del velo che costituiva l’“io digitale”, oltre alla voglia di presentarsi agli altri, nell’affannosa ricerca del giusto mezzo fra “essere” ed “apparire”. La diffusione capillare di questa nuova modalità di auto-rappresentarsi ha fatto sì che anche persone di una certa età, fino a quel momento completamente disinteressate dalla comunicazione digitale, si buttassero nel (mi si passi l’espressione) “pollaio telematico” del web 2.0.

E’ ancora troppo presto per trarre conclusioni o fare bilanci (ed il discorso diventerebbe troppo lungo) ma vi invito a riflettere sul rapporto che intercorre fra voi ed il vostro io digitale, com’è cambiato e maturato nel corso del tempo, e se ritenete che l’immagine che date di voi stessi sia il più possibile aderente alla realtà che vivete o che piuttosto vorreste vivere.

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