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Nessuno può crescere solo

Avatar By Redazione on 6 Febbraio 2014
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Il 3 febbraio 2014 si è tenuta, presso la Biblioteca Comunale di Pomezia, la conferenza di lancio del Progetto “Nessuno può crescere solo”, seconda parte del progetto “Pro Child”, per promuovere il diritto dei bambini e degli adolescenti a crescere all’interno delle loro famiglie e ad essere inseriti nelle loro comunità locali, sia in Italia che in Romania.

 All’evento, patrocinato dal Comune di Pomezia e dall’Ambasciata Romena in Italia e finanziato con il contributo dell’otto per mille della Chiesa Valdese, hanno partecipato l’associazione Spirit Romanesc, capofila del progetto, l’associazione Interculturando Roma, l’associazione MakeNoise, il rappresentante dell’Ambasciata rumena in Italia Laviniu Enni, la responsabile dei Servizi Sociali di Pomezia Ambra Camilli e la vice sindaco Elisabetta Serra.

 L’obiettivo della conferenza “Nessuno può crescere solo”, ha spiegato Daniela Hondrea, responsabile del progetto sul territorio, è quello di portare alla conoscenza dell’opinione pubblica il problema degli “abbandoni bianchi” e delle conseguenti difficoltà legate alla separazione madre-figlio dal punto di vista delle donne che sono costrette, per motivi economici, a lasciare i propri figli nel paese d’origine e vivere da lontano la loro crescita ed educazione.

Una vera e propria campagna di visibilità che ha lo scopo di aumentare la consapevolezza del diritto di bambini e adolescenti a crescere all’interno delle proprie famiglie e di sensibilizzare sui temi del razzismo e dell’intolleranza contro le famiglie emigrate dalla Romania all’Italia.

 Le aree individuate sul nostro territorio sono Pomezia, Torvaianica, Genzano e Lanuvio, con interventi a favore dei bambini e delle loro famiglie tramite un’attività di informazione e sensibilizzazione rivolta all’opinione pubblica, sia nelle scuole che nel territorio, capace di coinvolgere genitori, studenti e comunità locali per contrastare l’intolleranza nei confronti delle famiglie immigrate.

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 Sulle problematiche inerenti all’integrazione sul territorio di Pomezia è intervenuta Ambra Camilli, referente area Servizi Sociali, che ha sottolineato come la nostra città, configurandosi Hinterland di Roma, sia un’area di rilevanza per quanto riguarda l’immigrazione e di conseguenza ci sia una forte necessità di operare per la tutela dei minori, sia tramite indagini socio-familiari in sinergia con le autorità giudiziarie e il Tribunale dei minori, sia tramite le rogatorie internazionali che consentono una verifica delle condizioni di vita di quei genitori che hanno chiesto il ricongiungimento con i figli lasciati nel paese di origine.

Alla conferenza è intervenuta anche la dott.ssa Cinzia Sabatini presidente dell’associazione Interculturando Roma che ha ribadito l’importanza di una formazione specifica all’intercultura dei diversi operatori che operano a favore dell’ integrazione per permettere il passaggio da una società multietnica ad una società interculturale.

Il progetto “Nessuno può crescere solo”, nella realtà di Pomezia, troverà la sua attuazione tramite un corso di formazione di animatori che potranno così lavorare in campo sociale nel territorio anche grazie all’apertura, in via sperimentale, da parte del Comune di uno sportello d’ascolto e di sostegno ai migranti.

La vicesindaco Elisabetta Serra ha ribadito l’impegno da parte dell’Amministrazione comunale nel voler sostenere i progetti a favore dell’integrazione e la volontà affinché “Nessuno può crescere solo” abbia la più ampia partecipazione sia nelle scuole che nel territorio, mettendo a disposizione tutti gli strumenti necessari per il buon fine del progetto.

Durante la conferenza è stato proiettato il cortometraggio “Torna da me” realizzato dall’associazione culturale MakeNoise, che racconta la storia degli abbandoni bianchi dal punto di vista di una donna e madre migrante arrivata in Italia dalla Romania per lavorare.

La storia rispecchia la situazione di tutte quelle donne e madri che lasciano la propria terra di origine per migliorare, tramite il lavoro, le condizioni economiche della propria famiglia e pone l’accento sulle difficoltà psicologiche e sociali che queste donne affrontano e sulle conseguenze provocate dalla loro partenza: da un lato il processo non sempre facile di integrazione nel paese di arrivo e dall’altro l’assenza nei percorsi di crescita dei figli.

 Un progetto d’integrazione fortemente voluto dall’associazione Spirit Romanesc da estendere nel territorio di Pomezia dove i cittadini romeni sono più di 4000.

Dana Mihalache, presidente dell’associazione ha dichiarato che “lo scopo degli interventi nella città di Pomezia è l’integrazione tra italiani e romeni, che presuppone la volontà rispettivamente di accogliere e di introdursi nella nuova società per una convivenza ed una comprensione tra le culture diverse quale presupposto indispensabile per lo sviluppo sociale, culturale e anche economico di tutti”.

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