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Moustache Cup o Le tazze coi baffi

By Stefania Piumarta on 17 Novembre 2021
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Moustache Cup o Le tazze coi baffi

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Per evitare baffi spettinati

 

Nel mio viaggio infinito nel mondo dei libri mi capita sempre più di sovente di fare delle soste seguendo i consigli indicatomi dai libri stessi.

Ero immersa nella lettura del romanzo postumo Julie di Don Robertson edito da Nutrimenti, quando in una frase leggo per la prima volta il termine moustache cup con una postilla in fondo alla pagina che riporta:

Moustache Cup. Oggetto in voga in epoca vittoriana, la “tazza coi baffi” permetteva agli uomini di non far sciogliere col calore la cera che veniva utilizzata per tenere fermi i baffi durante il sacro rito del tè delle cinque. La coppa aveva una fascia a mezzaluna in corrispondenza della parte superiore della bocca. In questo modo, non si sarebbe corso il rischio di rovinare la composizione del barbiere.

Non completamente soddisfatta dalla pur esaustiva definizione inserita dagli editori di Nutrimenti, mi sono messa alla ricerca del come e del perché sia nata l’esigenza di creare una tazza coi baffi.

 

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Pare che tutto abbia avuto inizio durante fase del colonialismo britannico in India. I militari dell’esercito inglese, sempre tutti rasati e con capelli rigorosamente corti, iniziarono a emulare gli uomini locali affascinati da quel loro aspetto virile così da macho.

Purtroppo, per prendersene cura e avere baffi perfetti, era necessario tenerli in piega con l’applicazione di cera così da lasciare i baffi irrigiditi e sempre in posizione garantendo loro che non fossero mai spettinati, almeno fino all’appuntamento delle cinque con l’ora del tè!

Eh già! Alle cinque il tè bevuto bollente rovinava tutti gli sforzi di bellezza a cui si erano sottoposti lasciando i poveri malcapitati nella brutta e esilarante situazione di vedersi colare i baffi ai lati delle guance. Di certo una spiacevolissima situazione per la quale trovò una brillante soluzione un vasaio britannico, tal Harvey Adams.

Nel 1870 brevettò e mise sul mercato la moustache cup con tanto di piattino abbinato. L’idea ebbe così tanta fortuna da oltrepassare la Manica, diventare di gran moda in Europa e arrivare fino agli Stati Uniti tanto che, nel giro di una decina di anni, l’ingegnoso Adams riuscì ad andarsene in pensione.

Inutile dire che la vita delle moustache cup seguì pari pari la moda dei baffi ma soprattutto sopraggiunse la prima guerra mondiale durante la quale si ritenne molto più importante la cura e la salute degli uomini in trincea. Era difficile assicurare loro un perfetto sigillo delle maschere antigas così si preferì di gran lunga tornare a rasarsi con regolarità dicendo addio ai tanto amati baffi e a la mania delle tazze con i baffi scomparve.

Successivamente la moda dei baffi tornò tra gli uomini, ma non quella delle moustache cup per la quale ne resta testimonianza solo nei musei e tra i tantissimi collezionisti in tutte le parti del mondo.

 

 

Curiosità in altri libri

Ho scoperto su Wikipedia che risulta si parli di moustache cup almeno in due testi:

Nell’Ulisse di James Joyce, dove Leopold Bloom beve il suo tè da una tazza coi baffi che ha ricevuto da sua figlia Milly per il tuo compleanno e nel capitolo 9 di Via col vento di Margaret Mitchell, dove Scarlett O’Hara pensa alle tazze coi baffi che ha realizzato per il bazar.

Ora sappiamo che appare anche a pag. 49 di Julie di Don Roberton dove la madre di Julie per dichiarare quanto sia antiquato Gil Mosby gli chiese “se per caso non voleva che uscisse a comprargli una di quelle tazze coi baffi o forse degli elastici per regolare la lunghezza delle maniche della camicia.”

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