Thursday, October 1, 2020

Non buttiamoci giù di Nick Hornby

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Lo spirito ironico di Nick Hornby: inno alla vita e all’amicizia

 

Metti quattro sconosciuti agli antipodi per carattere e vissuto personale sul tetto di un grattacielo nel cuore di Londra la notte di Capodanno. Metti che il grattacielo si chiami la Casa dei Suicidi e subito si profila palese l’intento di Non buttiamoci giù dello scrittore inglese Nick Hornby, ma non è così.

Il romanzo, pubblicato nel 2005, ha uno stile colloquiale e semplice con frammenti di ironia che rendono piacevole la lettura sebbene tratti di un tema forte come la depressione e la volontà di suicidarsi.

I personaggi sono Martin, un ex-conduttore televisivo che si è rovinato la carriera lasciandosi sedurre da una minorenne; Maureen una dolcissima donna che ha dedicato tutta la sua vita a curare l’ unico figlio disabile; Jess, figlia del vice Ministro dell’Educazione che usa un linguaggio sboccato ed è follemente innamorata di un ragazzo che non ricambia il suo amore; e infine JJ, americano con il rock e la musica nel sangue costretto a consegnare pizze per sbarcare il lunario e innamorato folle della sua ragazza.

Quattro anime così diverse che il destino unisce nello stesso luogo alla stessa ora trasformando ciascuno di loro nella spalla e nel sostegno dell’altro. E così, la notte che doveva trasformarsi nel giorno della loro morte, diventa la notte per cui si regalano un’altra possibilità per scoprire che cosa la vita abbia in serbo per loro.

La struttura del romanzo è articolata in svariati capitolo ciascuno dei quali affidato alla voce narrante di uno dei protagonisti. In questo modo diventa semplice entrare in sintonia con i personaggi, capire il loro punta di vista e sostenere, per quanto possibile, il loro desiderio di farla finita, di smettere di vivere.

Ma ci vuole più coraggio a vivere che a suicidarsi e allora ecco che i quattro protagonisti iniziano con il rinunciare al suicidio la notte di Capodanno e posticipare il tutto al giorno di San Valentino, esattamente il giorno in cui tutti coloro che non si sentono amati provano quella voragine di solitudine incolmabile che, dovrebbe, dar loro la forza di fare il grande gesto.

Il ritmo del romanzo è così ben strutturato che le pagine volano via con facilità e sebbene il tema centrale non sia così facile da trattare, il linguaggio semplice avvicina al significato che ho percepito; perché il cambiamento fa paura ma è necessario per andare avanti nella vita, che è importante accettarsi per ciò che siamo con i nostri limiti e che aprirsi agli altri, uscire dal proprio guscio e incontrare l’altro, è il modo più efficace per affrontare la vita che scorre via.

[…] È soltanto la vita. Una persona ne incontra un’altra, e quella persona lì vuole qualcosa; e il risultato è che le cose succedono. O a metterla in un altro modo: se uno non esce mai e non incontra nessuno, allora non succede nulla. Cosa potrebbe succedere?

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