Thursday, June 4, 2020

Fase 2: responsabilità civile

Avatar By Stefania Piumarta on 3 Maggio 2020
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Fase 2: responsabilità civile

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Per quanto la fase 1 ci abbia trovati impreparati visto che a memoria d’uomo nessuno di noi aveva mai vissuto un periodo di isolamento sociale così duro e duraturo, noi italiani abbiamo trovato la forza di rispondere compatti restando buoni buoni ciascuno nella propria casa pur di combattere uniti la pandemia del Covid-19.

 

Siamo stati bravi, è vero. Da tutto il mondo ci hanno guardato con ammirazione ma, in fondo, non è stato così difficile: dovevamo solo restare chiusi in casa. Ci siamo incoraggiati ricordando l’ultima guerra mondiale e consolandoci nel capire che, invece di mandarci in prima linea, a noi veniva solo chiesto di combattere seduti sui nostri divani, leggendo un libro o guardandoci l’ennesima serie televisiva, imparando a preparare il pane o mettendo ordine nei cassetti di casa.

E noi italiani lo abbiamo fatto. Abbiamo obbedito ad un ordine e per farci forza siamo anche usciti fuori dalle nostre finestre e dai nostri balconi per cantare l’inno nazionale contaminandoci l’un l’altro gridando che tutto sarebbe andato bene. Abbiamo applaudito a chi tornava vincitore dalla terapia intensiva e abbiamo inneggiato agli eroi di medici e infermieri. Abbiamo pianto ogni sera l’elenco dei caduti come fossero parte di noi. Siamo stati bravi: abbiamo coraggiosamente vissuto ogni singolo giorno della Fase 1 della pandemia restando, semplicemente, a casa.

 

Ma ora tutto cambia. Stiamo entrando nella Fase 2 e non abbiamo più l’obbligo di restare chiusi in casa. Il nuovo decreto ministeriale porterà milioni di lavoratori di nuovo al lavoro, vedremo attività commerciali in dilazionata apertura, potremo tornare a fare una passeggiata e a incontrare i nostri congiunti. E questa è la fase più difficile da attuare perché è il momento di dimostrare davvero la forza del popolo italiano.

Ora sta a noi tutti, singolarmente e come nazione, prendere atto di quanto abbiamo imparato in oltre 60 giorni di isolamento sociale e nutrirci di una grande responsabilità civile

 

Perché deve essere la responsabilità civile e un profondo senso di civiltà, a farci mantenere le distanze minime prescritte, a uscire sempre con guanti e mascherina, a non organizzare grandi riunioni di famiglia, a fare una passeggiata senza creare assembramenti, a prendere i mezzi pubblici se non strettamente necessario, a concederci piccoli e brevi boccate d’aria nel rispetto di chi è a più rischio di noi, a non alzare la voce perché questo silenzio, questa bellezza che abbiamo vissuto ci ha reso davvero migliori e non dobbiamo rovinare tutto esultando alla vittoria prima del tempo.

Ora è il momento di dimostrare quanto siamo stati bravi a vincere la pandemia del secolo.

Immagine in evidenza opera di Georges Seurat, Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte (1883-85)

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