Saturday, October 19, 2019

Crisi ad alta velocità

Avatar By Santo Fabiano on 9 Agosto 2019
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È probabile che sia una coincidenza che il Governo cada proprio a seguito dell’approvazione del TAV. Ed è singolare che a proporne la fine non sia il partito sconfitto in quella votazione, dopo averla richiesta, ma invece quello che ha incassato, per ben tre volte, il consenso alla realizzazione dell’opera, grazie a una singolare maggioranza di ben 181 senatori che hanno votato compatti qualsiasi mozione che non rappresentasse un rischio per il TAV.

Peraltro, chi ha avuto l’occasione di ascoltare il dibattito in aula, si sarà accorto che negli interventi dei parlamentari non si è mai fatto cenno all’opera all’oggetto della votazione. Non si è trattato dei vantaggi che deriverebbero dalla realizzazione dell’opera che da oltre vent’anni divide gli italiani, con la sinistra più radicale dalla parte del no. Non si è trattato dei benefici per il Paese, fatta eccezione di slogan, senza alcun riferimento concreto.

Viene il sospetto che il TAV non sia il vero tema del dibattito o persino, se si è maliziosi, che una volta assicurata la prosecuzione dei lavori a maggioranza assoluta, si sia ritenuto ormai raggiunto un traguardo sul quale grava il sospetto di ingenti interessi economici. Non per il Paese, ma per qualche cordata che ha saputo trovare gli argomenti convincenti e “irresistibili” che hanno messo d’accordo fascisti e antifascisti, sovranisti e caritatevoli, autonomisti e nazionalisti, ecc.

Il Paese e gli interessi degli italiani non sono proprio tra le maggiori attenzioni dei nostri politici attuali. Basti pensare che, in un panorama come quello attuale, in cui tutti i partiti sono spaccati, il Paese non avrà mai alcun vantaggio di una nuova tornata elettorale che produrrebbe una frammentazione cosi articolata da richiedere, inevitabilmente, una nuova coalizione “contro natura”.

Ed è singolare che, una volta appresa la notizia della crisi, esultino il PD (che probabilmente perderà buona parte degli attuali parlamentari per la migrazione in un nuovo partito), Forza Italia (che ha appena perduto i suoi nuovissimi coordinatori a vantaggio di un altro nuovo partito), Fratelli d’Italia (che conta di governare accodandosi alla Lega) e Salvini, come se tutti potessero avere la maggioranza. A meno che non intendano, tutti questi, di potere governare insieme.

Gli unici a non esultare sono i “cinque stelle”, come se la tenuta del Paese fosse un affare che riguarda soltanto loro.

Ma c’è una vasta area del Paese che non esulta perchè si rifiuta di riconoscersi, sia nei giochi di Salvini, sia nel gioco d’azzardo di Zingaretti, sia nell’attendismo gregario della Meloni. C’è una vasta parte del Paese che appare allibito e confuso per avere assistito al più basso livello dell’espressione politica. Basti pensare che nessuno dei partiti che adesso esulta per la crisi ha un programma che lo identifichi, fatta eccezione per l’astinenza dal potere e il corrispondente desiderio di tornare nel palazzo a qualunque costo. E per questo non serve un programma.

Il tema che accomuna tutti i partiti, infatti, è l’assalto al palazzo e soprattutto la cacciata della forza politica storicamente più odiata, in assoluto, da tutto il sistema politico, tanto da definirla “antipolitica”.

In tutto questo panorama caratterizzato dall’esultanza per la fine del Governo, si distingue il premier Conte che riesce a presentarsi con un discorso pacato e finalizzato alla presa di responsabilità. Che certamente non servirà a riportare gli animi verso più miti consigli.

Ormai la guerra è dichiarata e, da quanto appare, come dimostra il voto di ieri, ha un solo nemico che accomuna PD. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia: il Movimento cinque stelle.

“Bisogna salvare il Paese” afferma il leader del PD (quello dei due che non è toscano), come se tutti i problemi dell’Italia derivassero dall’ultimo anno e da quest’ultimo governo. “Non si può dire no a tutto”, brandisce il nuovo Matteo, convinto come questa espressione di avere “asfaltato” (espressione del Matteo precedente) ogni resistenza, anche di natura etica, rispetto a qualsiasi progetto suo e dei suoi amici.

La giornata di oggi racconta in modo lampante il nostro Paese e fornisce spunti utili a chi vuole svegliarsi e accorgersi di ciò che sta accadendo. Se qualcuno ha voglia di capire e vedere ciò che muove il nostro Paese e dove risiedono i veri problemi, ha una buona occasione per farlo.

Finisce qui, dunque, la vita di un Governo scalcinato, raccogliticcio e senza una vera direzione, espressione di un popolo confuso e disorientato.
Probabilmente nessuno poteva riconoscervisi pienamente. 
Un Governo nato male, nell’illusione di consumare una vendetta verso personaggi del passato, emerso da un clima ostile e polemico che ha prodotto nuove ostilità e polemiche, oltre che improvvisazione e dubbia progettualità.
Ma era un Governo nato così, nel disaccordo tra due forze opposte, per la indisponibilità e il dispetto di chi ha sperato nell’insuccesso e oggi si sente vincitore, anche se il Paese é a brandelli, come gli stessi partiti di opposizione.
Sono certo che le persone di buon senso, quelle che non si appassionano alle urla delle tifoserie partigiane, che non si riconoscono nelle risse da osteria tra le posizioni di partito e che vorrebbero un Paese migliore, hanno sperato che riuscisse ”comunque” a portarci fuori dal guado e dalla situazione drammatica in cui si trova la Nazione, ormai da diversi anni.
Adesso le speranze lasceranno il posto alle urla, ai sondaggi, alle competizioni e tutti si presenteranno come politici nuovi di zecca, salvatori della Patria e risolutori dei problemi del Paese, anche se avranno lo stesso volto di chi ci ha condotti nel livello di povertà, indebitamento e corruzione, mai visto nella nostra storia.
Ciascuno, con il candore di un culetto di bimbo, fresco di borotalco, si proporrà come la persona giusta per risolvere i problemi creati tutti nell’ultimo anno o peggio, come il liberatore che non conosce ostacoli, perché “non si può dire no a tutto” proiettandoci nel vortice dove tutto si può fare e i valori umani sono solo un retaggio antico di chi vuole ostacolare il benessere del popolo.
C’é chi brinda! Buon per loro
Io, nel mio piccolo, sono davvero preoccupato e mi auguro che con questo Governo non finiscano anche le speranze di cambiamento.

Santo Fabiano

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Santo Fabiano

formatore sui temi della "ecologia relazionale" negli ambiti di lavoro e analista di organizzazione, dopo una lunga esperienza come dirigente nelle pubbliche amministrazione, manager pubblico e city manager, si occupa adesso, in prevalenza di valutazione delle prestazioni e del monitoraggio dell'attività amministrativa e della prevenzione della corruzione nelle pubbliche amministrazioni. Collabora con riviste specialistiche sui temi del management pubblico e coordina il portale www.governolocale.net e il proprio www.santofabiano.it. Soltanto a pochi confida di gestire un proprio blog e collaborare con il portale di informazione www.terzobinario.it

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