Sunday, December 16, 2018

Il catechismo finanziario e il “pensiero unico”

By Santo Fabiano on 1 ottobre 2018
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Mi ha messo sempre paura la gente che pretende di avere compreso ogni cosa, di avere il punto di vista ideale e di arrivare alla soluzione migliore, a tal punto che ogni altro pensiero diverso è inutile o persino ostile. E’ proprio vero che (con tutto il rispetto per chi possa risentirsi) gli imbecilli sono pieni di certezze, mentre i saggi sono pieni di dubbi. E si fanno domande e usano la memoria e soprattutto non sentono il bisogno di “parteggiare”, ma solo di capire.
E mi allarma di più quando le presunzioni individuali assurgono a “pensiero unico” che, come nelle dittature, isola e ostracizza chi non si allinea.
Non c’è nulla di nuovo. Lo aveva raccontato bene anche Orwell, immaginando un mondo in cui esisteva “il ministero della verità”. Lui lo immaginava come istituzione di uno Stato, perchè a quel tempo c’erano ancora i confini, le monete, i popoli e gli stati. Adesso, nel mondo liquido e trasversale, in cui le uniche istituzioni che contano sono le banche e le quattro agenzie (proprio quattro di numero) che decidono il gradimento delle politiche degli stati, quello che per Orwell era il Ministero della verità, potrebbe benissimo essere una semplice agenzia o un’organizzazione internazionale o un gruppo di persone eleganti e dalle maniere gentili che decidono per tutti ciò che è bene e ciò che è male… sulla base dei propri interessi. E poiché (come insegnava lo stesso Orwell) le persone hanno il vizio di usare la memoria, di ricordare e farsi domande, là dove si conta si è deciso che ricordare non serve e chi lo fa, mostra risentimento: bisogna guardare avanti, al futuro e non indietro.
C’è una ragione, molto semplice: la storia è sotto gli occhi di tutti e può fare scaturire domande e dubbi. Il futuro, invece, ce lo raccontano loro, sotto forma di indicatori, grafici, teorie analitiche, alle quali bisogna credere come atto di fede.
Chi si dissocia è un eretico sociale e chi non ci crede è un attentatore della pace sociale.
A pensarci bene, un modello confessionale così strutturato che supera quello della Chiesa cattolica dei tempi dell’inquisizione.
Quindi, come in un nuovo catechismo (ma senza possibilità di avere un Dio al di sopra, a cui potersi rivolgerei) tutti dobbiamo omologare i nostri pensieri: soddisfare gli indici di borsa, appagare gli investitori e rassicurare i “mercati” (che poi, si scrive mercati, ma si legge mercanti). E magari, c’è da sperare, che un giorno qualcuno si accorga che il “mercato”, com’è inteso oggi è il contesto meno democratico che esista.
In poche parole, la nostra evoluzione e tutte le rivoluzioni ci hanno portati a sentirci “moderni e attuali” se siamo allineati, fino nel profondo, con le profezie degli esperti che dettano le istruzioni al mondo intero.
Che poi, avendo il senso della democrazia e non volendo apparire aggressivi, gli esperti ci consentono anche di svolgere liberamente le elezioni, ma… a condizione che i programmi li dettino loro.
E’ come stare alla giostra: scegli la macchinina che ti piace, ti siedi comodamente e ti lasci portare. Ti viene anche consentito di metterti al volante che… però gira a vuoto, ma per chi guarda da fuori, sembra che stai alla guida di qualcosa.
Così indebitarsi è lecito, anzi necessario, se serve a finanziare le banche o i privilegi, ma è grave se ha lo scopo di distribuire risorse ai meno abbienti. E per lo stesso ragionamento risulta ingiusto e pericoloso finanziare i più poveri perché cosi sarebbero disinvogliati a cercare lavoro, mentre sembra lecito ed etico, dopo le truffe miliardarie, finanziare, non le persone truffate, ma gli stessi istituti che hanno messo in atto i raggiri, peraltro, senza assicurare alla giustizia gli autori del raggiro.
Insomma, l’etica lascia il posto alla morale. E sono mercanti e banchieri, con i loro indicatori, a stabilire ciò che è moralmente utile e ciò che non lo è.
Ciò che sorprende, non è la loro ingordigia e il loro tentativo di moltiplicare i profitti, ma la diffusa sottomissione anche ideologica, di molti, da destra a sinistra, tutti trasversalmente d’accordo sotto la stessa bandiera del “catechismo del pensiero unico”
Santo Fabiano
Santo Fabiano

formatore sui temi della "ecologia relazionale" negli ambiti di lavoro e analista di organizzazione, dopo una lunga esperienza come dirigente nelle pubbliche amministrazione, manager pubblico e city manager, si occupa adesso, in prevalenza di valutazione delle prestazioni e del monitoraggio dell'attività amministrativa e della prevenzione della corruzione nelle pubbliche amministrazioni. Collabora con riviste specialistiche sui temi del management pubblico e coordina il portale www.governolocale.net e il proprio www.santofabiano.it. Soltanto a pochi confida di gestire un proprio blog e collaborare con il portale di informazione www.terzobinario.it

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