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Il Vincente

By Redazione on 8 settembre 2016
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Il Vincente - Locandina lowIl gioco e l’azzardo di una vita a perdere

L’esordio da regista di Luca Magri è ambizioso. Non è un enfant prodige, ha l’età della maturità e questa sua esperienza di vita è probabilmente la molla che lo ha spinto a raccontare una storia che solo all’apparenza è una storia come tante. La storia di un giocatore di Poker professionista, la storia di un distruttore emotivo patologico, che per questa sua passione travolge tutto e tutti.

Il Vincente” del titolo è Antonio, che dalla vita ha tutto, ha troppo. Vive alle spalle di suo padre e dei malcapitati giocatori che sono al suo tavolo. È un “vitellone” di provincia, ma cerca il salto definitivo, fingendo di curarsi per compiacere il padre che è onnipresente al telefono ma che sembra non esistere tanto Antonio lo percepisce distante.

Poi qualcosa accade, cambierà il cerchio delle amicizie, la posta in gioco salirà di molto anche perché l’amore arriverà a distrarlo, complicarlo nella sua routine vuota di passioni e piena di vizi.

Un cast di quasi esordienti, un budget contenuto, un racconto rabbioso e mai retorico. Magri non fa sconti, non cerca una spiegazione, la scelta stilistica del bianco e nero crediamo sia determinata soprattutto da questa esigenza di raccontare il vero, una sorta di neo-neorealismo spiazzante e bruciante, che inquieta e lascia lo spettatore attonito.

Il regista che è anche protagonista è ben supportato in questa discesa agli inferi senza colori da due giovanissime “ragazze vincenti”: Maria Celeste Sellitto e soprattutto Nina Torresi, che è anche aiuto regista e che ritroviamo al cinema dopo lo splendido esordio ne “la bellezza del somaro” con Sergio Castellitto.

Mauro Valentini

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