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La morte corre sul treno

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La stazione di Casabianca

La stazione di Casabianca

l'incidente del 27 gennaio 1992 a Casabianca

l’incidente del 27 gennaio 1992 a Casabianca

Il pericolo del binario unico e quell’incidente sulla Roma-Velletri del 1992

Tutta Italia si è ridestata dal torpore e dalla rassegnazione che dal dopoguerra ormai ha nei confronti della rete ferroviaria regionale. Quelle immagini che arrivano da Corato hanno colpito l’opinione pubblica che si è interrogata sull’incredibile (ri)scoperta del binario unico. Come è possibile che si viaggi con il solo controllo telefonico e con un solo binario nel 2016? Come si è potuto creare negli anni una discrepanza così evidente tra le “Frecce” e gli “Italo” che corrono tra le nostre grandi città e la rete ferroviaria semplice che percorre lunghi tratti del paese a binario unico, quasi fossero tratte di servizio e non percorsi strapieni di pendolari.

Escono allora di colpo fuori dati allarmanti sulla situazione delle ferrovie del sud Italia, dati che sono tutti facilmente reperibili su Wikipedia, dati noti a tutti da anni, a cui nessuno ha mai fatto caso. Si, c’era un progetto, sembra finanziato già con i soldi della Comunità Europea, ma neanche aver avuto i soldi pronti ha fatto iniziare i lavori di raddoppio di quella linea assassina. Burocrazia ed espropri, male impossibile da superare per un paese che tra ricorsi al Tar e pressioni del potente di turno per bloccare lavori di pubblica utilità conosce da sempre un atavico immobilismo (infra)strutturale.

Ma come è la situazione nel Lazio? Mica ci saranno intorno alla Capitale ancora situazioni di questo tipo?

Noi di Pomezianews una piccola ricerca, “sorvolando” con Google Map e consultando i dati ufficiali delle Ferrovie l’abbiamo fatta e i risultati occorre dirlo subito sono sconfortanti in termini di sicurezza. Linee a binario unico ce ne sono ancora tante: la Roma – Viterbo per esempio che da Cesano fino al capoluogo della Tuscia corre a senso unico alternato, così come, molto più prossime al Pontino, la Roma – Velletri, la Roma – Frascati e la Roma – Albano. Tutte queste ultime tre hanno il doppio binario solo da Termini a Ciampino, poi, tutto affidato all’alternanza del percorso.

E la sicurezza? Le linee ora nel Lazio sono controllate da sistemi automatici che, bloccano i treni quando si incrociano nelle tratte a binario unico nelle stazioni di transito, fino al passaggio del treno che percorre la linea opposta. Controllo affidato a sistemi di sicurezza internazionali. Il Sistema di Controllo della Marcia Treno (in sigla SCMT) è un sistema di verifica che ha il compito di mantenere sotto vigilanza elettronica il comportamento del personale di macchina, parametrando e verificando le velocità e i rallentamenti per evitare gli incroci e gli scontri. Sistema che è stato completato qui nella nostra regione dopo l’incidente del 27 gennaio del 1992. Prima di quel terribile schianto della stazione di Casabianca, alle porte di Ciampino, tutto era regolato, anche qui come nella linea di Corato in Puglia, con il controllo telefonico. Il Capostazione avvisa l’altro della stazione prossima che il treno è partito, l’altro allora ferma il suo in transito e aspetta. Incredibile ma vero, è così in quel tratto (e non solo) della Puglia, quello dei 27 morti di ieri. Incredibile ma era così anche qui, fino a quel maledetto 27 gennaio 1992. Fino a quello schianto.

Erano le 17:45, faceva freddo ma la visibilità era perfetta, non fu infatti un problema di visibilità ma un semplice e terribile ritardo di comunicazione. Errore umano si dice. Da Ciampino il capostazione diede precedenza al treno diretto a Velletri, che era in ritardo, non verificando che l’opposto diretto a Roma Termini non era ancora arrivato in stazione. Ci si rese subito conto del pericolo, si provò a chiamare il capostazione di Casabianca ma inutilmente. Lo schianto fu terribile, i morti furono 6, tra macchinisti e pendolari dell’Hinterland romano e pontino. Gente che viaggiava per lavoro. Per andare al lavoro soprattutto.

Dopo quell’incidente, solo dopo quelle morti così vicine, a 15 km da Pomezia e a 15 da Roma, il sistema di controllo telefonico fu abbandonato. Allora in un baleno arrivò il sistema SCMT. C’è da giurarlo, arriverà anche a Corato di Bari. Anche li dopo i morti. Sempre dopo.

Mauro Valentini

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