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Spectre – La folle corsa di 007 per le strade di Roma

By Redazione on 6 Novembre 2015
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Spectre – La folle corsa di 007 per le strade di Roma

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Il vostro piano doppio zero ormai è troppo obsoleto, siete roba vecchia”.

Un piano sequenza da scuola del cinema, appena dopo il jingle immortale dei film di 007, dieci minuti iniziali da mozzare il fiato per capacità di ripresa: si presenta così “Spectre” ennesima fatica per l’agente segreto meno segreto del mondo.

Siamo a Città del Messico, il nostro eroe è a caccia di informazioni su una terribile organizzazione mondiale che vuole governare il mondo abbattendo (anche loro) i governi democratici. Solo che non ha nessuna autorizzazione per farlo e questo sta complicando le strategie dei suoi superiori, in difficoltà con Sua Maestà per il rinnovo del “piano doppio zero” di cui lui è l’agente numero 7.

Il vostro piano ormai è troppo obsoleto”: ecco l’accusa che a “Mister M” e a Bond non va proprio giù. Così, Quando 007 torna a Londra, scopre che il mistero dello Spectre corre lungo un filo di loschi e potenti figuri tra Roma, Innsbruck e Tangeri, con il deserto marocchino ricco di sorprese. E di sorprese questo film, secondo consecutivo diretto dalla sapiente mano di Sam Mendes ne ha da vendere, un susseguirsi di azioni e reazioni divertenti, che non scade mai, per fortuna, nella sindrome dell’effetto speciale in stile “Mission Impossible”, dosando invece e diluendo nei serratissimi 150 minuti sentimento, retorica e sorprendenti colpi di scena.

spectrescenafilm spectreleaseydoux spectre007locandinafotocentraleLe riprese a Roma poi, che fanno emettere agli spettatori un divertito brusìo di sorpresa, sono di una (grande) bellezza accecante; si riconoscono l’edificio in stile fascista del Planetario all’Eur, trasformato in un cimitero per l’occasione, per poi volare letteralmente tra il Gianicolo, il Fontanone, Lungotevere e via Nomentana che, a dispetto delle polemiche e dei disagi creati durante le riprese, mai così bella sotto le ruote della “Bond-Car”.

L’intreccio narrativo è accattivante e impossibile da rivelare per non rovinare il divertimento degli appassionati del genere, anche se questa è comunque un’opera di grande intrattenimento, quindi per tutti e non solo per chi ha amato l’infinita saga nel passato. È la prosecuzione diretta di “Skyfall” e in un certo senso è un film perfetto, se si riesce ad accettare come scontato il fatto che Bond, James Bond non si fa un graffio neanche se cade da un aereo o se impatta a 200 all’ora con la sua macchina.

La magia dell’eroe è questa del resto.

Girato con grande coraggio in pellicola 35 millimetri, che regala dei colori che restituiscono un senso di Cinema d’altri tempi, si affida moltissimo allo sguardo spigoloso e concentrato di Daniel Graig, davvero molto bravo, ma anche su altri due grandi attori come Lea Seydoux, che scalda il cuore del tenebroso agente e di Christoph Waltz, cattivo, spietato e sorridente in perfetto stile antagonista.

La nostra Monica Bellucci è relegata, nel passaggio romano dell’agente in un ruolo piccolo piccolo e anche poco comprensibile narrativamente, Lei ce la mette tutta e cerca, ma non riesce, di lasciare il segno in quelle pochissime battute che le toccano in dote dalla sceneggiatura, spazzata via poi dagli eventi e dai percorsi di una storia che seppur antiquata funziona ancora benissimo, come l’Aston Martin DB5 color grigio cielo a cui Bond non riesce proprio a separarsi.

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