Monday, January 24, 2022

Cervello ed Arte: la Neuroestetica

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Le recenti scoperte nel campo della neurologia hanno fornito degli spunti di riflessione per ripensare al fenomeno estetico in chiave scientifica. Diversi neurologi si sono dimostrati attratti dalla prospettiva di fornire nuove teorie che fossero in grado di spiegare le recenti intuizioni nel campo delle percezioni e della loro elaborazione: questo atteggiamento ha dato vita a quella che si appresta a divenire una branca tutta nuova dell’estetica, la neuroestetica.

Il termine “neuroestetica” venne coniato nel 1999 da un pensatore piuttosto atipico nell’ambito scientifico: Semir Zeki, neurologo e fondatore a Berkeley dell’ Istituto di neuroestetica. Il suo lavoro ha permesso di comprendere in maniera più approfondita diverse funzioni del nostro cervello, oltre a chiarirne il modus operandi.

A destra il neurologo Semir Zeki

A destra il neurologo Semir Zeki

Oltre ad essere estremamente elegante, il suo punto di vista trova solidi riscontri neurologici, proprio perché cerca di fornire una spiegazione alle evidenze sperimentali, argomentando come la necessità di ottenere ed elaborare informazioni, fondamentale per la sopravvivenza, sia anche l’esigenza che guida il gusto estetico.

In linea di massima, secondo Zeki, sono i concetti che ci siamo formati nel corso della nostra vita, o che abbiamo ereditato attraverso il nostro patrimonio genetico, a stabilire quello che troveremo gradevole. Per l’elaborazione di questi concetti è fondamentale la capacità di astrazione: le cellule specifiche di differenti aree del cervello posseggono la capacità di astrarre, ossia di porre l’accento sulla proprietà generale più che sul particolare.

Una riprova interessante di questa capacità astrattiva sta nel fatto che, osservando dei ritratti disegnati, si attivano le medesime aree cerebrali al lavoro quando osserviamo delle facce in generale; ed un’ attività di questo tipo è stimolata da qualsiasi ritratto. Allo stesso modo, un’area visiva differente è preposta al riconoscimento dei paesaggi, siano essi dipinti o reali.

Mediante l’astrazione siamo quindi in grado di elaborare gli elementi che guidano il nostro giudizio: i concetti.

Alex Grey – Painting, 1998

Alex Grey – Painting, 1998

Zeki propone l’esistenza di concetti ereditari ed acquisiti, che costituiscono la base inconscia sulla quale andiamo ad edificare i criteri delle nostre valutazioni estetiche. I concetti ereditari sono quei vincoli che il cervello pone alla nostra percezione:  siamo, ad esempio, portati a vedere come se fossero in rilevo dei cerchi disegnati con una sfumatura scura nella parte inferiore, poiché siamo abituati a percepire la luce come proveniente dall’alto. Esistono svariati esempi di questo tipo, di cui fanno uso le illusioni ottiche, e questo ci dimostra come non siamo in grado di ignorarli, né di rifiutarli.

Un’elaborazione di questo tipo di per se non basterebbe a spiegare il gusto estetico, come anche moltissimi altri aspetti dell’esistenza umana, dal momento che elimina di fatto il libero arbitrio. In una direzione che restituisce valore alla scelta si muovono invece i concetti acquisiti.

Mentre la capacità di percepire i colori non muta, quello che nel corso della nostra vita percepiamo come bello varia a seconda del contesto, ed è sempre condizionato dalla cultura: ecco un esempio di concetto acquisito! E’ quindi la necessità del cervello di classificare oggetti e situazioni a portare alla formazione dei concetti sintetici acquisiti.

Ma in che maniera si formano i concetti sintetici secondo Zeki? Nel caso dell’artista è la traduzione di quel processo sintetico intellettuale in opera d’arte a costituire il processo di ricerca della perfezione, anche nell’eventualità di non raggiungerla. Nel caso dello spettatore, se l’opera soddisfa il concetto sintetico del suo cervello, allora essa è perfetta o si avvicina alla perfezione. E ovviamente questa valutazione è soggetta al cambiamento nel tempo. Pertanto la transitorietà della perfezione e della bellezza dipende non solo dal cambiamento dell’oggetto contemplato, ma anche dalla trasformazione del concetto sintetico.

Copertina del libro “Splendori e Miserie del Cervello”

Copertina del libro “Splendori e Miserie del Cervello”

Le “miserie e gli splendori” della mente, cui Zeki fa riferimento in uno dei suoi libri, sono quindi da un lato la capacità di comprendere in maniera estremamente precisa gli stimoli esterni, grazie ad un meccanismo come il nostro cervello, uno strumento dalla stupefacente complessità; dall’altro l’idealizzazione dei concetti ed il successivo, deludente quanto inevitabile, scontro con la realtà effettiva, estremamente differente rispetto alla perfezione delle idee costruite grazie alla selezione di elementi per noi perfetti. E’ molto difficile incontrare il partner ideale, ma quand’anche lo trovassimo questi (grazie al cielo) avrebbe sempre quel particolare differente rispetto a come l’avevamo sognato.

Se la visione non è soltanto una semplice analisi di stimoli esterni che colpiscono l’occhio e arrivano al cervello, ma anche un processo guidato da un istinto umano di ricerca ed acquisizione di nuove conoscenze, l’artista può essere assimilato ad un neurologo, che studia il cervello e la sua organizzazione, non attraverso le modalità della scienza, bensì utilizzando gli strumenti propri dell’arte, riuscendo così a comprendere a livello istintivo come stimolare le nostre percezioni attraverso degli espedienti nuovi, ma dotati di una valenza ed una riproducibilità quasi sperimentale.

Il pittore astrae e modella la sua visione stabilendo i rapporti fra i colori e le forme a partire dalla sua “visione interna”, riuscendo a stimolare di volta in volta le aree cerebrali più adatte all’effetto estetico che vuole ottenere.

Questi ed altri interessanti spunti di riflessione vengono offerti da Zeki nel libro Splendori e Miserie del Cervello. Secondo il punto di vista di chi scrive lo studio dei processi neurali alla base sia della composizione che dell’ascolto,  altro non è se non un tentativo di indagine riguardo la bellezza estetica più pura: una bellezza creata dall’uomo per l’uomo.

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