Monday, January 24, 2022

La teoria del tutto

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Mai arrendersi al destino

Finchè c’è vita, c’è speranza“. Questa frase risuona nella mente e nel cuore per molto tempo, dopo aver visto il film La teoria del tutto.

James Marsh ci racconta la straordinaria storia della vita e delle “passioni” del dottor Stephen Hawking e della signora Hawking (la prima). La storia è narrata attraverso gli occhi di questa donna apparentemente debole, ma in grado di compiere delle scelte potenti che richiederanno una grande forza d’animo. Il film è, infatti, tratto dal libro Travelling to infinity: my life with Stephen scritto da Jane Wilde Hawking nel 2008.

Il tempo è l’argomento che Stephen sceglie per la sua tesi di dottorato a Cambridge, e proprio lo scorrere del tempo è la chiave del film: i tempi dell’università e delle birre con gli amici, il primo incontro con Jane, la diagnosi di una malattia che colpisce i motoneuroni, la scelta di non arrendersi, il matrimonio, i figli, la scienza… il tutto scandito dal lento ed inesorabile peggioramento della malattia. Grazie alla fotografia di Benoit Delhomme e ai costumi di Steven Noble, il trascorrere dei decenni è chiaramente percepibile.

Nonostante la malattia, ciò che contraddistingue Stephen è un grande senso dell’umorismo e una buona dose di autoironia. E nel film questo suo lato è reso bene dai dialoghi. Da non dimenticare che il professor Hawking si è spesso prestato ad interpretare se stesso in serie tv come Big Bang Theory, Star Trek o i Simpson e che nel 1993 registrò “Keep Talking” con i Pink Floyd.

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Un intenso Eddie Redmayne incarna quest’uomo dalle mille sfaccettature e ci emoziona ad ogni difficoltà e ad ogni successo. Accanto a lui una Felicity Jones drammatica, pronta e viscerale nel riportare gli stati d’animo, i dubbi e le gioie derivanti dalle scelte compiute dalla sua Jane.

Emily Watson, che interpreta la madre di quest’ultima, ha una breve parte, ma cruciale. Con maestria riempie questo poco tempo, portando lo spettatore a domandarsi se sta davvero offrendo soluzioni così “sciocche” alla figlia in difficoltà o se ha un piano, al di là della comprensione di chi osserva. Ed è così che entra in scena un aitante Charlie Cox, direttore del coro della chiesa frequentata da Jane, nonchè insegnate di musica del figlio.

Ma uno dei personaggi che più mi sta a cuore è il professor Sciame, interpretato da un sempre coinvolgente David Thewlis.

Questo film va visto, criticato, amato o odiato. Di certo non può passare inosservato. Ed il fatto che prenda spunto dal libro della prima moglie di Hawking, ancora sua grande amica, lo salva con successo dalla banalità nella quale sarebbe potuto cadere.

Renata Marcelli

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