Friday, August 19, 2022
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Antropocene – La Terra entra in una nuova era

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“Antropocene” (dal greco anthropos, uomo) è un neologismo coniato nel 2002 dal chimico olandese Paul J. Crutzen – Premio Nobel per la chimica (1995) – per definire una nuova era geologica. Quest’ultima, secondo lo scienziato, si distinguerebbe da quella attuale (Olocene) per l’impatto indelebile dell’uomo sul clima e sull’ambiente.

Paul Jozef Crutzen

Paul Jozef Crutzen

Il chimico, durante un convegno scientifico riguardante l’ultima glaciazione, non appena sentì un relatore nominare l’Olocene disse ad alta voce: “ Basta, non siamo più nell’Olocene ma siamo entrati nell’Antropocene”. Il concetto piacque molto ed infatti da allora il neologismo cominciò a comparire in diverse riviste scientifiche. Il nuovo termine però non viene ancora utilizzato dai geologi in quanto, secondo quest’ultimi, l’impatto umano non è ancora stratigraficamente significativo. Attualmente Zalasiewicz, direttore del gruppo di lavoro dell’International Commision on Stratigraphy (ICS), ha il compito di stabilire in maniera ufficiale se l’Antropocene meriti di essere inserito o meno nella cronologia geologica. La decisione finale sarà però presa congiuntamente dall’ICS e dall’International Union of Geological Sciences. Molto probabilmente ci vorranno anni prima che il termine divenga una nuova era geologica a tutti gli effetti ma nel frattempo le prove potrebbero diventare sempre più evidenti.

Infatti una delle domande cruciali a cui dover rispondere è la seguente: “è meglio decidere che l’Antropocene sia già iniziato o aspettare altri venti anni, quando la situazione sarà ancora peggiore?” Secondo Crutzen il 1750 può essere assunto come l’anno di confine fra le due ere nella scala dei tempi geologici. L’impatto umano sul pianeta, in aumento dalla rivoluzione industriale, è cresciuto in maniera esponenziale dopo la seconda guerra mondiale: una fase indicata come “grande accellerazione”.

Benvenuti nell’Antropocene – Paul J. Crutzen

Benvenuti nell’Antropocene – Paul J. Crutzen

 “Dal secolo scorso la popolazione è quadruplicata fino a raggiungere i sette miliardi d’individui attuali”, scrive Crutzen nel suo libro “Benvenuti nell’Antropocene!”- “la superficie coltivata è raddoppiata, quella irrigua è quintuplicata, la produzione industriale è aumentata di quaranta volte mentre sono diminuite le foreste e le specie animali”. Il prezzo pagato per quest’espansione è stato pesante: l’attività umana ha accresciuto di una o due volte l’erosione del suolo rispetto ai ritmi naturali degradando circa due miliardi di ettari, una superficie che equivale alla somma di Stati Uniti e Canada.

La minaccia più grave, tuttavia, viene dal clima. “La quantità dei gas serra di origine antropica ha superato i livelli dell’intero Quaternario e nessuno sa quali potranno essere le conseguenze. Le concentrazioni di anidride carbonica e metano sono le più alte registrate negli ultimi quindici milioni di anni”. “Se la temperatura globale dovesse aumentare di 5 gradi centigradi entro la fine del ventunesimo secolo, come prevedono i calcoli più pessimistici dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), il livello delle acque si alzerà di circa 7 metri e sommergerà gran parte delle aree abitate”. Questo impatto resterà nel registro geologico a lungo anche quando le nostre città saranno ridotte ad ammassi di rovine e polvere.

Il chimico olandese sottolinea comunque il fatto che la sua idea non è quella di riscrivere i testi geologici bensì di focalizzare l’attenzione sulle conseguenze delle nostre azioni per capire in che modo si possa evitare il peggio.

L’Antropocene quindi siamo noi. Siamo noi la variabile geologica attuale ed è nostra la responsabilità del futuro del pianeta. Abbiamo gli strumenti per invertire la tendenza al degrado che noi stessi abbiamo innescato e inaugurare un’epoca di sviluppo sostenibile che non metta più a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza.

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