Monday, January 24, 2022

Dislessia, come riconoscerla ed affrontarla

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 Sempre più spesso sentiamo parlare di Dislessia, ma cos’è e come si affronta?

La Dislessia (DSA) è un Disturbo Specificico dell’Apprendimento, che incide su alcuni aspetti in particolare che possono essere: la scrittura, la lettura, il calcolo. Il disturbo può incidere su tutti e tre gli aspetti o anche su uno solo di essi. Questo non significa che il bambino abbia dei deficit di intelligenza o neurologici, ma semplicemente che ha bisogno di trovare la sua strada ed il suo metodo di apprendimento che non sempre coincide con lo standard curricolare. I dislessici hanno un diverso modo di imparare ma comunque imparano.

Ma andiamo per ordine…

Come ci si può accorgere che un bambino è dislessico?

Esistono diversi segnali che possono aiutarci a capire, sia come genitori, sia per gli insegnanti, già dalla scuola primaria.

Il dislessico ha difficoltà nel copiare dalla lavagna, nell’organizzare lo spazio all’interno del foglio, usare correttamente la punteggiatura e memorizzare le regole dell’analisi logica. Per il dislessico la lettura è un momento molto impegnativo, questo fa si che perda facilmente il segno, o che, abbia difficoltà nella lettura a voce alta, o che l’impegno nella lettura faccia passare in secondo piano la comprensione del testo.

Nella matematica le possibili difficoltà sono: memorizzare le tabelline, operazioni veloci e mnemoniche, nuemrazione regressiva.

Il bambino solitamente non ha chiaro il concetto di tempo, ha difficoltà nella lettura dell’orologio, nelll’interiorizzare il concetto di tempo, nel ricordare e collocare nel tempo i giorni della settimana e i mesi dell’anno, e nella memorizzazione delle date, dimenticando a volte anche il suo stesso compleanno.

Queste sono solo alcuni dei segnali, molto spesso il tutto è associato ad un atteggiamento di rifiuto del sistema scuola da parte del bambino che può manifestarsi di fronte alle difficoltà incontrate.

A chi esporre i propri dubbi?

I genitori non devono avere paura di rivolgersi agli insegnanti per un primo confronto su quanto avviene a scuola e su come si svolgono i compiti a casa, entrambi noteranno degli aspetti che se messi a confronto possono essere molto utili ad individuare le aree di miglioramento e supporto.

Il passo successivo è quello di rivolgersi a degli specilasti per una valutazione. La diagnosi viene effettuata da un equipe multidisciplinare composta da Neuropsichiatria Infantile, Psicologo e Logopedista, solitamente alla fine della seconda elementare.

Come affrontarla?

Una volta ottenuta la certificazione la scuola, quindi gli insegnanti, sono tenuti a stilare, condividendolo con i genitori, un Piano di studi personalizzato (il PDP che va rinnovato ogni anno entro fine novembre). In questo modo vengono individuati gli strumenti compensativi da adottare a scuola e a casa per agevolare il processo di appendimento dell’alunno e fare in modo che possa mantenersi in linea con la classe senza ulteriori difficoltà.

I possibili strumenti compesativi sono l’uso della tavola pitagorica per affrontare la difficoltà della memorizzazione delle tabelline, l’avere delle fotocopie da portare a casa pittosto che dover copiare un testo dalla lavagna, l’utilizzo di mappe concettuali per la memorizzazione degli elementi di grammatica, storia, geografia, scienze.

Un aspetto importante è quello psicologico, finchè non capisce cosa sta succedendo il bambino è frustrato, inizia a pensare di non essere in grado di affrontare la scuola e può arrivare anche al rifiuto dello studio. Per questo è importante riconoscere i sintomini ed intervenire prima possibile, anche perchè gli elementi di difficoltà elencati, riguardano spesso anche anche aspetti della vita quotidiana e non solo di quella scolastica.

Come genitori e insegnanti è importante agevolare il lavoro del bambino, non metterlo sotto pressione o in difficoltà. Il dislessico è più lento perchè ha bisogno di maggiore concentrazione quindi va facilemnte in ansia se messo sotto pressione ad esempio con un compito da svolgere entro un tempo limite. Evitare di chiedere al bambino di leggere ad alta voce se non ancora pronto, non sottolineare eventuali errori nel parlare mentre tenta di raccontare qualcosa. L’autostima di questi bambini è sempre in equilibrio precario perciò, finchè non prendono coscienza delle loro potenzialità e della loro strada la pazienza e la comprensione devono essere al primo posto.

Ma la cosa più importante che non dobbiamo mai dimenticare è che  questi bambini sono intelligenti, vivaci e molto spesso più creativi della media, come ad esempio Ingvar Kamprad, il creatore di IKEA, dimostrazione di come a volte, avere una visione diversa delle cose semplici, porti a grandi risultati.

 

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