Monday, January 24, 2022

LA GRANDE BELLEZZA: ad ognuno la sua…

By Redazione on 6 Marzo 2014
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LA GRANDE BELLEZZA: ad ognuno la sua…

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Ho guardato questo film sul divano, insieme a mio marito, senza saperne nulla, se non che aveva vinto l’Oscar e che Sorrentino non è stato il massimo nella cerimonia di ringraziamento. Insomma, giusto un paio di pettegolezzi…

Non sono un esperta di cinema e non pretendo di esserlo, scrivo queste come una spettatrice qualsiasi, seduta sul divano dopo cena, perciò non vi aspettate una recensione, questa vuole essere solo una timida riflessione.

La trama è solo un filo sottile, un sottofondo, quasi un pretesto del regista per poter raccontare dei momenti e mettere in scena le sue visioni. E’ come se avesse bene in mente quei due o tre passaggi importanti e poi tutto il resto fosse di contorno.

Il protagonista Jep Gambardella mi ha ricordato una versione moderna di “Scrooge”, il protagonista del canto di Natale di Dickens, solo che il suo “peccato” non è l’avarizia, ma l’accidia. Osserva il mondo che lo circonda, le persone di cui si è circondato e vede il nulla, si rende conto che le loro vite sono solo un enorme contenitore vuoto, fatto di feste, botulino e pettegolezzi.

Citando uno dei suoi monologhi:

«Mi chiedono perché non ho più scritto un libro. Ma guarda qua attorno. Queste facce. Questa città, questa gente. Questa è la mia vita: il nulla. Flaubert voleva scrivere un romanzo sul nulla e non ci è riuscito: dovrei riuscirci io?».

I primi 10 minuti mi hanno messo a dura prova, sono lo scoglio invalicabile, il punto di non ritorno; una volta superati si va avanti fino alla fine. Si parte lentamente, poi si accelera, poi si rallenta di nuovo, poi di nuovo di corsa, è un film intermittente. Anche se siamo sempre lì, a volte è come se fossimo in altri posti, è un continuo susseguirsi di situazioni sconnesse tra loro ma comunque successive nel tempo, salvo qualche flashback che lo riporta al suo unico vero amore, quello che non ha mai avuto il coraggio di vivere e ancora oggi lo tormenta.

ROMA…

Roma fa da sfondo a tutto il film, con il suo splendore, il particolare interno dei palazzi e la bellezza dell’antichità, la passeggiata lungotevere dove Jep si presenta al pubblico con:

“Non volevo essere semplicemente un mondano, volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alla feste, io volevo avere il potere di farle fallire!”

Credo che molto del valore del film sia dovuto a Luca Bigazzi, direttore della fotografia, certo, con un soggetto come Roma magari si è avvantaggiati, ma la composizione e l’interazione con certi luoghi attibuiscono un tono del tutto particolare alle parole e agli avvenimenti in essi ambientati. In alcuni spazi Roma non è solo sfondo, ma protagonista al pari degli altri personaggi che la vivono. Il tutto è sapientemente amalgamato da una colonna sonora sempre calzante e affascinante, che segue il ritmo altalenante del film accompagnando lo spettatore dentro la scena.

Toni Servillo è straordinario, semplice e statuario allo stesso tempo, il suo personaggio non parla molto, ma quando lo fa è sempre molto concreto, sarebbe interessante sentirne il doppiaggio, in quanto quel suo napoletano addolcito da tanti anni vissuti a Roma e quasi sussurrato, è parte integrante del suo personaggio.

La scena che più mi ha colpito è quella di una dei tanti dopo cena a casa Gambardella, dove una “donna con le palle” chiede a Jep di darle la sua opinione su se stessa e lui che si definisce un gentiluomo non vuole infierire e glissa, ma lei insiste e lui inzia con:

“di fronte all’affermazione donna con le palle crollerebbe qualsiasi gentiluomo… vuoi sapere come la penso…” e inizia ad infilare le parole una dietro l’altra senza fiato e apparentemente con freddezza, le fa un quadro semplice e squallido della sua triste e vuota vita con dovizia di particolari, lo fa in un modo talmente naturale da essere sconvolgente, per lei, per gli amici ed anche per lo spettatore, secondo me solo questa scena vale l’Oscar.

Ma alla fine in molti ci siamo chiesti, che cos’è questa Grande Bellezza? La bellezza di Roma? La bellezza della vita? e di quale vita? Forse è proprio questa l’idea, che per ognuno “la vita è bella” a modo suo e non esiste una sola interpretazione.

La Grande Bellezza è un racconto onirico e poetico. E i sogni non sempre possono essere interpretati, la poesia per essere bella non deve per forza essere spiegata.  E secondo me questo film è bello, non un capolavoro, ma è bello. E il bello ovviamente è sostanzialmente soggettivo, nel cinema come in tutte le forme di arte.

Non so quali siano stati i criteri di assegnazione della statuetta, ad oggi non penso sia un film da Oscar, ma magari domani, dopo averlo rivisto, forse.  In fondo si sa, le cose belle non sempre si apprezzano subito, bisogna studiarle e osservarle a lungo per coglierne tutte le sfumature.

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