Monday, January 24, 2022

Indovina chi… è corrotto?

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 corruzioneE’ sorprendente come la gente, molta, ma non tutta per fortuna, si sia assuefatta alla corruzione che dilaga e che arriva fino al quotidiano di ognuno. Un tempo ci scandalizzavamo di fronte a notizie riportate della stampa, in cui si raccontava di personaggi politici, o imprenditori colti nell’atto di scambiarsi favori e assicurarsi vantaggi ingiustificati a spese della collettività. Erano storie lontane da noi, dalla vita di ogni giorno. E più si apprendevano i dettagli, gli intrighi e complotti, più si misurava l’infinita distanza tra fatti così gravi, commessi da uomini senza morale e la realtà quotidiana, che invece si alimenta, necessariamente, di relazioni fondate sulla fiducia reciproca.

Non so che cosa sia successo. Forse abbiamo peccato di distrazione, o forse abbiamo sottovalutato l’importanza di difendere il nostro quotidiano più immediato dagli attacchi che compromettono il legame fiduciario che lega ogni uomo all’altro.

In ogni caso, ci siamo distratti o addormentati e adesso ci svegliamo in un sistema che risulta estraneo a ciascuno, pur essendone la somma matematica e lontano da tutti, pur essendo composto di ciascuno.

Si avverte una strana sensazione: come se qualcuno ci avesse derubato durante il sonno. E quello che ha portato via non é soltanto il denaro e ogni cosa di valore. Ci sentiamo privati anche dell’intelligenza sociale, cioè di quella capacità di fare sistema per difendere ciò che ci appartiene.

Siamo corretti, risentiti, intenzionati a cambiare, ma non riusciamo a fare sistema e se sommiamo le nostre forze, ” la somma non fa il totale”. Tutti vogliamo un società più giusta, ma non riusciamo a ritrovarci nella stessa direzione politica e sociale, al di fuori di quella della rassegnazione.

É come se la società fosse posseduta da un sistema di furbi che, oltre a riservarsi i posti migliori del potere, giocano a condizionare le coscienze di ciascuno fino a farci credere che tutto non sia come lo vediamo. Il solo compito che ci viene assegnato è solo quello di scegliere e sostenere una parte o l’altra. Niente di più.

Ma come si fa a riconoscere un corrotto? Non è più come una volta, in cui i delinquenti avevano facce cupe e vivevano ai margini della società. Una volta la società sentiva come un proprio compito ineludibile quello di presidiare i valori della convivenza civile e i suoi rappresentanti si sentivano di dover competere sul terreno dei valori e della capacità di promuovere una migliore qualità della vita per tutti, con particolare riguardo a chi versava in condizione di bisogno o di debolezza.

La tendenza si è invertita. Chi ha raggiunto i vertici dei palazzi del potere, di norma, è sceso a patti e compromessi e ha dimostrato capacità di abdicazione della coscienza, quella che genera dilemmi morali e mette in crisi di fronte a scelte che generano ingiustizia. Chi ha scelto la correttezza, invece, si trova ai margini, in compagnia dei propri valori e poco di più, quando non è persino ritenuto un fastidio o una minaccia per la tenuta istituzionale.

Viviamo in un nuovo bipolarismo: da una parte chi è corretto e spera ancora nel vivere civile e nel rispetto della legalità; dall’altra chi si sente furbo e vive di espedienti, scorciatoie e incarichi istituzionali, conseguiti con il raggiro o con l’inganno dell’appartenenza elettorale, che tutto assolve.

La società assiste al proprio declino, espresso da una frattura sociale tra chi decide per sé e chi viene privato di risorse e opportunità e spogliato di ogni dimensione sociale. Ma tutto ciò non è opera di ladri mascherati o di bande con la lupara, ma di signori eleganti che nascondono abilmente i loro propositi di corruzione. Che magari sono professionisti o alti funzionari. Che si presentano bene e utilizzano un linguaggio pacato. E che fanno della retorica e del perbenismo le migliori armi per difendere le loro posizioni.

Non serve il richiamo all’etica o alla lealtà. Sono termini abusati che proliferano nei discorsi dei corrotti che si prodigano nel richiamarli con sempre maggiore enfasi, come se ci credessero davvero.

Il corrotto non frequenta necessariamente le bische o il malaffare. Si serve di questi, ma ne esprime il lato presentabile. Lui fa il gioco pulito e quello “sporco” lo fa fare agli altri. Si veste bene, partecipa ai salotti, si presenta alle elezioni, si allea, amministra e ha bisogno del potere come se fosse una droga. Non c’è nulla che possa tenerlo lontano dal palazzo comunale o dai luoghi in cui si amministra. E si sente furbo perché si allea con tutti, senza alcuna distinzione, sentendosi così un abile politico. Perché è la buona coscienza che insinua il tarlo della distinzione di valore tra gli alleati. E lui non ce l’ha. Sembra interessato ai problemi di tutti. Sembra volere risolvere ogni cosa. Ma in verità lo interessa solo ciò che può assicurargli potere e profitto. C’è chi, per darsi un tono ostenta auto di lusso, per dimostrare quale destino fortunato compete a chi corrompe. Ma c’è anche chi, invece, per rafforzare l’inganno gira da sempre con la stessa vecchia auto, confermandosi come esperto del raggiro e della manipolazione, magari vivendo altre vite e accumulando tesori in luoghi lontani, pensando di essere eterno.

La migliore descrizione del “corrotto” ci viene fornita proprio da Papa Francesco “Quanto è difficile che il vigore profetico sciolga un cuore corrotto!” È talmente arroccato nella soddisfazione della sua autosufficienza da non lasciarsi mettere in discussione. «Accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio» (Lc 12,21). Si sente a suo agio e felice come quell’uomo che pianificava la costruzione di nuovi granai (Lc 12,16-21), e se le cose si mettono male conosce tutte le scuse per cavarsela, come ha fatto l’amministratore corrotto (Lc 16,1-8) che ha anticipato la filosofia degli abitanti di Buenos Aires del «fesso chi non ruba». Il corrotto ha costruito un’autostima che si fonda esattamente su questo tipo di atteggiamenti fraudolenti: passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo, a prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri. Il corrotto ha la faccia da non sono stato io, «faccia da santarellino» come diceva mia nonna. Si meriterebbe un dottorato honoris causa in cosmetica sociale. E il peggio è che finisce per crederci. E quanto è difficile che lì dentro possa entrare la profezia! Per questo, anche se diciamo «peccatore, sì», gridiamo con forza «ma corrotto, no!».

É ancora il Papa ad affermare lucidamente che “Una delle caratteristiche del corrotto di fronte alla profezia è un certo tipo di complesso di «inquestionabilità». Si offende dinanzi a qualunque critica, discredita la persona o l’istituzione che la emette, fa in modo che qualsiasi autorità morale in grado di criticarlo sia eliminata, ricorre a sofismi ed equilibrismi nominalistico-ideologici per giustificarsi, sminuisce gli altri e attacca con l’insulto quelli che la pensano diversamente (cfr. Gv 9,34). Il corrotto è solito perseguitarsi inconsciamente, ed è tale l’irritazione che gli genera questa autopersecuzione che la proietta sul prossimo e, da autoperseguitato, si trasforma in persecutore.”

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