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Maker Faire Rome 2021 al Gazometro Ostiense

Passato e Futuro si incontrano in uno spazio espositivo mai aperto al pubblico

 

Si è appena conclusa la IX Edizione del Maker Faire Rome che ha visto la presenza di oltre 21000 visitatori nel rispetto di tutte le normative anti Covid.
Dopo l’edizione del 2020, che si è tenuta esclusivamente sulla piattaforma digitale, quella del 2021 si è sviluppata in una doppia veste, in presenza e da remoto con i tantissimi appuntamenti dal palco del Main Stage che ha permesso a tutti di scoprire e conoscere le tantissime novità nel campo dell’innovazione.

E di novità ce ne sono state tantissime visti i temi rilanciati dalla fiera: agritech, foodtech, digital manufacturing, robotica, intelligenza artificiale, mobilità, economia circolare, salute, IoT, recycling, data scienze e moda, oltre alla rappresentazione di arte, musica, scienza e tecnologia nelle sezioni Maker Art e Maker Music.

La Maker Faire Rome torna ad essere un punto di incontro fondamentale, «un eco sistema virtuoso» come lo ha definito il Presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti dove sono stati coinvolti maker, scuole, università, centri di ricerca, imprese e appassionati.

 

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Fast Forward. The future in the making. Questa la parola d’ordine scelta che non è stata solo una frase messa lì tanto per, ma ha rappresentato davvero lo stato d’animo palpabile nella passione degli oratori, nell’entusiasmo dei giovani maker presenti, che si percepiva negli speaker che sono saliti sul palco e che era visibile nello sguardo gioioso ed estasiato dei tantissimi visitatori.

Maker Faire Rome, anche quest’anno, si è rivelata come un grandissimo parco dei balocchi per tutti i sognatori e visionari che hanno ancora l’ardire di fermarsi a guardare le idee degli altri con ammirazione e stupore. Un enorme contenitore senza limite alcuno dove è ancora possibile lasciarsi sorprendere e guardare il mondo futuro con gli occhi di un bambino.

Come il progetto di un gruppo di giovanissimi di Milano, LessCo2 con il loro macchinario per eliminare anidride carbonica dal Pianeta e la possibilità di partecipare con un piccolissima quota. (Ovviamente ho contribuito); gli occhiali di Inail per simulare lo stato di ubriachezza o l’effetto di stupefacenti; il progetto di DelfiLife per ridurre le interazioni tra i delfini e l’attività di pesca professionale costiera; l’app di Acea per il monitoraggio dell’acqua dei rinomati nasoni di Roma che, in questo modo, diventano intelligenti. Sono alcuni, così, a memoria tra gli oltre 250 espositori che hanno riempito e arricchito l’evento.

 

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E, nell’edizione 2021 della Maker Faire Rome c’è stato molto di più dello sguardo verso il futuro: c’è stata la possibilità di osservare e ammirare anche il passato visto che è stata scelta l’area del Gazometro Ostiense.

Una magnifica area, simbolo dello skyline di Roma, voluta dal sindaco di Roma Ernesto Nathan, realizzata dall’allora Società Italgas, ora Eni, nel 1909. Uno spazio che rappresenta la volontà all’innovazione del secolo scorso e che ben si è innestata nel principio base di sguardo al futuro di questa eclettica edizione del Maker Faire Rome. Come a ricordare che nulla del passato è da dimenticare ma, al contraro, serva da solido sostegno per andare avanti.

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Una tre giorni da ricordare dove il protagonista assoluto è e resta l’ingegno umano, la sua voglia di osare, di immaginare e guardare avanti verso un futuro sempre più presente.




RIVOLUZIONE DIGITALE: LO STABILIMENTO PROCTER&GAMBLE DI POMEZIA È SEMPRE PIÙ 4.0 NEL RISPETTO DELL’AMBIENTE

Lo storico sito produttivo prosegue la sua trasformazione digitale diventando uno dei poli manifatturieri e logistici di P&G tra i più avanzati d’Europa. Processi sincronizzati, robot intelligenti, magazzini ultra-moderni e investimenti nelle competenze del personale.

 

Pomezia, 13 luglio 2021 – La “casa” del Dash a Pomezia è sempre più 4.0. Automazione, digitalizzazione, sostenibilità e competenze avanzate sono i pilastri di una trasformazione epocale iniziata nel 2015. Innovazioni che contribuiscono ad accrescere l’importanza dello stabilimento di Procter & Gamble a livello globale.

Il sito di Santa Palomba, da cui Dash, il detersivo delle famiglie italiane, parte per raggiungere il Mediterraneo, può vantare una catena produttiva e logistica ad alta automazione che segue ogni fase delle attività, dall’ingresso dei materiali fino all’uscita del camion con la merce, con standard di sicurezza e qualità altissimi. L’ultimo intervento riguarda l’introduzione di una innovativa monorotaia che movimenta in maniera automatica e intelligente i bancali, dalla produzione al carico, posizionandoli a pochi metri dai veicoli di trasporto. Il processo è interamente sincronizzato e digitalizzato: dalle materie prime all’impaccaggio, dal tunnel di collegamento con il magazzino automatico all’ingresso nei mezzi, fino ai controlli di sicurezza e qualità.

 

Monorotaia

 

Il mix di nuovi strumenti e processi consente di rispondere in maniera più efficiente alle richieste dei consumatori dettate dal trend crescente dell’e-commerce e contraddistinte da ordini last minute, sempre più personalizzati in termini di quantità e qualità. Il tutto, con attenzione all’ambiente. Pomezia infatti si distingue per le buone pratiche di salvaguardia ambientale. Da anni ormai, lo stabilimento non invia rifiuti di produzione in discarica e rispetto all’anno di riferimento 2010, ha ridotto del 40% l’utilizzo di energia (il 65% dell’energia utilizzata dallo stabilimento è prodotta in casa e il rimanente proviene da fonti rinnovabili) e del 25% l’utilizzo di acqua, per unità di produzione.

Anche le emissioni di CO2 sono diminuite più del 60%. Un obiettivo, quello della sostenibilità, che viene ulteriormente perseguito a livello logistico anche con la strategia “No air in my truck”, ovvero massimizzando l’efficienza del trasporto con un maggior riempimento volumetrico dei camion, a cui si associa l’adozione di soluzioni di trasporto sempre più green.

Ma oltre ad essere un centro di distribuzione eccellente che spedisce ai clienti del centro-sud Italia tutte le categorie di prodotti P&G, Pomezia è anche la «casa» di Dash, un marchio che da sempre si impegna per generare un impatto positivo in termini ambientali, e che recentemente ha conquistato un posto nella Top Ten della categoria Best Sustainability Brand di Best Brands Italy 2021 oltre al primo posto nella classifica dei Best Product Brands. Dash si impegna, infatti, ad utilizzare materiale riciclato post-consumo (PCR) nei propri imballaggi (già oggi le bottiglie di Dash Liquido contengono fino al 50% di PCR) e punta alla riciclabilità totale dei propri imballaggi entro il 2022. Le Dash PODs, inoltre, garantiscono pulito impeccabile, anche a basse temperature, senza sprechi e sovradosaggi, e sono disponibili anche in un formato “bag” che riduce la plastica utilizzata per l’imballaggio.

 

Stabilimento P&G Pomezia

 

Ma la scommessa sul futuro del sito, da cui ogni anno partono centinaia di migliaia di tonnellate di prodotti, non ha a che fare solo con le tecnologie. Centrale è infatti il percorso avviato per il miglioramento delle competenze digitali della forza lavoro per rispondere alle sfide del futuro.

Senza dimenticare il rispetto delle diversità e l’inclusione, valori che contraddistinguono lo stabilimento che vanta oggi una presenza di oltre il 30% di donne a livello manageriale, tra cui Giuliana Farbo, direttrice dello stabilimento, con punte del 50% nei ruoli di leadership dei reparti operativi.

In tema di lavoro e solidarietà, l’impianto di Pomezia ospiterà al proprio interno una nuova Aula 162, il progetto di inclusione sociale e lavorativa dedicato a persone svantaggiate promosso dall’Associazione Next con il sostegno di Procter & Gamble e la collaborazione di Manpower Group, Fondazione Human Age Institute e organizzazioni come Croce Rossa Italiana, Comunità di Sant’Egidio, Caritas ed altre ancora, nato per favorire l’inserimento all’interno delle aziende di persone svantaggiate attraverso un percorso di formazione professionale. Un’iniziativa parte del programma di cittadinanza d’impresa “P&G per l’Italia”, con cui P&G realizza progetti concreti di sostenibilità ambientale e sociale nel nostro Paese.

 

«Lo stabilimento di Pomezia è un polo logistico e produttivo di eccellenza mondiale nella famiglia P&G, per competenza, passione e capacità di anticipare il cambiamento. La spinta su digitale che sta affrontando ne è una ulteriore dimostrazione. Siamo convinti che Pomezia continuerà a distinguersi anche in futuro per l’innovazione e la qualità del servizio che saprà offrire, sostenuta dallo spirito di squadra unico delle sue persone» – ha dichiarato Paolo Grue, Presidente e Amministratore Delegato P&G Italia.

 

«Persone e tecnologie: questo è l’approccio con cui P&G ha ripensato lo stabilimento di Pomezia. L’abbiamo fatto con la consapevolezza che il futuro dell’industria sarà sempre più automatizzato e, di conseguenza, più efficiente e sostenibile. Obiettivi che possiamo raggiungere solo combinando gli investimenti in macchinari avanzati con quelli nella formazione specialistica e nelle competenze. Tutto questo ci permetterà di accrescere la nostra competitività, rispondendo alle nuove sfide di Industria 4.0 e dell’eCommerce. Ringrazio tutti coloro che ci stanno accompagnando in questa straordinaria trasformazione e che con le loro capacità, con la loro determinazione e il loro impegno, consentiranno a Santa Palomba di diventare, ogni giorno di più, un’eccellenza a livello mondiale» – ha commentato Giuliana Farbo, Plant Director dello stabilimento P&G di Pomezia.

 

 

«E’ un grande orgoglio per la nostra Città ospitare un polo produttivo e logistico di eccellenza come quello di P&G – ha dichiarato la vice Sindaco di Pomezia Simona Morcellini – La stretta collaborazione tra il tessuto produttivo del territorio e l’Amministrazione comunale vede la sua più concreta realizzazione nel POINT (Pomezia Open Innovation Team), uno spazio, di cui P&G fa parte, dove le aziende del territorio fanno rete e dialogano con le Istituzioni, con l’obiettivo di promuovere la cultura della connessione come valore strategico. Al Presidente Paolo Grue e alla Direttrice Giuliana Farbo auguro buon lavoro, con la certezza che lo scambio virtuoso già creato possa valorizzare sempre più gli sviluppi futuri del territorio insieme al successo del polo dell’innovazione che abbiamo a Pomezia».

 

 

COMUNICATO STAMPA
Ufficio stampa Procter & Gamble




“La luce che accende la luce”: come sfruttare l’energia solare

La scienza si impara a scuola anche a distanza

Martedì 22 dicembre (ore 12.15) gli studenti del Liceo Pascal di Pomezia in video-incontro con il chimico del CNR di Bologna, Raffaello Mazzaro, che illustrerà le novità su come usare la più importante fonte rinnovabile.
Gli studenti potranno assistere dai loro smartphone, tablet e pc.

E’ un appuntamento del ciclo La Scienza a Scuola 2020 di Zanichelli. Video-incontri con oltre 40 ricercatori e personalità del mondo scientifico e licei ed istituti di diverse regioni italiane per raccontare a studenti e insegnanti le storie di chi lavora alle frontiere della ricerca. Sono storie che comunicano passione per la scienza e danno idee su cosa sappiamo e su che cosa stiamo per scoprire in matematica, fisica, chimica, biologia e medicina con particolare attenzione agli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Il sole ci fornisce ogni giorno un quantitativo di energia tale da poter sopperire in eccesso al fabbisogno globale giornaliero, ma solo una piccola parte di essa viene effettivamente sfruttata dall’ uomo. Come fare? Abbiamo gli strumenti adeguati a sfruttarla?
Ne parlerà Raffaello Mazzaro, Chimico del CNR – IMM (Istituto Microelettronica e Microsistemi) nel video-incontro La luce che accende la luce: l’energia solare e i dispositivi in grado di sfruttarla, con gli studenti del Liceo Pascal di Pomezia.

L’energia solare, infatti, ci viene fornita sotto forma di luce, perciò abbiamo bisogno di strumenti che ci permettano di catturarla e convertirla in calore, corrente elettrica o molecole interessanti dal punto di vista umano. Mentre l’energia eolica o idrogeologica può essere raccolta mediante mezzi meccanici, la conversione dell’energia solare avviene attraverso l’interazione della radiazione luminosa con un materiale e la successiva produzione di cariche elettriche, calore o potenziale chimico. Nell’incontro si parlerà dei maggiori sistemi di conversione dell’energia solare e, nello specifico, di dispositivi avanzati che sfruttano le proprietà di specifici nanomateriali per lo sviluppo di applicazioni innovative. Dai dispositivi fotovoltaici convenzionali a quelli di nuova generazione a base di materiali nanometrici e alle prospettive future che questi dispositivi permettono di immaginare, quali finestre fotovoltaiche o fabbriche solari.
Particolare attenzione sarà inoltre rivolta al ruolo sociale delle energie rinnovabili e, in particolare, dell’energia solare. A differenza dell’energia da combustibili fossili infatti, essa è uniformemente distribuita a livello globale e il suo sfruttamento nei paesi in via di sviluppo garantisce maggiore equilibrio socio-economico globale e minor impatto ambientale.

Raffaello Mazzaro è attualmente ricercatore presso l’Istituto di Microelettronica e Microsistemi del CNR di Bologna. Ha svolto in passato attività di ricerca presso diverse università italiane e straniere, fra cui la Luleå University of Technology (Svezia), l’iNRS-EMT (Canada) e l’ Università di Bologna. La sua attività di ricerca è focalizzata sul studio di processi di conversione dell’energia solare effettuati da materiali nanostrutturati, producendo più di 45 pubblicazioni come coautore su riviste internazionali, 2 domande di brevetto e numerose partecipazioni come relatore a conferenze nel settore. Mazzaro è stato inoltre recentemente insignito dal Gruppo italiano di Fotochimica come miglior giovane ricercatore dell’anno.

L’incontro fa parte del ciclo La Scienza a Scuola 2020 di Zanichelli. Video-incontri con oltre 40 ricercatori e personalità del mondo scientifico per licei ed istituti di diverse regioni italiane per raccontare a studenti e insegnanti le storie di chi lavora alle frontiere della ricerca. Sono storie che comunicano passione per la scienza e danno idee su cosa sappiamo e su che cosa stiamo per scoprire in matematica, fisica, chimica, biologia e medicina con particolare attenzione agli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Gli incontri sono riservati agli studenti e ai docenti delle singole scuole.

L’Agenda 2030 è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030. https://www.unric.org/it/agenda-2030

Da oltre 150 anni impegnata nella didattica scolastica e nella divulgazione scientifica, la casa editrice Zanichelli con questa iniziativa intende offrire agli studenti l’occasione di acquisire conoscenze su argomenti affascinanti e di stretta attualità scientifica direttamente dagli “addetti ai lavori”.

Riceviamo e pubblichiamo Comunicato Stampa da Ufficio Stampa Zanichelli
Foto di Freepik



Manifestazioni Digital al tempo del Covid-19

Il digital arriva in aiuto alle manifestazioni 2020

In modo inconfutabile, il Covid-19 ha modificato e continua a modificare lo stile di vita di tutti. Ha ridotto le distanze obbligandoci a indossare le mascherine in presenza, limitandosi nell’uso di tutto quel corollario di espressioni facciali con le quali eravamo soliti rafforzare i nostri pensieri, ci ha tolto la possibilità di stringerci la mano e di abbracciarci, ci ha privato della possibilità di partecipare ad eventi culturali e professionali dove poter accrescere la propria formazione e per fare networking.

Ma, osservando sempre il bicchiere mezzo pieno invece che mezzo vuoto, ecco che proprio tutte quelle limitazioni hanno spinto le organizzazioni di grandi eventi a livello nazionale, a trovare una soluzione alternativa traslocando la propria presenza in modo esclusivo sull’online ottenendo il risultato di raggiungere un pubblico più ampio.

Se prima solamente alcune persone si potevano permettere di presiedere e partecipare ad alcuni evento clou dell’anno, ora chiunque, armato di curiosità, può seguire, informarsi, arricchirsi con eventi culturali.

Perché, diciamocelo chiaramente, non tutti potevano permettersi di pagare un viaggio in trasferta in un’altra città, sostenere le relative spese di trasporto e pernotto solo per il piacere di seguire in diretta lo scrittore di best seller del momento; quanti potevano permettersi di andare fuori ogni fine settimana in un luogo diverso senza far vacillare il proprio bilancio famigliare?

È vero, abbiamo perso il fascino racchiuso nell’andare ad un evento, la possibilità di creare connessioni, di relazionarsi tra un panel e l’altro, di sedersi al tavolino del bar per chiacchierare e conoscersi tra uno spritz e uno stuzzichino, ma è necessario ampliare la visione e scorgere il grande lato positivo: ora tutti possono permettersi di seguire dirette e webinar sulle diverse piattaforme social o video conferenza online.

Non ci sono più scuse per ampliare le proprie conoscenze!

Grandi poli fieristici, come VeronaFiere e FieradiRoma, si sono già organizzati pianificando i propri eventi in forma digitale ottenendo un ragguardevole successo proprio per la facilità di essere raggiunti da un numero alto di visitatori, soprattutto stranieri, tanto che la soluzione verrà implementata anche in futuro.

A dimostrazione che è proprio dalle difficoltà che l’uomo è in grado di lanciarsi in idee che portano a un reale miglioramento alla vita economica e sociale di tutti.

 

Manifestazioni in veste digital 2020

Di seguito, alcuni manifestazioni che si terranno tra novembre e dicembre 2020. Alcuni richiedono la registrazione, per altri sarà sufficiente collegarsi al momento.
Vediamoli nel dettaglio

BookCity Milano 11-15 novembre 2020
BookCity Milano è una manifestazione il cui scopo è di proporre la lettura come esperienza di valore e si esplica attraverso incontri, presentazioni, dialoghi, letture ad alta voce, mostre, spettacoli e seminari.

Fà la cosa giusta 20-29 novembre 2020
Fà la cosa giusta, la fiera nazionale del consumo critico e stili di vita sostenibili che si tiene a Milano quest’anno si è organizzata con oltre 100 appuntamenti online trasmessi sui canali Facebook e Youtube.

Maker Faire Rome – The European Edition 10 – 13 dicembre 2020
Maker Faire Rome – The European Edition è una fiera della innovazione (startup, PMI e innovatori, anche provenienti da centri di ricerca, università e istituti scolastici) dove sognatori e talenti si mescolano e creano una magica alchimia.

 

 

Foto di copertina di Freepik.




Fare impresa al tempo del Covid-19

Intervista a Daniele Santini di Velletri e la sua idea della Domus Pinsa Frost.

In un periodo così difficile come il lock down per il Covid-19 diventa difficile pensare che ci sia anche chi riesca a ingranare e, addirittura, dar vita ad una nuova realtà imprenditoriale. Nel momento in cui tutto il comparto della ristorazione si trova costretto a chiudere i propri locali, a mettere in cassa integrazione i dipendenti e a fermarsi sul divano in attesa degli eventi ecco che emergono figure come quella di un imprenditore di Velletri: Daniele Santini.

Imprenditore da generazioni, Daniele Santini ha di sicuro la ristorazione nel DNA. Titolare e founder del marchio registrato Domus Pinsa, con tre locali dislocati tra Roma e Velletri, ha avuto la tempra non solo di non abbattersi ma di modificare le sorti della propria azienda.

Come ha avuto l’idea di iniziare una nuova avventura proprio quando tutto era fermo?

Credo che tutti gli imprenditori abbiano più di una idea nel cassetto che, per svariati motivi, non sono sono stati in grado di attivare. La stessa cosa è capitata a me. Circa due anni fa avevo pensato di ampliare la distribuzione della Domus Pinsa attraverso il canale del gelo ma ciò significava nuovi investimenti, ampliamento della produzione e l’incognita del risultato. Tutte variabili che mi avevano, al momento, fatto desistere.

Si potrebbe affermare che per lei il Covid-19 è stato l’impulso per una nuova realtà imprenditoriale?

Certamente sì. Restando sul divano ho iniziato a rimuginare su cosa avrei potuto fare per rispondere alle esigenze del mercato in piena Corona Virus, soddisfare il desiderio dei miei clienti di continuare a mangiare la Domus Pinsa e inventarmi qualcosa per ridurre l’enorme perdita subita per il Covid-19.

Cosa potevo inventarmi? Così, pensa e ripensa, ho ritirato fuori un’idea di qualche anno fa e mi sono messo a sperimentare. Sentivo che per Domus Pinsa Frost poteva essere il momento giusto.

Ci presenta la Domus Pinsa Frost?

La Domus Pinsa Frost è una pinsa precotta, abbattuta a -40 gradi, sigillata e etichetta che ha bisogno solo di circa 10 minuti di cottura nel forno di casa per sprigionare tutto il sapore e il profumo della pinsa gustata nei nostri locali.

In pratica segue le stesse fasi di produzione della classica Domus Pinsa: preparazione dell’impasto con un mix di farine selezionate rigorosamente no OGM, una laboriosa e lunga lavorazione fino a 72 ore, lavorazione manuale del panetto per essere steso e farcito. Il segreto è stato studiare e valutare il tempo perfetto nei nostri forni affinché, sommato al tempo di cottura nei forni di casa, il risultato non togliesse nulla alle pinse servite da noi.

Ottimo. E quali canali ha utilizzato per promuovere la Domus Pinsa Frost?

Nella fase iniziale ho consegnato personalmente il prodotto a parenti, amici e clienti affezionati: avevo assolutamente bisogno di un riscontro sincero della qualità della pinsa nella versione Frost

Ho raccolto le loro critiche come una ricchezza, e solo quando mi sono sentito soddisfatto del risultato ho proseguito con promuoverla sui canali social. Per fortuna da anni ho sempre investito nel digital marketing e questo mi ha permesso di avere una community attenta e attiva, soprattutto su Facebook.

E il successo non si è fatto attendere.

Diciamo che sono soddisfatto della risposta dei clienti che hanno compreso da subito i vantaggi della Domus Pinsa Frost.

Quali sono i punti di forza della Domus Pinsa Frost?

Averla nel congelatore significa risolvere la cena quando si è stanchi e non si ha idea di cosa mangiare oppure, meglio ancora, soddisfare il desiderio di una pinsa ogni volta che si vuole e non sottostare sempre agli orari e ai giorni di apertura dei nostri locali. Una Domus Pinsa Frost ti permette di pinsare quando vuoi!

Quale consiglio si sente di dare ai suoi colleghi ristoratori?

Ciascuno di noi è diverso e bisognerebbe contestualizzare la realtà di ciascuno ma sono convinto che il vero imprenditore ha un istinto naturale di riuscire a guardare al domani anche sotto angolazione che gli altri, in quel momento, non vedono.
Il consiglio che mi permetto di dare è quello di studiare ciò che succede attorno, comprendere le esigenze e le difficoltà del mercato e pensare ciò di cui il mercato stesso ha bisogno.


In poche parole non stancarsi mai di osservare e di mettersi in gioco.




Codemotion Roma 2014

140x220Codemotion Roma 2014 – 9/12 Aprile: ecco il programma ufficiale

Innovazione e creatività saranno le parole chiave di Codemotion Roma, la conferenza internazionale dedicata alla tecnologia e aperta a tutti i linguaggi di programmazione. L’evento si svolgerà a Roma presso il Dipartimento di Ingegneria di Roma Tre dal 9 al 12 aprile.

Codemotion si articolerà su 16 track tematiche dedicate agli sviluppatori, ma non solo: le aziende saranno in prima linea grazie ai numerosi talk enterprise oriented.

Mobile, Web, BigData, Cloud, User Experience sono solo alcuni dei temi che verranno affrontati durante la conferenza. Non mancheranno Angular JS e Dart, i nuovi framework che hanno già conquistato la scena del codice e i nuovi linguaggi, sia funzionali che object oriented.

Codemotion è organizzato in due giorni di workshop e due di conferenze per un totale di circa 100 talk, il 75% dei quali in inglese. “Dopo l’esperienza di Berlino e Madrid e in previsione dell’evento di Tel Aviv – spiega Chiara Russo, CEO e co-fondatrice di Codemotion – abbiamo sentito che il pubblico italiano era pronto a un evento di più largo respiro: ecco perché abbiamo voluto che almeno il 50% dei nostri speaker fosse internazionale. La presenza di partner strategici come Google, Microsoft, Amazon, Oracle, Intel, IBM, Paypal, Telecom, ha permesso la realizzazione di un evento al di sopra di ogni aspettativa”.

In un mondo in costante evoluzione come quello dello sviluppo del software, l’aggiornamento professionale e la possibilità di potersi confrontare con gli ultimi trend tecnologici è fondamentale per un’azienda che voglia rimanere all’avanguardia e per un professionista che desideri mantenersi aggiornato. Solo in Italia il 3,1% del PIL è rappresentato dall’economia digitale secondo i dati Assintel, che rivelano anche anche una crescita del mercato mobile del 160% nel 2013. In Europa i posti di lavoro vacanti nel settore ICT sono oltre 400 mila, e sono destinati a raddoppiare entro il 2015. Numeri che da soli bastano a spiegare quanto sia importante partecipare a una conferenza come questa.

Codemotion conosce bene il mondo dei developer, anche dei più giovani, lavorando fianco a fianco delle startup ospitate dall’incubatore LUISS ENLABS e proprio alle startup hi-tech dedica uno spazio particolare. “Per una startup riuscire a entrare in contatto diretto con finanziatori o sviluppatori non è così semplice. La nostra iniziativa, StartupInAction, un contest rivolto alle startup ad alto tasso tecnologico, permette a questi ragazzi di presentare il loro progetto e le loro tecnologie a un pubblico selezionato e attento” spiega Mara Marzocchi, co-founder di Codemotion.

Un’attenzione particolare sarà rivolta durante l’evento ai piccoli programmatori. Dopo il successo dei corsi dedicati ai bambini, Codemotion Kids sarà presente a Roma per accogliere gli aspiranti developer che muoveranno i primi passi nel mondo della programmazione.

L’area Maker e Internet of Things, in collaborazione con Maker Faire Rome infine, sarà come sempre di grande richiamo per tutti coloro che vorranno vedere dal vivo educational toys e stampanti3D.

Non mancheranno inoltre le occasioni di contaminazioni artistiche e ovviamente di networking, a partire dall’Opening party, che si terrà nella prestigiosa cornice del Tempio di Adriano a Roma: un’ottima occasione per conoscere dal vivo tutti gli speaker e gli ospiti internazionali che si avvicenderanno sul palco del Codemotion Roma.

Per informazioni:

http://rome.codemotionworld.com/2014/




G.A. e G.A.S

Piccoli rimedi contro la crisi.

L’onda d’urto della crisi economica mondiale, iniziata con il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers, continua a mietere le sue vittime. Disoccupazione, ristagno dei redditi e incertezza verso il futuro, spingono molte famiglie a fare un uso oculato delle proprie disponibilità finanziarie soprattutto al momento degli acquisti di generi alimentari. Le famiglie del ceto medio-basso ogni giorno devono ingegnarsi per cercare di ottenere qualità a prezzi modici.

Un buon sistema per raggiungere l’obiettivo sembra essere l’organizzazione di un G.A. (Gruppo di Acquisto). Un GA è semplicemente un insieme di cittadini consumatori che spontaneamente decidono di unirsi per cercare di spuntare davanti a grossisti e produttori un prezzo di favore. Alla base di questo tipo di aggregazioni c’è la volontà di ridurre i livelli di intermediazione commerciale, causa primaria della lievitazione dei prezzi finali, mettendo faccia a faccia produttori e acquirenti. Questo tipo di consorzi sociali sono facili da organizzare perchè hanno bisogno di poche regole e un basso livello di formalità burocratiche.

Le attività sociali possono essere riassunte in due fasi. La prima è la ricerca del prodotto, mentre la seconda consiste nella presentazione della merce ai soci. All’interno della categoria dei GA, si sta sviluppando sempre più velocemente un tipo particolare di coordinamento dei consumatori, i GAS (Gruppi d’acquisto Solidali). La differenza tra un generico GA e i GAS è che questi ultimi non solo si prefiggono l’obiettivo dell’economicità degli acquisti, ma si fanno carico di motivazioni di natura etica. Al centro del sistema valoriale di un generico aderente ai Gas c’è la consapevolezza del consumo critico e responsabile. Si consuma per soddisfare bisogni primari e non per alimentare i profitti delle aziende. Si consuma con la consapevolezza che i prodotti acquistati siano il risultato di scelte aziendali rispettose della dignità dei lavoratori e della sostenibilità ambientale. Si consuma, infine, cercando di salvaguardare tradizioni storiche, agricole e gastronomiche. La solidarietà quindi è un elemento essenziale dei GAS, perché  solo alimentando la necessità di stabilire legami forti e sinceri con l’ambiente circostante si può migliorare la qualità della vita.

La struttura organizzativa dei gruppi solidali d’acquisto è leggermente più ricca rispetto ad un generico GA. Una rete di relazioni con associazioni, cooperative e mondo del No Profit è essenziale per il raggiungimento dello scopo etico delle iniziative messe in campo. Per la gestione delle attività di un GAS esistono degli utilissimi software gestionali. Dando uno sguardo alla dimensione giuridica del fenomeno, attualmente il nostro sistema legislativo è in fase di adeguamento alle esigenze della società. Esiste un chiaro riferimento normativo ai GAS, questo è l’articolo 1, comma 266 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 che li definisce “soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico, esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale, in diretta attuazione degli scopi istituzionali e con esclusione di attività di somministrazione e di vendita.

Dal punto di vista bibliografico esistono sull’argomento diverse fonti tra le quali:

  • Saroldi A. (2001).”Gruppi di acquisto solidali”, Edizioni EMI, Bologna;
  • Valera L., (2005), GAS. Gruppi di Acquisto Solidale, Edizioni Terre di Mezzo, Milano.

Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente  la questione, può trovare altre informazioni a questi indirizzi :




FAB LAB a Pomezia … “bene, e poi a cosa serve ? ”

FabLab-Barcelaona03Nel mio precedente articolo ho brevemente descritto cosa sono i FAB LAB e per quali ragioni sono nati. In seguito a quel breve articolo ho ricevuto alcune mail che chiedevano:

Va bene la nuova “rivoluzione industriale” e l’autoproduzione ma, in pratica, cosa si fa’ in un FAB LAB e tanto più’ a Pomezia?

Devo dire che a volte le domande più semplici scatenano le più animate discussioni, discussioni magari non fatte in anticipo, o a volte, sospese per seguire l’euforia per le novità. In altre parole la domanda era:

“Fondiamo un FAB LAB a Pomezia, bene, e poi a cosa serve ?”

Se si vuole semplicemente “importare” dagli Stati Uniti si rischia di pensare che i FAB LAB siano dei posti “bellissimi” dove persone “incredibili” inventano delle cose “ultra fighe” con macchinari e tecnologie modernissime.

In realtà i macchinari che sono installati nei FAB LAB esistono da almeno trenta anni, la vera novità è che ora costano molto, ma molto meno e che quindi sono accessibili a tutti. Quest’aspetto che potrebbe sembrare secondario, diventa l’elemento principe su cui costruire un futuro, nel senso che il futuro non è nella tecnologia presente nei FAB LAB, ma nel fatto che questa tecnologia diventa utilizzabile da tutti.

In altre parole il focus non è sulle tecnologie, ma sul fatto che in un FAB LAB tutti possono imparare a usarle.

Un altro aspetto da rilevare è che i FAB LAB non sono luoghi di ricerca e tanto meno luoghi di ricerca finanziata, ma piuttosto luoghi in cui dar spazio alle proprie idee ed alle proprie passioni senza che queste vengano “legate” ad aspetti ed impegni di pura ricerca.

I FAB LAB sono luoghi di formazione dove più che creare dei prodotti si sviluppa la capacità di pensare, disegnare e progettare prodotti.  Anche in questo caso, suggerisco, di porre il focus non tanto sui prodotti realizzati, bensì sull’enorme possibilità di formare dei “produttori di prodotti”.

Chi imparerà a progettare nei FAB LAB imparerà a pensare, disegnare e realizzare prodotti, collaborando con altri, imparando i rudimenti sull’uso di macchine e tecnologie che prima non avrebbe avuto la possibilità di fare.

In altre parole i FAB LAB sono i luoghi dove far nascere dei makers più che dei products…

A pensarci bene l’Italia è un paese di makers, i makers ci sono sempre stati. Ai tempi dell’impero romano, i makers hanno inventato, progettato e realizzato cose che ancora oggi vengono usate. Nel cinquecento sono diventati degli “artigiani” dove nelle loro “botteghe” inventavano o realizzavano delle cose. Sono makers i vetrai di murano, lo sono gli orafi, lo sono tutti coloro che mettono la loro “testa” per pensare, disegnare, progettare delle cose.

Ecco, forse ora siamo abbastanza lontani dai FAB LAB statunitensi e molto prossimi a definire che cosa sono i FAB LAB italiani. Un nostro FAB LAB e’ una “bottega artigianale” dove le persone imparano oppure ri-imparano a fare le cose collaborando con altri, usando nuove tecnologie e nuove macchine controllate dai computers.

Forse rispetto al “disegno” statunitense dove sono nati si perde un po’ di fascino, però forse in questo modo si riesce a rilanciare delle capacità che hanno fatto si che l’Italia stesse “nel tempo” per tanto “tempo”.

Allora lo fondiamo un FAB LAB a Pomezia ?




Wearable Gadgets

Ironman tra un po’ sarà dei nostri, questo mi è venuto in mente quando ho iniziato a cercare e a capire cosa fossero i Wearable Gadgets.

Questi gadgets, sono un passo successivo allo smartphone e invece di essere oggetti da portarsi dietro, diventano accessori  indossabili.

In questo ultimo periodo le varie tecnologie si sono susseguite, a partire dagli smartwatch, cioè orologi intelligenti che si connettono allo smartphone, sui quali far arrivare notifiche, rispondere al telefono o semplicemente cambiare la musica che si sta ascoltando, fino ad arrivare ai chip stampabili su pelle, per monitorare le condizioni fisiche.

Ad oggi gli Wearable gadgets si stanno moltiplicando, anche grazie all’evoluzione della tecnologia e quelli presenti ad oggi sono :

  1.  smart watch
  2.  smart glass
  3.  smart braclet
  4.  smart ring

Gli utilizzi sono molteplici, dal monitorare le condizioni della salute alla possibilità di aprire porte o accreditare sul proprio conto un acquisto, per non parlare dell’uso di questi gadgets nella domotica.

Gli Smart Watches

Il primo orologio digitale ha debuttato nel 1972, è stato il Pulsar prodotto dalla Hamilton Watch Company,  aquistato poi dalla Seiko nel 1978.

Nel 1982, un orologio Pulsar (NL C01) poteva memorizzare 24 cifre, il che lo rende il primo orologio con la memoria programmabile dall’utente.

Nel 1980, grazie all’introduzione dei pc, Seiko ha incominciato a sviluppare orologi con capacità di calcolo.

Il modello D409 è stato il primo modello Seiko con l’immissione dei dati on-board tramite una tastiera.

Questi modelli sono stati seguiti da molti altri da parte di Seiko durante il 1980.

Durante il 1980 anche Casio ha iniziato a commercializzare dei prodotti.

1984, RC-1000 è stato il primo modello Seiko ad interfacciarsi con un computer, successivamente L’RC-20  è stato rilasciato nel 1985 sotto il marchio comune “Seiko Epson” e aveva un 8-bit Z-80 microprocessore SMC84C00, 8 Kb di ROM e 2 Kb di RAM.

Poi il lancio del modello RC-4000 nel 1985, con 2Kb di spazio di archiviazione.

Nel giugno del 2000 IBM tentò di mostrare un prototipo di orologio da polso con supporto Linux, la durata della batteria non riusciva a coprire un giorno di utilizzo ed il progetto venne interrotto tra il 2001 ed il 2002.

A partire dal luglio 2013, l’elenco delle società che sono state impegnate in attività di sviluppo per Smart Watch si moltiplica.

Dal  settembre 2013, sono stati lanciati tre nuovi smartwatches : il Sony SmartWatch (rilasciato in 2 versioni) , il Galaxy Gear Samsung ,  e il Qualcomm Toq .

Ad oggi ci sono molteplici società , che producono smartwatch e che offrono interazioni e possibilità diverse.

alcuni esempi:

  1. Pebble Smartwatch
  2. Sony SmartWatch 2
  3. I’m Watch
  4.  Samsung Galaxy Gear
  5.  MyKronoz ZeWatch
  6. TOQ

Gli Smart Glasses

Gli smart glasses sono occhiali, che grazie alla realtà aumentata e alla tecnologia, riescono a sovrapporre dati e informazioni a quello che stiamo vedendo, per non parlare della possibilità di compiere azioni come scattare una foto, o fare una video chiamata.

Questo tipo di device è relativamente nuovo, ma già adesso diverse società si sono messe al lavoro per capire come poter migliorare e renderli utili nelle vita di ogni giorno.

La tecnologia indossabile sta facendo passi da gigante, come sempre il voto finale sarà dato dal grande pubblico e per questo è ancora presto per capire se gli occhiali intelligenti possano essere considerati un semplice gadget tecnologico, oppure come un prodotto utile e con interessanti risvolti nell’applicazione della vita di tutti i giorni.

Alcuni esempi:

  1. Google glass
  2. vouzix m100
  3. GLASS UP
  4. EPSON MOVERIO BT-200

Gli Smart Bracelet

Dopo i braccialetti magnetici, di rame o agli ioni attivi, che promettevano poteri curativi e rigenerativi, arriva il turno del braccialetto intelligente.
Al contrario degli altri Wearable gadgets, i bracciali vengono usati per misurare ogni momento della giornata, come sta il tuo corpo, se ti stai allenando bene e se mangi in modo corretto.
Principalmente vengono usati nell’health care, o dagli sportivi, che grazie a questi bracciali con sensori riescono a tenere traccia del lavoro effettuato, delle calorie bruciate o delle condizioni cliniche; ultimamente si stanno sviluppando bracciali che aiutano nella gestione delle notifiche .

alcuni esempi:

  1. embrace+
  2. UP
  3. MEMI
  4. FITBIT
  5. VYBE

Gli Smart Ring

Infine, ci sono gli smart ring, relativamente nuovi, vengono utilizzati un po’ come i bracciali, non per l’health care, ma per le notifiche e sono meno ingombranti e più discreti.
Gli anelli “intelligenti” dialogano con lo smartphone, segnalando telefonate o sms in arrivo e permettendo addirittura di chiamare.

L’utilizzo ad ora che siamo agli inizi, sembra un po’ limitato, ma sono sicuro che nel futuro ci saranno risvolti interessanti anche per questi piccoli gadgets.

alcuni esempi:

  1. smartyring
  2. NFCring

Fuori elenco, perché ancora non sul mercato, ci sarebbero anche le cuffie smart, si chiamano Dash e sono delle cuffie wireless, dotate di tecnologia bluetooth, in grado di svolgere molte e varie funzioni. Sembrano interessanti, lascio a voi il giudizio.

http://www.youtube.com/watch?v=yIOFcqKEz0k




Internet of things

Comunicazione, il motore dello sviluppo.

Sin dai tempi più antichi, il passo più importante che abbia potuto fare l’uomo è la comunicazione, sia scritta che verbale e la possibilità di condividere idee.

Tutto inizia al Massachusetts Institute of Technology (MIT) più precisamente all’Auto-ID Center.
Fondato nel 1999, questo gruppo operava nel campo dell’RFID.

Il centro era costituito da sette università di ricerca ubicate in quattro continenti.
Questi istituti sono stati scelti dall’Auto-ID Center per progettare l’architettura dell’Internet delle cose.

Prima di parlare dell’Internet delle cose, cerchiamo di spiegarlo, secondo Cisco IBSG (Internet Business Solutions Group), l’Internet delle cose indica semplicemente il momento in cui ad Internet hanno iniziato ad essere connesse più “cose (o oggetti)” che persone.

lg2

Nel 2003 sulla Terra ci sono meno di un dispositivo per ogni persona.

Perciò, nel 2003 l’Internet delle cose non esisteva ancora, gli oggetti dispositivi connessi, utilizzabili da qualsiasi luogo, come gli smartphone, erano relativamente nuovi.

Nel 2005 viene pubblicato un report che prende il nome dall’omonimo ITU (International Telecommunication Union)

Tra il 2007, anno in cui Steve Jobs, in occasione della Macworld Conference & Expo, presentò l’iPhone e il 2010, anno del boom di smartphone e tablet, i dispositivi connessi a Internet si elevano a 12,5 miliardi, mentre la popolazione mondiale sale a 6,8 miliardi.

IOT

Per la prima volta nella storia, quindi, il numero di dispositivi connessi per persona, ha superato
quota uno.

Giunti al 2014, grazie a sistemi integrati e alla domotica, la logica prende piede.
Al momento ci sono 1,9 miliardi di oggetti che sono in grado di accedere a internet, dare informazioni e dati utili, o eseguire comandi a distanza.
Si stima che nel 2018 , diventeranno 9 miliardi.

Non saranno più gli esseri viventi a comunicare, ma gli oggetti, gli ambienti si renderanno riconoscibili e acquisiranno intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di terzi.

Nella visione dell’Internet delle cose, gli oggetti creano un sistema interconnesso, avvalendosi di molteplici tecnologie di comunicazione quali WI-FI, RFID, NFC.

Queste tecnologie di più basso livello, quando integrate in architetture basate sul protocollo IP, possono dar vita alla visione dell’Internet delle cose, essendo in grado di dialogare con i nodi della rete, di richiedere informazioni ad ogni singolo oggetto e di interagire con altri oggetti.

Le applicazioni dell’internet delle cose sono molteplici, per il mondo dell’industria. Possiamo ad esempio elencare le seguenti aree di utilizzo:
1) logistica e gestione magazzino
2) controllo antifrode anticontraffazioni
3) controllo bagagli
4) acquisto
5) sicurezza e controlli accessi
6) gestione energetica
7) gestione della produzione
8) gestione parchi macchine
9) localizzazione e navigazione

Ad oggi LG sembra aver preso alla lettera la definizione di Internet of things, creando elettrodomestici e un applicativo che consente di dialogare con essi.
Al CES, LG ha infatti presentato una serie di tecnologie intelligenti che consentono di comunicare, monitorare e condividere contenuti con gli elettrodomestici tramite l’app gratuita di messaggistica mobile Line e il servizio LG Home Chat, gli utenti “chatteranno” con tutti gli elettrodomestici presenti in casa, impartendo loro comandi diretti. Come chiedere al frigorifero quali alimenti siano presenti e ricevere consigli su una ricetta da poter eseguire, oppure chiedere al forno quale sia la temperatura corretta per il timballo, lasciando al forno stesso la selezione automatica delle impostazioni per la cottura.




Realtà aumentata

A volte penso che già solo la realtà normale basti e avanzi,

ma poi penso a tutto quello che si potrebbe realizzare e ai servizi o gli svaghi che la realtà aumentata comporta.

Fasi storiche

Nel 1962 un signore di nome Morton Helig, iniziò la costruzione di una macchina chiamata Sensorama.
Sensorama è un simulatore che utilizza suoni, odori e vibrazioni in una camera cinematografica, per dare l’illusione di essere presenti nel posto, fu il primo che capì l’interattività  dello spettatore.

Il principio, molti anni dopo, della Realtà Aumentata.

1966: il professor Ivan Sutherland dell’Università di Harvard inventa il primo modello di uno dei più importanti dispositivi utilizzati nella Realtà Aumentata e nella Realtà Virtuale: l’head-mounted display o HMD.

1975: Myron Krueger crea Videoplace che permette per la prima volta  di interagire con gli oggetti virtuali.

1989: Jaron Lanier crea la prima azienda commerciale attorno ai mondi virtuali.

1990: Tom Caudelle conia il termine Augmented Reality o Realtà Aumentata, aiutando i lavoratori della Boeing ad assemblare i cavi a bordo degli aeromobili.

1997: Azuma pubblica uno studio che definisce il campo della Realtà Aumentata.

2002: Steven Feiner, autore del primo articolo sul tema, pubblicato sulla più importante e seria rivista scientifica del Mondo, Scientific America.

2005: s’iniziano a sviluppare le parti a videocamera e Daniel Palanker, Alexander Vankov e Phil Huie sviluppano un “occhio bionico”.

2007:  sperimentazioni, la Realtà Aumentata come software da installare nel PC.

2010:  sistemi di ricognizione facciale.

2011:  è l’anno dell’Augmented Reality con prodotti dedicati, allo shopping.

Dal 2011 ad oggi, la realtà aumentata è diventata possibile attraverso l’uso di un semplice device che funziona da filtro, per accedere ad un mondo parallelo che fornisce informazioni ed un nuovo modo di interagire con quello che ci circonda.

Un po’ come un binocolo, lo guardi per vedere piu lontano, usi lo smartphone o una webcam, per avere più informazioni e magari più interazioni.

Di realtà aumentata ce ne sono 2 tipi: una “statica” e una “geolocalizzata“.

La realtà aumentata “statica“, prevede l’utilizzo di un pc ed una webcam, capaci di riconoscere dei marcatori detti TAG  ai quali vengono sovrapposti in tempo reale i contenuti multimediali quali video, audio, oggetti 3D, ecc.

La realtà aumentata “geolocalizzata“, è quella che prevede l’uso di un device con cam, gps, bussola e connessione dati (uno smartphone di ultima generazione) con almeno un app installata.

Possiamo usare la realtà aumentata in tutti i campi, dal ludico, allo sport, al biomedico, o meccanico, alla sicurezza, ecc…

Glasses2 asdrfh maxresdefault (1) maxresdefault (2) maxresdefault Project-Glass_2 Screen_shot_2012-04-06_at_2.35.57_PM screen-shot-2012-04-04-at-4-01-35-pm Sight-An-8-Minute-Augmented-Reality-Journey_04-@-GenCept Will_New_Augmented_Reality_Devices_Give_You_Terminator_Vision_L’app utilizzando la cam mostrerà in tempo reale l’ambiente circostante, sovrapponendo i livelli di contenuto, dai dati per Punti di Interesse (POI) geolocalizzati agli elementi 3D.

Grazie a questo si potrebbero organizzare dei percorsi storici, atletici, amorosi, a premi, a tema, con caccia al tesoro, maratone, o passeggiate, per le vie delle città.

Con la realtà aumentata si apre un nuovo business, le aziende promotrici potrebbero sponsorizzare i percorsi mettendo in palio premi, buoni sconti in prossimità dei propri locali e la pubblicità diventerebbe parte integrante della realtà aumentata, incrementando proprio l’esperienza del fruitore .




Fondiamo un FAB LAB a Pomezia …

Fab Lab

Fab Lab

In un famoso film, un altrettanto famoso attore, parlando dell’Italia post-bellica diceva : “c’e’ fermento…” … oggi, come allora intorno alle iniziative Fab Lab, “c’é molto fermento”.

Purtroppo “questo fermento”, che in alcune realtà straniere si sta trasformando in una vera e propria nuova “rivoluzione” industriale, in Italia tra le mille difficoltà lotta per manifestarsi e crescere.

Facciamo un passo indietro: si chiamano Fab Lab (Fabrication Laboratories) e sono dei laboratori in scala ridotta dove è possibile fabbricare qualsiasi cosa, o quasi. Nei Fab Lab si possono trovare gli strumenti necessari per realizzare progetti di “digital fabrication” nel senso che si possono trovare gli strumenti per trasformare le proprie idee ed i propri disegni in oggetti reali.

I macchinari messi a disposizione sono quelli che potremmo descrivere come gli strumenti di un “moderno” artigiano e vanno dalle stampanti 3d per la prototipazione, alle frese numeriche, ai tagliatori laser, per finire con le  varie schede elettroniche open source tipo Arduino.

In realtà, tutto è iniziato, come sempre, negli Stati Uniti qualche anno fa’ dove dalla teoria del “come costruire qualsiasi cosa” si è passati alla pratica aprendo i primi “laboratori del prototipare o del fare”.  In ogni Fab Lab  chiunque si poteva cimentare nel trasformare le proprie idee in oggetti reali, molto spesso avvalendosi anche della collaborazione con altri Makers. Oggi solo negli Stati Uniti  esistono poco meno di 300 Fab Lab e senza “temere nessuno” ne esistono almeno 40 anche in Italia.

Nonostante le difficoltà, questi laboratori ad alto contenuto tecnologico basano la loro esistenza non solo sulle macchine ma soprattutto sulle persone. In questo gioco di collaborazione tra Makers si vengono a creare le condizioni per inventare, disegnare, progettare ed infine realizzare oggetti e prodotti innovativi. Moltissime iniziative nate nei Fab Lab sono oggi alla base di nuovi prodotti e di vere e proprie aziende.

Alcuni paesi stanno cogliendo in modo determinato questa nuova opportunità di trasformazione Industriale, investendo in modo rilevante risorse e soldi al fine di favorire la nascita e la crescita di nuovi Fab Lab finalizzati a creare nuove aziende ed occupazione. A titolo d’esempio l’amministrazione Obama ha proposto di investire 1 miliardo di dollari per innovare il sistema manifatturiero nazionale.

Tornando alla nostra realtà nazionale ed ancora di più alla nostra realtà locale, credo che non si possa ignorare questo “movimento” ed adeguarsi, sia in termini di iniziative, che in termini di processi industriali a quanto sta’ avvenendo e sta crescendo ovunque. Personalmente nutro poca fiducia nella possibilità di essere “finanziati” dal pubblico, ma confido fortemente sullo spirito di iniziativa che gli italiani possono avere e sul ruolo che possono ritagliarsi in questo contesto di riferimento produttivo.

Fab Lab … vorremmo farne anche uno anche Pomezia, qualcuno ci aiuta ?