I frutti del vento di Tracy Chevalier

Romanzo storico della prolifera scrittrice americana

 

I frutti del vento è la saga della famiglia Goodenough che, nella prima metà del XIX secolo, si trasferisce dal Connecticut nell’Ohio in cerca di fortuna e si ferma nella cupa Palude Nera. Qui vige una legge che prevede di diventare proprietario della terra se si riesce a piantarvi un frutteto di almeno cinquanta alberi.

Il padre, James Goodenough, ha una fortissima passione per le mele e, facendosi largo nel bosco selvatico e nel fango che ricopre tutti i terreni, tenta, anno dopo anno, da raggiungere l’agognato traguardo dei cinquanta meli.

Il romanzo è intriso di miseria e povertà. Si fanno figli per aiutare nella conduzione della famiglia e questi muoiono inverno dopo inverno per le febbri e la malaria e il tutto viene accolto con disarmante normalità.
I personaggi sono descritti in modo minuzioso e si respira davvero l’atmosfera piena di privazioni di intere generazioni di coloni americani.

Ad un certo punto si scatenerà un evento determinante che muterà per sempre il destino della famiglia Goodnough e il figlio Robert, anch’egli appassionato come il padre delle piante e delle mele, fuggirà attraverso l’America per giungere fino in California dove lavorerà al fianco di uno stravagante signore inglese per la raccolta di semi, pigne e piantine delle famose sequoie giganti americane ancora sconosciute, a quel tempo, in Europa.

 

 

Tracy Chevalier è una prolifera scrittrice americana di romanzi storici che ha raggiunto una popolarità mondiale nel 1999 con il suo secondo romanzo La ragazza con l’orecchino di perla, che ha venduto oltre cinque milioni di copie e con I frutti del vento si conferma un’abile scrittrice meritoria di tanto successo.

In I frutti del vento, edito in Italia nel 2016 da Neri Pozza, ci racconta sì una saga familiare dove però il rapporto con la natura e con gli alberi diventa un elemento primario e fondante dell’intera trama.

È bello scoprire che due personaggi, John Chapmann e William Lobb, che entreranno nella trama nella seconda parte del libro, sono realmente esistiti svolgendo proprio ciò che verrà raccontato nel romanzo. Ovvio che non posso rivelarvi di cosa si occupano esattamente per non togliervi il gusto della lettura, ma apprezzo moltissimo i libri che giocano sempre sul filo tra immaginazione e realtà.

 

I frutti del vento è un romanzo che si legge con estrema facilità, che regala il gusto dei profumi della natura, che ci avvicina al mondo della botanica e delle mele anche se il tutto contornato dalla crudeltà della vita che non sempre è giusta, che troppo spesso è spietata e violenta ma che non possiamo fare altro che apprezzarla e ammirarla nel suo instancabile percorso.




Il cinque maggio. Bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte

5 maggio 1821 – 5 maggio 2021

 

A duecento anni dalla morte di Napoleone niente di meglio che ricordare l’ode di Alessandro Manzoni Il cinque maggio visto che i posteri, cui spetta, l’ardua sentenza siamo proprio noi.

Studiata, amata e odiata, almeno le prime righe dell’ode manzoniana è ricordato a memoria da tantissimi di noi:

 

Ei fu. Siccome immobile,

Dato il mortal sospiro,

Stette la spoglia immemore

Orba di tanto spiro,

È curioso sapere che Alessandro Manzoni compose in soli tre giorni questo famosissimo componimento che rievoca la figura di Napoleone Bonaparte partendo proprio dalla sua morte avvenuta all’isola di Sant’Elena il 5 maggio 1821.

Tematiche centrali dell’ode sono la grandezza e la sconfitta di Napoleone lasciando proprio ai posteri l’ardua sentenza di valutarne le gesta.

 

Bonaparte valica il Gran San Bernardo Dipinto di Jacques-Louis David

Bonaparte valica il Gran San Bernardo Dipinto di Jacques-Louis David

 

 

In occasione del bicentenario della sua morte ecco alcuni eventi tra i tanti che sono stati organizzati in diverse città italiane.

 

  • Fu vera gloria? Evento promosso da Manzoni POP in programma sulla piattaforma Google Meet il 5 maggio ore 21:00. Per inscrizioni inviare una email all’indirizzo [email protected]
  • Su Rai Storia martedì 4 maggio alle ore 21.10 è in programma il docufilm che lo celebra, dal titolo “Ei fu. Vita, conquiste e disfatte di Napoleone Bonaparte” realizzato dallo storico Alessandro Barbero con Davide Savelli per la regia di Graziano Conversano.
  • “Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza” l’Università degli Studi dell’Insubria di Varese organizza un processo online dove l’accusa è rappresentata da Alberto Tedoldi, professore nell’università di Verona e la difesa affidata a Paolo Luca Berbardini, ordinario di Storia moderna. Poi ci sarà la corte e il pubblico che voterà da remoto con un apposito form. L’evento è in programma per mercoledì 5 maggio alle 17,49 a libera partecipazione sulla piattaforma Teams al seguente link https://www.uninsubria.it/processo-napoleone.
  • Intenso programma di iniziative all’isola dell’Elba, luogo dove l’Imperatore trascorse dieci mesi. Sul sito http://www.visitelba.info/napoleone-2021/ trovate il calendario costantemente aggiornato, con escursioni, concerti e meeting dai luoghi dove era solito passeggiare alle diverse residenze dove soggiornò fino al cibo che amava gustare.

E non potevamo esimerci da offrirvi la possibilità di leggere l’ode Il cinque maggio rinviando ancora per un po’ la sentenza di giudicare un imponente condottiero della storia europea e lasciandoci andare solo alla bellezza dell’ode del grande Alessandro Manzoni.

 

Il cinque maggio

 

Ei fu. Siccome immobile,

dato il mortal sospiro,

stette la spoglia immemore

orba di tanto spiro,

così percossa, attonita

la terra al nunzio sta.

muta pensando all’ultima

ora dell’uomo fatale;

nè sa quando una simile

orma di piè mortale

la sua cruente polvere

A calpestar verrà.

lui folgorante in solio

vide il mio genio e tacque;

quando, con vece assidua,

cadde, risorse e giacque,

di mille voci al sonito

mista la sua non ha:

vergin di servo encomio

e di codardo oltraggio,

sorge or commosso al subito

sparir di tanto raggio:

e scioglie all’urna un cantico

che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,

dal Manzanarre al Reno,

di quel securo il fulmine

tenea dietro al baleno;

scoppiò da Scilla al Tanai,

dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri

l’ardua sentenza: nui

chiniam la fronte al Massimo

Fattori, che volle in lui

del creator suo spirito

più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida

gioia d’un gran disegno,

l’ansia d’un cor che indocile

serve, pensando al regno;

e il giunge, e tiene un premio

ch’era follia sperar;

tutto ei provò, la gloria

maggior dopo il periglio,

la fuga e la vittoria,

la reggia e il tristo esiglio:

due volte nella polvere,

due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,

l’un contro l’altro armato,

sommessi a lui si volsero,

come aspettando il fato;

ei fe’ silenzio, ed arbitro

s’assise in messo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio

chiuse in sì breve sponda,

segno d’immensa invidia

e di pietà profonda,

d’inestinguibil odio

e d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago

l’onda s’avvolve e pesa,

l’onda su cui del misero,

alta pur dianzi e tesa,

scorre la vista a scernere

prode remote invan;

tal su quell’alma il cumulo

delle memorie scese!

Oh quante volte ai posteri

narrar se stesso imprese,

e sull’eterne pagine

cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito

morir d’un giorno inerte,

chinati i rai fulminei,

le braccia al sen conserte,

stette, e dei sì che furono

l’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili

tende, e i percossi valli,

e il lampo de’ manipoli,

e l’onda dei cavalli,

e il concitato imperio,

e il celer ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio

cadde lo spirito anelo,

e disperò: una valida

venne una man dal cielo,

e in più spirabil aere

pietosa il trasportò;

e l’avviò, per floridi

sentier della speranza,

ai campi eterni, al premio

che i desideri avanza,

dov’è silenzio e tenebre

la gloria che passò.

Bella Immortal! Benefica

Fede ai trionfi avvezza!

scrivi ancor questo, allegrati;

chè più superba altezza

al disonor del Golgota

giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri

sperdi ogni ria parola:

il Dio Che atterra e suscita,

che affanna e che consola,

sulla deserta coltrice

accanto a lui posò.




Associazione L’Acchiappasogni

Associazioni e Comitati di Quartiere di Pomezia

 

Prosegue la presentazione delle Associazioni e Comitati di Quartiere presenti sul territorio di Pomezia.

Questa settimana è il turno dell’Associazione L’Acchiappasogni che si presenta rispondendo a sei domande che stiamo ponendo a tutti.

 

1 – Quando è nata l’Associazione L’Acchiappasogni e quali sono gli obiettivi che vi siete preposti?
L’Associazione di solidarietà sociale “L’ACCHIAPPASOGNI” è nata nell’ottobre del 2015. E’ stata costituita da professioniste con formazione psico-pedagogica che operavano da anni nel campo dell’educazione e della disabilità. E’ un’Associazione senza scopo di lucro rivolta a bambini e ragazzi in difficoltà o con specifiche disabilità.

Gli obiettivi che l’Associazione si propone sono:

Migliorare la qualità della vita di bambini adolescenti e giovani adulti che hanno una disabilità e di favorirne l’autonomia e l’integrazione sociale;

Sostenere i minori nel loro percorso scolastico, con metodi di studio personalizzati;

Ridurre il disagio di bambini e adolescenti in difficoltà;

Sostenere e accompagnare i genitori nel difficile compito educativo.

 

2 – Di quanti membri è formata l’Associazione L’Acchiappasogni?
L’Associazione è formata da 500 soci.

 

 

3 – In che modo un cittadino può entrare a far parte dell’Associazione L’Acchiappasogni?
Un cittadino può entrare a far parte dell’Associazione in diversi modi:
– Entrando a far parte dello staff multidisciplinare che comprende: tutor dell’apprendimento, pedagogisti, educatori professionali, oepac, logopedisti, psicologi, psicoterapeuti,  neuropsicomotricisti, terapisti comportamentali, insegnanti di lingue;

Come tirocinante dei corsi di laurea delle diverse professioni sopra citate;

Come volontario che affianca le figure professionali nelle diverse attività, o che aiuta nella gestione delle sedi.

 

4 – Quale, tra i progetti che avete realizzato finora, vi rappresenta di più?
Nell’Associazione ci sono diverse aree: area didattica, linguistica, psicologica, abilitativa e riabilitativa.
Nel team delle Educatrici del Laboratorio Autonomie un progetto che ci ha rappresentato è stato l’attivazione del laboratorio Cucina dove i ragazzi con disabilità si sono cimentati nel cucinare piatti culinari per poi mangiarli tutti insieme.

 

5 – Quali piattaforme social utilizzate per comunicare le vostre iniziative?
pagina Facebook: L’ACCHIAPPASOGNI ASSOCIAZIONE
pagina INSTAGRAM: lacchiappasogni.associazione L’ACCHIAPPASOGNI ASSOCIAZIONE

 

6 -Qual è il progetto al quale state lavorando ora

Nel Laboratorio Autonomie le educatrici professionali hanno intrapreso un progetto lungo tutto l’arco dell’anno: MI PRENDO CURA DI… SONO UTILE!

I ragazzi hanno sperimentato di essere in grado di potersi prendere cura degli altri in tanti modi differenti:

hanno creato con l’argilla dei manufatti che sono stati venduti durante il periodo natalizio. Con il ricavato ottenuto hanno potuto autofinanziarsi per acquistare altro materiale per le proprie attività e acquistare una merenda tutti insieme al Mc Donald’s;

hanno risposto all’annuncio di una RSA di Como scrivendo una lettera per far compagnia agli anziani ospiti e avviando una conversazione tra i componenti delle due realtà;

hanno iniziato a prendere parte della spesa familiare assumendosi la responsabilità di effettuare personalmente l’acquisto di ciò che sarebbe servito in casa;

hanno assemblato delle bomboniere per la Cresima di un ragazzo;

hanno effettuato la spesa e poi l’hanno devoluta alla Caritas di San Bonifacio di Pomezia;

È stato organizzato un incontro pomeridiano con i Vigili del Fuoco come esempio diretto del prendersi cura della cittadinanza.

 




Il Museo Lavinium apre le porte

La Cultura non si ferma

 

Il Museo Civico Archeologico Lavinium, riapre le sue porte al pubblico con i seguenti orari:

Martedì: 9.00-13.00 e 15.00-18.00
Mercoledì: 9.00-13.00
Giovedì: 9.00-13.00 e 15.00-18.00
Venerdì: 9.00-13.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00-13.00 e 16.00-19.00 solo su prenotazione obbligatoria entro il giorno precedente.

 

L’area archeologica è visitabile il martedì, il giovedì e il fine settimana con la nostra guida!

Visite guidate su prenotazione obbligatoria

Info. e prenotazioni:
06 91984744
[email protected]

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Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore 2021

Dove cercare un libro a Pomezia

 

Ogni anno, il 23 aprile, in tutto il mondo si svolgono celebrazioni per  la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’Autore: scopo primario è la promozione e diffusione della creatività, diversità e il libero accesso alla conoscenza per tutta la popolazione del mondo. In breve, è il semplice piacere dei libri e della lettura.

La Giornata Mondiale del Libro è stata Istituita la prima volta nel 1923 dai librai in Catalogna, Spagna e diventata Giornata Mondiale dall’Unesco nel 1995.

Il 23 aprile è una data simbolica perché è il giorno in cui, nel lontano 1616, morirono alcuni autori di spicco: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Inca Garcilaso de la Vega. Il 23 aprile segna anche la nascita o la morte di eminenti scrittori come Maurice Druon, Halldór Kiljan Laxness, Vladimir Nabokov, Josep Pla o Manuel Mejía Vallejo.

C’è una curiosità che pare nasca addirittura dal medioevo dove, in occasione della festa di San Giorgio, patrono di Barcellona, era usanza regalare alla propria donna una rosa; al seguito di questa antica tradizione i librai della Catalogna usano regalare una rosa per ogni libro venduto il 23 aprile.

In Italia abbiamo il Centro per il libro e la lettura, istituito con DPR nel 2007, che ha come obiettivo proprio l’attuazione di politiche atte a diffondere il libro e la lettura in Italia e che, a partire dalla data del 23 aprile organizza ogni anno Il Maggio dei Libri.

Quest’anno il tema dell’undicesima edizione de Il Maggio dei Libri è Amor… dedicata a Dante in occasione della celebrazione per il 700° anniversario da sua morte.

Il sito raccogliere tutte le iniziative che coinvolgono enti locali, scuole, biblioteche, librerie festival, editori, associazioni culturali e altri soggetti pubblici e privati.

 

 

Dove trovare un libro a Pomezia.

Il primo luogo dove cercare un libro è la Biblioteca. Pomezia ha una bella Biblioteca Comunale Ugo Tognazzi, appena abbellita con un imponente opera di urban art.

 

Biblioteca Comunale Ugo Tognazzi

 

 

A Pomezia ci sono tre librerie.
La prima è la libreria indipendente Odradek, in via Roma che rappresenta un decennale punto di riferimento storico per i lettori pometini.

Poi abbiamo la libreria Giunti, presso il Centro Commerciale 16 Pini  e infine, in via Boezio, c’è la neo nata Booklet specializzata in libri per ragazzi ma disponibile a ordinare qualsiasi altro libro.

Oltre a questi canali tradizionali, c’è da aggiungere la possibilità di trovare libri di seconda mano o libri salvati al macero in una sezione dedicata presso il Mercatino Pomezia di Largo Urbino e ben tre banchetti situati in via Varrone durante il mercato settimanale del sabato mattina a Pomezia.

A questi luoghi c’è da aggiungere l’iniziativa dell’Associazione le Mamme di Pomezia con il Bookcrossing attraverso l’allestimento di una vecchia cabina telefonica presso il CC 16 Pini e alcuni locali del territorio che hanno aderito all’iniziativa che potete trovare sulla pagina Facebook.

Cabina Telefonica Bookcrossing al CC16 Pini di Pomezia

 

Festeggiamo la Giornata Mondiale del Libro  ricordando una bellissima citazione di Umberto Eco:

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.




I Cariolanti di Sacha Naspini

Sacha Naspini, scrittore contemporaneo grossetano, pubblicato anche all’estero

 

I Cariolanti, edito da edizioni e/o e pubblicato nel 2009, è la storia di un uomo che si rifiuta di partecipare alla Prima Guerra e, temendo di essere arrestato per diserzione, preferisce imbucarsi con la moglie e il figlio Bastiano nel bosco per quattro lunghi anni.

Imbucarsi è proprio il verbo corretto visto che per l’intero conflitto i tre personaggi vivranno reclusi in un buco nascosto tra il fogliame e gli alberi. Un buco entro il quale convivono con la solitudine, con il freddo, con la paura e, soprattutto, con la fame.

Ed è proprio la fame la grande protagonista di questo romanzo di poco più di 170 pagine che racconta la formazione e la vita di Bastiano.

 

Te mica lo sai che cosa vuole dire nascere di traverso

 

E no, nessuno può capire cosa voglia dire nascere di traverso e la storia narrata è atroce, dura, crudele e brutale come solo la fame è in grado di essere e di deformare il pensiero più intimo di un essere umano.

Bastiano assisterà e si macchierà di atti così forti che verrebbe automatico tratteggiarne il personaggio come negativo eppure, leggendo I Cariolanti, il lettore non potrà fare a meno di affezionarsi al bambino e poi all’uomo e, senza arrivare a giustificare le sue azioni, giungerà alla fine del libro con la netta sensazione di prendere le sue parti e di comprendere il suo pensiero più intimo.

La vita di Bastiano è in un buco che non si riempie neanche quando esce dal ventre della terra. Quel suo buco avrà bisogno di essere costantemente colmato e quel dolore e quel bisogno di amore, resteranno per sempre stampati dentro di lui.

I Cariolanti è una storia forte, molto forte, che colpisce dritta allo stomaco senza andare più via. Ci si ripete che è solo un romanzo, frutto di immaginazione, che nulla di ciò che è letto può essere reale, eppure il dubbio resterà.

Per quanto sia crudele, crudo e devastante, leggere i Cariolanti è accogliere Bastiano dentro di sé, sotto la propria pelle, senza riuscire mai a giustificare le sue azioni e senza tentare mai di fargli cambiare idea.

Quanto può trasformarsi la vita di un uomo quando nella sua età di formazione e di crescita non ha avuto altro che privazioni e fame?

 

La fame arriva sempre un pelo prima.




Associazione Casa dell’Albero

Pomezia News ha pensato di dare spazio alla conoscenza delle tantissime associazioni e comitati di quartiere esistenti nel territorio di Pomezia.

Il loro contributo, su base volontaria e senza scopo di lucro, arricchisce di valore la città incrementando il senso di comunità, migliorando e favorendo la crescita armonica di un positivo tessuto sociale indispensabile affinché una città non sia solo un luogo dove dormire.

Proseguiamo il nostro percorso con la presentazione dell’Associazione Casa dell’Albero attraverso una breve intervista alla quale ha gentilmente risposto Carla Benfenati in qualità di Presidente

 

 

  1. Quando è nata l’Associazione Casa dell’Albero e quali sono gli obiettivi che vi siete preposti?
    L’associazione la Casa dell’albero nasce nel 2006 da un gruppo di donne particolarmente sensibili alle problematiche della genitorialità, della formazione culturale e delle attività ricreative. È inoltre intenzionata a realizzare dei progetti che siano in grado di rendere i cittadini capaci a trarre profitto dalla situazione multiculturale del territorio di Pomezia
  2. Di quanti membri è formata l’Associazione Casa dell’Albero?
    L’Associazione Casa dell’Albero conta 20 soci.
  3. In che modo un cittadino può entrare a far parte dell’Associazione Casa dell’Albero?
    Sul territorio l’associazione è abbastanza nota chi volesse iscriversi può venirci a trovare presso il villino “Tana Libera Tutti “in via Cincinnato 4 int. 10, un bene confiscato alla mafia che il Comune di Pomezia ha messo a disposizione della cittadinanza e che la nostra associazione, tramite un bando pubblico, è uscita vincitrice gestendolo con altre associazioni. Al cui interno si svolgono corsi di yoga, disegno, orto creativo. baratto del libro, laboratorio con carta riciclata, lingue, cucito e autoproduzione di sapone yoga della risata.
  4. Quale, tra i progetti che avete realizzato finora, vi rappresenta di più?
    Il progetto per che ci rappresenta di più e sicuramente la festa multietnica “Tutti per uno ” che la nostra Associazione propone in piazza da almeno 10 anni in cui, le varie comunità presenti sul territorio, partecipano con stand gastronomici e commistione di danze musica artigianato.
  5. Quali piattaforme social utilizzate per comunicare le vostre iniziative?
    Le piattaforme con cui è possibile contattarci sono la pagina Facebook “laCasadeĺlalbero” e il passaparola.
  6. Qual è il progetto al quale state lavorando ora?
    Nell’aspettativa che la situazione sanitaria lo consenta abbiamo intenzione di seguire con: la gestione del villino T.L.T ( Tana libera tutti), il Carnevale, il baratto del libro, e la nostra bellissima festa Multiculturale “Tutti per uno”.



La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli

Primo romanzo vincitore del Premio Strega Giovani 2020

Quando uno scrittore nasce come poeta e si cimenta nell’arte del narrare non riesce mai a staccarsi completamente dalla sua anima sensibile e poetica e le pagine de La casa degli sguardi ne sono una straordinaria testimonianza.

Il romanzo è la storia dell’autore stesso, vittima di una grave forma di alcolismo, di depressione e di solitudine che accetta, per amore della famiglia ormai spaesata e impotente di fronte al declino del figlio, di andare a lavorare presso una Cooperativa all’ospedale Bambino di Gesù di Roma.
Quel lavoro sarà il mondo e il modo attraverso il quale riuscirà a rinascere.

Ne La casa degli sguardi, Daniele si confronterà con il dolore dei bambini malati, con la morte e con il dolore devastante dei genitori.

Situazioni reali che lo porteranno a chiedersi a cosa serva davvero vivere e costruire qualcosa se poi, all’improvviso, arrivano dolori e sofferenze inimmaginabili che distruggono e annientano l’uomo e verso i quali si è ancora totalmente impotenti.

«Il Bambino Gesù è un luogo di tortura, di maledizione, una trincea aperta da un bisturi, invisibile ai sani. È un posto per gente come me. Un posto che vince su ogni altro dolore scelto o imposto»

Eppure, sarà proprio il Bambino Gesù con tutti i suoi sguardi, la ritmicità di un lavoro che occupa le mani e lascia libera la mente di riflettere, le risate e la complicità di nuovi compagni di lavoro e i gesti amorevoli di chi lavora e opera all’interno della struttura, a offrire a Daniele la forza interiore necessaria per intravedere un nuovo futuro e per ricostruire un percorso alla propria vita, anche attraverso la sua grande capacità di scrivere. Un percorso difficile che l’autore riesce a descrivere in maniera eccellente.

 

«È questo tempo di passaggio tra quello che sono stato negli ultimi anni e quello che sarò, è la costruzione del nuovo me, ecco cosa mi terrorizza veramente.
Un individuo con interessi, relazioni, una vita riempita di normalità.

Tutte cose che non so più nemmeno pronunciare.
Attorno non ho nulla, nessuno.

Ho scavato una trincea e l’ho riempita di vino bianco.»

 

La casa degli sguardi scava nell’intimo di uomo che si confronta con grande lucidità con quella forza che lo spinge all’autodistruzione ma è anche la storia di un uomo che riesce a trovare la forza nello sguardo di un TocToc sul vetro di un ospedale, che si domanda, si confronta e non si perdona nulla.

Straordinaria la figura della madre. Una donna sempre più stanca e appesantita da tutti i vani tentativi di aiutare il figlio, che si addormenta sui gradini per vegliare il sonno del figlio, che lo accoglie con quel pranzo pronto. Una donna sempre presente, quasi un’ombra costante, una presenza invisibile. Una figura tenace che non si allontana mai, neanche quando le sue risposte appaiono dure mentre invece sono solo spinte per la salvezza del figlio.

 

«Mamma, io da oggi smetto, basta» […] Torna il silenzio, lei riprende quel che stava facendo, forse pulire per terra.

«Io t’ho fatto nasce, ma rinasce spetta solo a te»

 

 

Autore

Daniele Mencarelli è nato a Roma nel 1974 e vive da parecchi anni a Ariccia.
Ha iniziato a pubblicare libri di poesie nel 2001.
La casa degli sguardi è stato pubblicato nel 2018 e ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti.

Nel 2020 ha pubblicato il secondo romanzo Tutto chiede bellezza arrivando finalista al Premio Strega e vincendo Premio Strega Giovani 2020.




Associazione Culturale Pomezia Sparita

Pomezia News ha pensato di dare spazio alla conoscenza delle tantissime associazioni e comitati di quartiere esistenti nel territorio di Pomezia.

Il loro contributo, su base volontaria e senza scopo di lucro, arricchisce di valore la città incrementando il senso di comunità, migliorando e favorendo la crescita armonica di un positivo tessuto sociale indispensabile affinché una città non sia solo un luogo dove dormire.

Proseguiamo il nostro percorso e oggi è il turno dell’Associazione Pomezia Sparita che conosciamo attraverso una breve intervista alla quale ha gentilmente risposto il Presidente Luca Paonessa.

 

1. Quando è nata Associazione Pomezia Sparita e quali sono gli obiettivi che vi siete preposti?

L’associazione culturale Pomezia sparita è stata inaugurata il 31 gennaio 2016: precedentemente, a partire dal 17 agosto 2015, era stato creato un gruppo Facebook con lo stesso nome che si proponeva di essere un luogo virtuale di scambio di informazioni sulla storia di Pomezia, sui suoi monumenti e sugli eventi culturali. Considerato l’interesse mostrato da diversi membri del gruppo social tuttora attivo, si è pensato poi di fondare un’associazione culturale con proprio statuto e regolamento. Un’associazione culturale con soci e con un suo direttivo: Luca Paonessa presidente, Eber Paonessa vicepresidente ed Agostina Pecorella segretaria.

2. Di quanti membri è formata la Associazione Pomezia Sparita Tra soci e simpatizzanti siamo oltre mille membri.

3. In che modo un cittadino può entrare a far parte dell’Associazione Pomezia Sparita?
Per poter partecipare agli eventi online, non si deve fare nulla se non essere iscritti a Facebook ed iscriversi al gruppo pubblico Facebook Pomezia sparita. Per poter invece partecipare ad altre iniziative sul territorio, si richiede invece la tessera che rilasciamo subito al momento del recepimento della domanda di chi si iscrive, dura un anno, è rinnovabile e non costa nulla se non un libero contributo per sostenere l’associazione.

 

 

 

4. Quale, tra i progetti che avete realizzato finora, vi rappresenta di più?
Il memorial Sergio Leone (1929-1989) ha visto la partecipazione di un grande pubblico: nel 2019, con la collaborazione di diversi artisti, organizzammo una grande mostra sotto i portici della torre civica di Pomezia. Fu una bella occasione per omaggiare, a trent’anni dalla morte e a novanta dalla nascita, un grande regista molto amante del territorio e tra l’altro, sepolto, per sua espressa volontà, nel cimitero di Pratica di Mare.
Tra gli altri eventi organizzati dall’associazione, si ricorda anche l’incontro nella biblioteca comunale di Pomezia, con i fratelli Pierluigi e Francesco Roesler Franz, discendenti del pittore Ettore Roesler Franz (1845-1907), autore degli acquerelli di Roma Sparita.

 

5. Quali piattaforme social utilizzate per comunicare le vostre iniziative? Il gruppo pubblico Facebook Pomezia sparita.

 

6. Qual è il progetto al quale state lavorando ora?
A causa della pandemia, continuiamo ad essere molto attivi online, ma gli incontri dal vivo sono sospesi.
Quando l’emergenza sarà terminata, valuteremo come ripartire: un sogno da molti condiviso sarebbe organizzare a Pomezia un evento con il regista, attore e scrittore, Carlo Verdone.
Un artista che possiamo definire il miglior allievo uscito dalla scuola di Sergio Leone e come il Maestro, anch’egli appassionato del territorio di Pomezia tant’è che vi veniva spesso e vi ha girato anche un paio di film: “Il bambino e il poliziotto”, presso la chiesa di Santa Maria delle Vigne a Lavinium, e “Ma che colpa abbiamo noi”, nel borgo di Pratica di Mare.
Di recente abbiamo reso pubblico omaggio a Carlo Verdone, su Raitre, nel corso della trasmissione Quante storie, con l’auspicio che il consiglio comunale possa in futuro prendere in considerazione la possibilità di conferirgli la cittadinanza onoraria di Pomezia.

 




Domenica: un giorno di festa, negozi tutti chiusi

Se tornassimo alla chiusura domenicale delle attività commerciali?

Ricordo perfettamente quando la domenica era un vero giorno di festa. Erano pochi i cittadini che lavoravano, si potevano contare sulle dita di una mano: i medici e sanitari, militari e le forze dell’ordine, i ristoratori, gli alberghi e infine il settore dei servizi di trasporto.

Poi, verso la fine degli anni ’70, sono nati in Italia i primi centri commerciali dietro la spinta americana. Grossi investimenti economici e architettonici sorti per rispondere al consumo e all’acquisto di merci standardizzate e a larga diffusione. Grandi strutture con spazi studiati appositamente con parcheggi e aree di ristoro per accogliere il consumatore interessato all’acquisto ma anche coloro intenzionati solo a passeggiare tra vetrine colorate, aria condizionata e servizi igienici.

Nel giro di pochi anni tantissimi piccoli commercianti non sono riusciti a stare dietro alla novità, costretti a lottare con la grande distribuzione sia in relazione alla varietà di merce offerta, sia alla disponibilità degli orari di vendita e anche alla difficoltà di rispondere all’esigenza di aree di parcheggio nelle vicinanza.

Ma a dare, secondo me, il colpo finale fu l’entrata in vigore, nel gennaio del 2012, della riforma cosiddetta Salva Italia varata dal Governo Monti con la quale si stabiliva la liberalizzazione degli orari di apertura, 24 ore giornaliere e per 365 giorni all’anno.

Una liberalizzazione che, in effetti, si è tramutata in un ulteriore colpo per le piccole attività commerciali impossibilitate a sostenere e competere con l’orario continuato di apertura dei grandi centri commerciali e sfiancate anche dall’insidioso commercio online.
Si potrebbe dire che sono le leggi del mercato dove il più grande vince sempre sul più piccolo e che c’è poco da fare ma forse, dico forse, ora ci viene in soccorso proprio la pandemia.

Sappiamo tutti come negli ultimi mesi l’Italia sia stata divisa in fasce di colore e, per evitare gli assembramenti, sia stata decretata la chiusura nei giorni festivi e prefestivi di tutti i centri commerciali. Chiusura che ha messo i cittadini ubicati nelle zone gialle di fronte alla decisione di che cosa fare durante il fine settimana.

Così, visto che l’uomo ha la capacità di trovare sempre soluzioni semplici e geniali, ecco che popoli di sedentari e di consumatori, hanno riscoperto il bello di una passeggiata al mare, del piacere di camminare nella natura, di fare una passeggiata in bicicletta, di organizzarsi per escursioni immersi nei boschi, di scoprire il fascino della ricchezza artistica della nostra terra. (Causando, è vero, ulteriori assembramenti anche se all’aria aperta!)

 

Allora mi chiedo: perché non proseguire su questa strada aperta per cause di forza maggiore e lasciare CHIUSI la domenica tutte le attività commerciali ad esclusione della ristorazione?

 

Capisco che si andrebbe contro enormi interessi economici ma una cosa l’abbiamo imparata durante questo lungo anno con il Covid-19, ed è che tutti noi abbiamo bisogno di contatti umani, che sentiamo la necessità di respirare  aria fresca, di contatto con la natura, di farci due risate con gli amici e che non importa se indossiamo l’abito in trend del momento, o siamo appena usciti dal parrucchiere, ciò che conta davvero è stare insieme, e farlo la domenica ha qualcosa che profuma di cose belle, di quelle di una volta, di valori reali, di giornate da ricordare per sempre nel tempo.

Sono una visionaria, lo so, ma una visionaria che crede fortemente nella volontà e nella capacità del genere umano e credo che, laddove non arrivino le leggi e i decreti, possano arrivare il buon senso e la volontà popolare. Sicuramente i centri commerciali torneranno ad aprire le loro porte, ad accendere le loro luci e ad esporre le proprie merci, ma noi possiamo scegliere e allora facciamolo.

Acquistiamo ciò di cui abbiamo bisogno durante i giorni feriali e il sabato, ma lasciamoci libera la domenica per vivere.

 

 

Foto di Freepik




Furore di John Steinback

Capolavoro della letteratura americana del novecento

 

Furore di John Steinback uscì nel 1939 negli Stati Uniti con il titolo The Grapes of Wrath e divenne in brevissimo tempo un best seller da oltre 4milioni di copie.

Insieme al successo, però, nacque una grande discussione tra chi affermava che Steinbeck avesse messo in luce un versione sbagliata delle grandi industrie proprietarie terriere e conserviere e delle manovre della banche e chi, al contrario, appoggiava in toto la versione del grande scrittore americano.

In Italia il libro approdò nel 1940 grazie a Elio Vittorini che lo segnalò a Bompiani e subì la rigida censura fascista ma venne comunque pubblicato perché, secondo il pensiero del regime, il romanzo smontava il sogno americano come terra promessa.

Furore di John Steinbeck – Bompiani

 

Trama

Furore narra la storia della famiglia Joad costretta ad abbandonare la terra che coltivano nell’Oklahoma a causa delle dust bowls, tempeste di sabbia e dagli esiti della crisi del ’29, i quali, per raggiungere il miraggio di una terra ricca e fertile come veniva raccontata la California, caricano su un vecchio autocarro tutti i loro averi e si incamminano lungo la Route 66, la famosa strada che congiunge i due oceani degli States.

La famiglia Joad non è sola in questa impresa. Migliaia di altre famiglie hanno fatto la stessa scelta e sono in viaggio verso la terra promessa, peccato che sia tutto un miraggio per attrarre in California manodopera in abbondanza e sfruttare i lavoratori i quali, invece di potersi rifare una vita, saranno costretti a subire angherie e soprusi di ogni genere. La loro dignità sarà azzerata e le loro speranze spazzate via in quel terribile dispregiativo con il quale verranno bollati come gli Okies.

Riflessioni

Furore sviscera una delle pagine più drammatiche dei primi anni del novecento americano e la grandezza di Steinbeck è proprio nell’aver reso universale il dolore e la ferita di un popolo.

Leggendo Furore nella nuova edizione integrale di Sergio Claudio Perroni per Bompiani, è facile paragonare la spinta verso l’Ovest negli anni ‘30 del Novecento con il flusso migratorio che sta affrontando l’Europa e l’Italia in particolare.

Leggendo lo stile magistrale e minuziosi con cui Steinbeck descrive la fame, la miseria, la speranza e la determinazione di andare avanti, si può immaginare lo stato d’animo che alberga nel cuore di chi è costretto a lasciare tutto, anche quando quel tutto è quasi niente, pur di sperare un futuro migliore per sé stessi e per i propri figli.

 

La vita randagia li cambiò; le grandi arterie, i bivacchi lungo la strada, la paura della fame e la fame stessa li cambiarono. I figli affamati li cambiarono, l’interminabile vagare li cambiò. Erano emigranti. E l’ostilità li cambiò li saldò, li unì; l’ostilità che induceva i centri abitati a raggrupparsi e a equipaggiarsi come per respingere un invasore, manipoli armati di manici di piccone, garzoni e bottegai armati di fucili, per difendere il mondo contro gente del loro stesso sangue.

Nell’Ovest si diffuse il panico […] e si convinsero a vicenda che loro erano buoni e che gli invasori cattivi, come fa ogni uomo prima di andare a combattere un altro.

A oltre settant’anni dalla sua stesura, Furore, riesce ancora a parlare ai lettori che non possono fare a meno di riconoscersi nei temi centrali di cui le pagine sono intrise: il dolore, la morte, la giustizia, la colpa, il riscatto e la ricerca del paradiso.

Furore non è un romanzo ma un capolavoro della letteratura del novecento che merita una lettura pacata e parsimoniosa per dare modo alle pagine, così intrise di verità, umanità e di storia che, purtroppo, si ripete immutata nel tempo, di sedimentarsi per bene nel profondo dell’animo di ciascuno di noi.

Tutti hanno diritto a sperare e lottare per un futuro migliore.

 

Non ci sarebbe mai stato nessun crollo finché la paura fosse riuscita a trasformarsi in furore.




Associazione Culturale Musicale Nisi Vox

Conoscere Pomezia Attraverso Le Associazioni E I Comitati Di Quartiere Del Territorio

 

Pomezia News ha pensato di dare spazio alla conoscenza delle tantissime associazioni e comitati di quartiere esistenti nel territorio di Pomezia.

Il loro contributo, su base volontaria e senza scopo di lucro, arricchisce di valore la città incrementando il senso di comunità, migliorando e favorendo la crescita armonica di un positivo tessuto sociale indispensabile affinché una città non sia solo un luogo dove dormire.

Il nostro viaggio prosegue e questa settimana vi parliano dell’Associazione Culturale Nisi Vox

 

  1. Quando è nata Associazione Nisi Vox e quali sono gli obiettivi che vi siete preposti?
    L’associazione ufficialmente si è costituita nel 2018. Nisi Vox è l’evoluzione concertistica del Coro Padre Davide della Parrocchia San Benedetto di Pomezia, infatti è composto al 90% dai cantori di quest’ultimo. Il principale obiettivo del coro è quello di 
    promuovere e valorizzare il territorio attraverso la diffusione della cultura musicale, fare comunità e ovviamente esibirsi in concerto. 
  2. Di quanti membri è formata l’Associazione Nisi Vox?
    Il coro (quindi gli associati) è composto da circa 40 elementi
     
  3. In che modo un cittadino può entrare a far parte dell’ Associazione Nisi Vox?
    Tutti possono far parte del coro, senza distinzione di nessun tipo. E’ sufficiente iscriversi all’associazione.
     
  4. Quale, tra i progetti che avete realizzato finora, vi rappresenta di più?
    I concerti di Natale sono probabilmente i progetti che hanno riscosso nel tempo i maggiori consensi ma anche l’esibizione per gli 80 anni di Pomezia ci ha regalato tantissime soddisfazioni. Da Gennaio siamo diventati ufficialmente il coro della Citta di Pomezia e siamo certi che questo legame sarà una spinta ulteriore alla nostra crescita.
  5. Quali piattaforme social utilizzate per comunicare le vostre iniziative?
    Per le nostre iniziative utilizziamo FB e il neonato canale YT
     
  6. Qual è il progetto al quale state lavorando ora
    In questo particolare periodo il coro, come da DPCM, non può esibirsi, ma non è fermo. Con tutte le difficoltà e le attenzioni del caso, continuiamo a provare e a progettare cose nuove, sperando vivamente di poterne cogliere i frutti al più pesto.