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Il cinque maggio. Bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte

By Stefania Piumarta on 5 Maggio 2021
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Il cinque maggio. Bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte

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5 maggio 1821 – 5 maggio 2021

 

A duecento anni dalla morte di Napoleone niente di meglio che ricordare l’ode di Alessandro Manzoni Il cinque maggio visto che i posteri, cui spetta, l’ardua sentenza siamo proprio noi.

Studiata, amata e odiata, almeno le prime righe dell’ode manzoniana è ricordato a memoria da tantissimi di noi:

 

Ei fu. Siccome immobile,

Dato il mortal sospiro,

Stette la spoglia immemore

Orba di tanto spiro,

È curioso sapere che Alessandro Manzoni compose in soli tre giorni questo famosissimo componimento che rievoca la figura di Napoleone Bonaparte partendo proprio dalla sua morte avvenuta all’isola di Sant’Elena il 5 maggio 1821.

Tematiche centrali dell’ode sono la grandezza e la sconfitta di Napoleone lasciando proprio ai posteri l’ardua sentenza di valutarne le gesta.

 

Bonaparte valica il Gran San Bernardo Dipinto di Jacques-Louis David

Bonaparte valica il Gran San Bernardo Dipinto di Jacques-Louis David

 

 

In occasione del bicentenario della sua morte ecco alcuni eventi tra i tanti che sono stati organizzati in diverse città italiane.

 

  • Fu vera gloria? Evento promosso da Manzoni POP in programma sulla piattaforma Google Meet il 5 maggio ore 21:00. Per inscrizioni inviare una email all’indirizzo [email protected]
  • Su Rai Storia martedì 4 maggio alle ore 21.10 è in programma il docufilm che lo celebra, dal titolo “Ei fu. Vita, conquiste e disfatte di Napoleone Bonaparte” realizzato dallo storico Alessandro Barbero con Davide Savelli per la regia di Graziano Conversano.
  • “Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza” l’Università degli Studi dell’Insubria di Varese organizza un processo online dove l’accusa è rappresentata da Alberto Tedoldi, professore nell’università di Verona e la difesa affidata a Paolo Luca Berbardini, ordinario di Storia moderna. Poi ci sarà la corte e il pubblico che voterà da remoto con un apposito form. L’evento è in programma per mercoledì 5 maggio alle 17,49 a libera partecipazione sulla piattaforma Teams al seguente link https://www.uninsubria.it/processo-napoleone.
  • Intenso programma di iniziative all’isola dell’Elba, luogo dove l’Imperatore trascorse dieci mesi. Sul sito http://www.visitelba.info/napoleone-2021/ trovate il calendario costantemente aggiornato, con escursioni, concerti e meeting dai luoghi dove era solito passeggiare alle diverse residenze dove soggiornò fino al cibo che amava gustare.

E non potevamo esimerci da offrirvi la possibilità di leggere l’ode Il cinque maggio rinviando ancora per un po’ la sentenza di giudicare un imponente condottiero della storia europea e lasciandoci andare solo alla bellezza dell’ode del grande Alessandro Manzoni.

 

Il cinque maggio

 

Ei fu. Siccome immobile,

dato il mortal sospiro,

stette la spoglia immemore

orba di tanto spiro,

così percossa, attonita

la terra al nunzio sta.

muta pensando all’ultima

ora dell’uomo fatale;

nè sa quando una simile

orma di piè mortale

la sua cruente polvere

A calpestar verrà.

lui folgorante in solio

vide il mio genio e tacque;

quando, con vece assidua,

cadde, risorse e giacque,

di mille voci al sonito

mista la sua non ha:

vergin di servo encomio

e di codardo oltraggio,

sorge or commosso al subito

sparir di tanto raggio:

e scioglie all’urna un cantico

che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,

dal Manzanarre al Reno,

di quel securo il fulmine

tenea dietro al baleno;

scoppiò da Scilla al Tanai,

dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri

l’ardua sentenza: nui

chiniam la fronte al Massimo

Fattori, che volle in lui

del creator suo spirito

più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida

gioia d’un gran disegno,

l’ansia d’un cor che indocile

serve, pensando al regno;

e il giunge, e tiene un premio

ch’era follia sperar;

tutto ei provò, la gloria

maggior dopo il periglio,

la fuga e la vittoria,

la reggia e il tristo esiglio:

due volte nella polvere,

due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,

l’un contro l’altro armato,

sommessi a lui si volsero,

come aspettando il fato;

ei fe’ silenzio, ed arbitro

s’assise in messo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio

chiuse in sì breve sponda,

segno d’immensa invidia

e di pietà profonda,

d’inestinguibil odio

e d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago

l’onda s’avvolve e pesa,

l’onda su cui del misero,

alta pur dianzi e tesa,

scorre la vista a scernere

prode remote invan;

tal su quell’alma il cumulo

delle memorie scese!

Oh quante volte ai posteri

narrar se stesso imprese,

e sull’eterne pagine

cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito

morir d’un giorno inerte,

chinati i rai fulminei,

le braccia al sen conserte,

stette, e dei sì che furono

l’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili

tende, e i percossi valli,

e il lampo de’ manipoli,

e l’onda dei cavalli,

e il concitato imperio,

e il celer ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio

cadde lo spirito anelo,

e disperò: una valida

venne una man dal cielo,

e in più spirabil aere

pietosa il trasportò;

e l’avviò, per floridi

sentier della speranza,

ai campi eterni, al premio

che i desideri avanza,

dov’è silenzio e tenebre

la gloria che passò.

Bella Immortal! Benefica

Fede ai trionfi avvezza!

scrivi ancor questo, allegrati;

chè più superba altezza

al disonor del Golgota

giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri

sperdi ogni ria parola:

il Dio Che atterra e suscita,

che affanna e che consola,

sulla deserta coltrice

accanto a lui posò.

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