Wednesday, May 12, 2021

Domenica: un giorno di festa, negozi tutti chiusi

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Se tornassimo alla chiusura domenicale delle attività commerciali?

Ricordo perfettamente quando la domenica era un vero giorno di festa. Erano pochi i cittadini che lavoravano, si potevano contare sulle dita di una mano: i medici e sanitari, militari e le forze dell’ordine, i ristoratori, gli alberghi e infine il settore dei servizi di trasporto.

Poi, verso la fine degli anni ’70, sono nati in Italia i primi centri commerciali dietro la spinta americana. Grossi investimenti economici e architettonici sorti per rispondere al consumo e all’acquisto di merci standardizzate e a larga diffusione. Grandi strutture con spazi studiati appositamente con parcheggi e aree di ristoro per accogliere il consumatore interessato all’acquisto ma anche coloro intenzionati solo a passeggiare tra vetrine colorate, aria condizionata e servizi igienici.

Nel giro di pochi anni tantissimi piccoli commercianti non sono riusciti a stare dietro alla novità, costretti a lottare con la grande distribuzione sia in relazione alla varietà di merce offerta, sia alla disponibilità degli orari di vendita e anche alla difficoltà di rispondere all’esigenza di aree di parcheggio nelle vicinanza.

Ma a dare, secondo me, il colpo finale fu l’entrata in vigore, nel gennaio del 2012, della riforma cosiddetta Salva Italia varata dal Governo Monti con la quale si stabiliva la liberalizzazione degli orari di apertura, 24 ore giornaliere e per 365 giorni all’anno.

Una liberalizzazione che, in effetti, si è tramutata in un ulteriore colpo per le piccole attività commerciali impossibilitate a sostenere e competere con l’orario continuato di apertura dei grandi centri commerciali e sfiancate anche dall’insidioso commercio online.
Si potrebbe dire che sono le leggi del mercato dove il più grande vince sempre sul più piccolo e che c’è poco da fare ma forse, dico forse, ora ci viene in soccorso proprio la pandemia.

Sappiamo tutti come negli ultimi mesi l’Italia sia stata divisa in fasce di colore e, per evitare gli assembramenti, sia stata decretata la chiusura nei giorni festivi e prefestivi di tutti i centri commerciali. Chiusura che ha messo i cittadini ubicati nelle zone gialle di fronte alla decisione di che cosa fare durante il fine settimana.

Così, visto che l’uomo ha la capacità di trovare sempre soluzioni semplici e geniali, ecco che popoli di sedentari e di consumatori, hanno riscoperto il bello di una passeggiata al mare, del piacere di camminare nella natura, di fare una passeggiata in bicicletta, di organizzarsi per escursioni immersi nei boschi, di scoprire il fascino della ricchezza artistica della nostra terra. (Causando, è vero, ulteriori assembramenti anche se all’aria aperta!)

 

Allora mi chiedo: perché non proseguire su questa strada aperta per cause di forza maggiore e lasciare CHIUSI la domenica tutte le attività commerciali ad esclusione della ristorazione?

 

Capisco che si andrebbe contro enormi interessi economici ma una cosa l’abbiamo imparata durante questo lungo anno con il Covid-19, ed è che tutti noi abbiamo bisogno di contatti umani, che sentiamo la necessità di respirare  aria fresca, di contatto con la natura, di farci due risate con gli amici e che non importa se indossiamo l’abito in trend del momento, o siamo appena usciti dal parrucchiere, ciò che conta davvero è stare insieme, e farlo la domenica ha qualcosa che profuma di cose belle, di quelle di una volta, di valori reali, di giornate da ricordare per sempre nel tempo.

Sono una visionaria, lo so, ma una visionaria che crede fortemente nella volontà e nella capacità del genere umano e credo che, laddove non arrivino le leggi e i decreti, possano arrivare il buon senso e la volontà popolare. Sicuramente i centri commerciali torneranno ad aprire le loro porte, ad accendere le loro luci e ad esporre le proprie merci, ma noi possiamo scegliere e allora facciamolo.

Acquistiamo ciò di cui abbiamo bisogno durante i giorni feriali e il sabato, ma lasciamoci libera la domenica per vivere.

 

 

Foto di Freepik

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