Sunday, November 29, 2020
  • Home
  • Pomezianews
  • Giornata internazionale dell’infanzia: il diritto a una famiglia

Giornata internazionale dell’infanzia: il diritto a una famiglia

Avatar By Marina Landolfi on 20 Novembre 2020
0 62 Views

Giornata internazionale dell’infanzia: il diritto a una famiglia

image_pdfimage_print

 

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per ricordare la Convenzione approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 ratificata da 196 Stati (per ultima la Somalia, gli Stati Uniti l’hanno solo firmata). L’Italia l’ha ratificata il 27 maggio 1991 con la legge n. 176. La Convenzione, composta di 54 articoli, riconosce a tutte le bambine e i bambini del mondo la titolarità dei diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici. Per l’occasione vogliamo focalizzare l’attenzione sul diritto dei bambini e degli adolescenti ad avere una famiglia come riportato soprattutto negli artt. 20 e 21, dove si evidenzia il diritto del minore di trovare sempre protezione in un ambiente familiare, seppur temporaneamente, anche quando il nucleo di origine non sia idoneo. Affronteremo il tema parlando di affidamento familiare. Lo faremo  intervistando due nostri concittadini, Emma e Nicola, che vivono questa importante ed impegnativa esperienza e che con molta disponibilità la condividono con i nostri lettori, con l’idea che possa essere di sostegno/aiuto/confronto per chi è già genitore affidatario, o per chi lo volesse divenire.

Come è nata l’idea di accogliere un bambino in famiglia

Diciamo che il nostro percorso inizia con un progetto ‘Accoglienza’ promosso da un’associazione onlus. Da 7 anni, nei periodi estivi e durante le vacanze di Natale, ospitiamo con molta gioia a casa nostra D., un bambino di dodici anni dell’est europeo, che oramai parla anche un buon italiano. E’ un ragazzino intelligente e sveglio sempre pronto ad apprendere, a capire cosa avviene intorno a lui, che apprezza molto il tempo che condividiamo con lui giocando, andando a spasso e facendo molte altre attività.

Da quasi 4 anni siamo i genitori affidatari di A., un ragazzo italiano di 17 anni. L’idea dell’affido familiare è nata parlando con un familiare che già collabora con case famiglia. Abbiamo contattato il Comune: un ufficio ad hoc nei servizi sociali è a disposizione per spiegare come funziona l’affido. Avevamo già iniziato il percorso dell’adozione, ma poi vedendo le difficoltà e le lungaggini ‘burocratiche’ l’abbiamo abbandonato. Per noi è un grande onore essere i genitori di A., soprattutto perché abbiamo la consapevolezza di rappresentare per lui un punto di riferimento, tra le tante difficoltà e problematiche che ha incontrato nel corso della sua infanzia. Non è stato difficile intraprendere questo nuovo cammino: io e mia moglie ci siamo solo guardati negli occhi e abbiamo accettato. Ovviamente la costruzione del rapporto tra noi tre passa attraverso equilibri, fraintendimenti, paure, sicurezza e contentezza. Con mia moglie ci mettiamo in discussione, ci guardiamo ‘dentro’ con più frequenza di prima, per cercare di dare tutto il nostro meglio in termini di ascolto, attenzione, affetto e disponibilità per accompagnarlo lungo la sua crescita di figlio adolescente.

Riguardo alle aspettative, come state vivendo lo status di genitori affidatari

Sull’affidamento la gente sa poco e spesso è male informata. Certo le energie da mettere in campo sono molte, bisogna rivedere molte posizioni personali e di coppia. Non è un’esperienza semplice, come genitori non la pensiamo sempre allo stesso modo sulle scelte da intraprendere, ma è soddisfacente se guardiamo ad ampio spettro all’esperienza stessa.

Quali sono, o sono stati, i commenti e le reazioni di amici e parenti

Diverse le reazione di amici e parenti. Chi dice che non l’avrebbe mai fatto, chi ci apprezza, chi ci dice che siamo belle persone. Poca indifferenza intorno all’argomento e addirittura qualche amico/a ha cominciato a seguire il nostro stesso percorso. I parenti ci hanno sostenuto sempre e sono favorevoli a questa esperienza. L’assistenza psicologica e il sostegno dei servizi sociali è fondamentale, altrimenti in certe situazioni la confusione prende il sopravvento e ti fa fare scelte sbagliate. Quello che ho notato sull’affido familiare è che non è conosciuto dai più, e quindi sarebbe bene che venisse data maggiore diffusione a questa iniziativa per dare una famiglia ai bambini in difficoltà, seppur in modo temporaneo.

 In due parole cosa vi spinge a proseguire in questo percorso di affido

Direi continuità, perché abbiamo intrapreso questo percorso e lo vogliamo portare a termine. Abbiamo voglia, spazio emotivo e desiderio di ‘accogliere’ A. nella nostra famiglia. E poi speranza, nel senso che speriamo che lui possa un giorno pensarci con orgoglio, come noi facciamo con lui. Noi facciamo il massimo ogni giorno con affetto, siamo contenti di ciò e così speriamo che lo sia anche lui di noi.

(Foto di Gisela Merkuur da Pixabay)

In Italia l’istituzione dell’affidamento familiare è disciplinato dalla legge n. 184 del 4 maggio 1983 (Diritto del minore a una famiglia), poi modificata dalla legge n. 149 del 28 marzo 2001, che ha carattere temporaneo ed ha lo scopo di permette ad una famiglia, coppia o singolo, l’accoglienza di un minore italiano o straniero per un tempo limitato la cui famiglia stia vivendo un periodo temporaneo di difficoltà o di crisi, e non in grado di garantire l’accudimento del bambino o del ragazzo stesso. L’affido può essere intrafamiliare o etero familiare, consensuale, disposto dai servizi sociali del Comune, o giudiziale, disposto dal Tribunale dei minorenni se i genitori non danno il consenso e sussistono condizioni di pregiudizio per il minore. I genitori affidatari devono dimostrare adeguate capacità educative ed avere una casa adeguatamente spaziosa per accogliere il bambino/ragazzo nella consapevolezza di avere rapporti al meglio con la famiglia di origine, nell’ottica di reinserire l’affidato appena possibile. Gli aspiranti affidatari, dopo colloquio con i servizi comunali, vengono inseriti all’interno di un apposito elenco ufficiale, in attesa dell’affidamento di un bambino.  Non ci sono vincoli di età degli affidatari rispetto al minore, è sufficiente la maggiore età. A seconda delle circostanze l’affido può essere a lungo termine (fino a due anni, ma prorogabile), medio (non oltre i 18 mesi) e a breve termine, dai 6 agli 8 mesi. Esiste anche una forma particolare, l’affido parziale, che consente al bambino di trascorrere con i genitori affidatari solo alcune ore del giorno, i week end,e brevi vacanze. L’affido segue un iter diverso dall’adozione: mentre, come già evidenziato, l’affido è temporaneo e vengono mantenuti i rapporti con la famiglia di origine, l’adozione è per tutta la vita e prevede la sospensione dei legami con i genitori naturali.

Rispondi