Thursday, July 9, 2020
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Al Napoli il primo trofeo post-pandemia

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di Carlo Di Porto

Il Napoli vince il primo trofeo post-Covid e alza al cielo la Coppa Italia 2020, mentre il suo allenatore, Rino Gattuso, abbassa gli occhi verso l’abisso del dolore, a pochi giorni dalla prematura scomparsa della sorella per un male incurabile. Forse la faccia di Gattuso meglio di qualunque altra cosa fotografa la partita e più in generale il momento che sta vivendo il calcio italiano. Uno spettacolo triste, silenzioso, un teatro vuoto dove gli attori recitano più per se stessi che per un pubblico che non c’è. Il calcio dovrebbe essere allegria, colori, rumori, sensazioni che rimangono impressi per sempre nel cuore e nella mente non solo dei calciatori, ma anche degli spettatori. L’arena oggi è vuota, tristemente riempita di pixel elettronici per il telespettatore e di rumori sintetizzati da chissà quale computer. Manca il cuore, la passione, il sentimento, mancano le esclamazioni  di meraviglia per una giocata di Ronaldo o un dribbling di Mertens. É un calcio disinnescato, depotenziato, è un calcio che non ci piace.

Ci sono voluti i calci di rigore per decretare il successo del Napoli: sbagliano Dybala e Danilo per la Juventus e, senza demeritare, ad esultare è la squadra partenopea, ma è il resto a rimanere impresso nella nostra mente. La desolante solitudine del tifoso, abbandonato davanti alla TV alla ricerca di una passione perduta. Proprio ieri, nel cinquantenario della partita del secolo, di quella partita che mai come nessuna aveva reso calcio e tifosi una cosa sola.

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