Friday, November 22, 2019

Le Città di fondazione: la storia dell’agro pontino

massimiliano villani By massimiliano villani on 29 Ottobre 2019
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Proprio domenica 27 ottobre la nostra Città ha iniziato i festeggiamenti degli 80 anni dalla sua inaugurazione (29 ottobre) con l’organizzazione della trentesima edizione della “Giornata del Colono”, in collaborazione con l’Associazione dei Coloni e il patrocinio dell’Amministrazione comunale.

Tenere viva la memoria e diffondere anche alle nuove generazioni la storia di Pomezia, dalla sua fondazione, avvenuta il 25 aprile 1938.

Ripercorriamo le tappe principali della genesi della nostra Città e delle altre Città di “fondazione”..

Il 5 Aprile 1932, in occasione della visita fatta ai lavori di bonifica dell’agro Pontino, Mussolini decise la fondazione del primo comune con il nome di Littoria e volle che sorgesse nel centro stesso della palude.

Questa città, inaugurata il 18 dicembre 1932, assunse poi la denominazione attuale, Latina, il 7 giugno 1945 a seguito della pubblicazione del decreto luogotenenziale del 9 aprile 1945, n. 270, con cui il toponimo fascista veniva sostituito da uno che consentiva di mantenere la sigla esistente della provincia.

Durante questo periodo vengono fondate cinque città nell’Agro Pontino: dopo Littoria toccò a Sabaudia, Pontinia, Aprilia e infine Pomezia.

Dal 1932 al 1938 nascono così cinque nuove città su questo territorio, situato a circa 40 chilometri a sud di Roma, di 840 chilometri quadrati, una volta paludoso e fonte di malaria: questa zona, malsana e poco abitata, diventa in questo modo il progetto più prestigioso intrapreso durante il regime fascista, teso a valorizzare la campagna contro la città industriale affollata e incontrollabile.

L’alto tasso di disoccupazione e l’ondata di migrazione interna di circa 18 milioni di persone dal sud al nord rende molto precaria la situazione all’interno dei grandi poli industriali.

D’altra parte anche l’edilizia popolare non appare sufficiente a dare alloggio alla folla di operai e braccianti disoccupati e l’affollamento delle grandi città del nord diventa dunque un rischio politico per il regime, il quale teme l’influenza del comunismo e la rivolta operaia.

La mossa pensata dal regime per arginare questa situazione è lo sfollamento della città industriale e la ruralizzazione d’Italia, con lo scopo di vincere, grazie alla trasformazione territoriale, la battaglia del grano e incentivare l’incremento demografico.

L’unica città che non poteva rientrare nel concetto della metropoli industriale malsana era naturalmente Roma, capitale ricca di monumenti e piazze antiche, vero e unico simbolo dell’impero romano.

Il denominatore comune di tutte le città di fondazione fascista è la concezione autoritaria dello spazio che si esplicita nell’organizzazione della piazza o della zona centrale, fulcro in cui si concentrano tutte le istituzioni statali, fasciste o religiose, quali il palazzo comunale, la Casa del fascio, la Casa del balilla, la chiesa, la Caserma della milizia, il Dopolavoro.

L’intento era quello di dare un’immagine ideale di città nella quale sia raffigurato il potere del regime fascista: la caratteristica principale dell’immagine delle nuove fondazioni è costituita dalla triade verticale composta dalla torre littoria e dalle due torri meno appariscenti della chiesa e del palazzo comunale, visibili nella piatta pianura anche da lontano.

La nascita di Pomezia fece quindi seguito, come detto, alla riqualificazione della palude pontina (legge di bonifica integrale del 1928), per costituire una città che fungesse da collegamento tra Roma e le nuove città dell’Agro Pontino.

Originariamente, per la nostra Città fu previsto il nome di “Ausonia”, ma già prima dell’inizio dei lavori fu mutato in Pomezia: nel 1932 Pomezia si divide, così, da Roma, formando un comune autonomo che inizialmente contava all’incirca 1300 abitanti, dopodiché iniziarono i lavori di costruzione della città e il conseguente ripopolamento.

Concessionaria della costruzione fu designata l’Opera Nazionale Combattenti, che il 1º ottobre 1937 bandì un concorso urbanistico vinto dagli architetti Petrucci, Tufaroli, Paolini e Silenzi.

Pochi mesi dopo, il 25 aprile 1938, fu posata la prima pietra simbolica e il 29 ottobre 1939 i primi nuovi insediamenti furono inaugurati.

La popolazione fu costituita in origine da famiglie coloniche: i primi arrivi giunsero dalla Romagna nel giugno 1939; in ottobre giunse un secondo contingente e, a seguire, popolarono la zona famiglie di origine trentina provenienti dalla Bosnia.

Ai coloni furono consegnati dei poderi, comprensivi di un casolare e di un appezzamento di terreno coltivabile.

Il territorio di Pomezia, che comprendeva anche Ardea, subì pesantemente i bombardamenti della seconda guerra mondiale effettuati dagli Alleati: quelli dell’aeroporto di Pratica di Mare e della Torre del Vajanico (Torvaianica), oltre alle mine che i tedeschi, ritirandosi, lasciarono lungo il litorale.

Proprio il litorale pometino rimase quasi sconosciuto fino ai primi anni cinquanta: l’11 aprile del 1953 la sua notorietà crebbe a causa di un fatto di cronaca nera, il ritrovamento sulla spiaggia di Torvaianica del corpo senza vita di una giovane donna di 21 anni, Wilma Montesi.

Tale vicenda ebbe l’effetto di richiamare l’attenzione sul litorale che, così, divenne meta preferita della Roma bene.

Inizialmente progettata come centro principale di una zona a vocazione agricola, nel dopoguerra Pomezia ha cambiato la sua storia diventando un importante centro industriale del Lazio, in virtù della sua vicinanza con Roma e dell’inclusione del suo territorio tra le zone beneficiarie delle politiche di sviluppo economico dell’ente Cassa per il Mezzogiorno

Nel maggio del 1970 la frazione di Ardea si staccò da Pomezia per formare un comune autonomo.

Lo sviluppo della città fu davvero importante: si passò, infatti, dai circa 6 mila abitanti e 47 attività locali del 1951 ai 37 mila abitanti e 537 attività locali del 1991 (gli aiuti della Cassa del Mezzogiorno terminarono proprio nel 1990).

A partire dalla fine degli anni ottanta la zona di Pomezia è stata interessata da un progressivo processo di deindustrializzazione che ha portato alla chiusura di numerose piccole e medie imprese.

Al contempo si è registrato un progressivo sviluppo dell’economia legata al terziario e al commercio, che ha permesso alla città di consolidare la sua importanza economica in ambito regionale.

A questi fenomeni economici si è aggiunto quello dell’arrivo nel territorio pometino di nuclei familiari provenienti da Roma, costituiti soprattutto da giovani coppie, anche a causa del forte incremento dei prezzi nel mercato immobiliare romano.

Arriviamo infine ai giorni nostri, dopo questo breve viaggio: stamattina è stato inaugurato uno spazio dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico della nostra Città.

Una vera e propria struttura espositiva dedicata alla storia di Pomezia, che trasforma di fatto piazza Indipendenza in un museo a cielo aperto, nel quale passato e presente si fondono in un unico momento di identità storica e culturale.

massimiliano villani
massimiliano villani

Nato a Napoli, cresciuto a Roma e residente a Pomezia ormai da più di dieci anni, mi occupo da sempre di comunicazione e sono convinto che l'impegno civico, unito all'amore per il proprio territorio, possa essere un grande stimolo alla crescita di una collettività partecipe e consapevole

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