Tuesday, June 25, 2019

Il simbolo di Pomezia rinasce in un murale

massimiliano villani By massimiliano villani on 12 Aprile 2019
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La dea Pomona, simbolo della nostra Città, è diventata un murale pieno di colori.

Un lavoro davvero eccezionale degli studenti del liceo artistico di Pomezia Pablo Picasso e dei writer “Solo e Diamond”, presentato lo scorso 5 aprile come opera di street art nel parco commerciale “Pomona”.

Un murale, commissionato dall’imprenditore Mario Serafinelli e patrocinato dal Comune, che rappresenta l’evoluzione storica della città, dalla fondazione e il mito dello sbarco di Enea al presente e al futuro.

Il risultato grafico e simbolico è davvero sorprendente, con i due artisti romani (Solo e Diamond) che hanno realizzato il doppio ritratto della dea e i ragazzi liceali che hanno ideato e dipinto il resto dell’opera: viene rappresentata Pomona, la dea romana dei frutti, in modo speculare, nella sua immagine passata e futuristica.

Mentre Pomona antica tiene in mano una mela rossa con i simboli storici di Pomezia (lo sbarco di Enea, la Torre e la Chiesa), Pomona futuristica tiene una mela verde con dei simboli del presente o del prossimo futuro (pale eoliche e i droni): un progetto, queso, tra l’altro, che rientra infatti nel monte ore previsto per l’alternanza scuola-lavoro.

Un’opera quindi davvero interessante, sia dal punto di vista dell’ideazione e della creatività espressa, che da quello della valorizzazione dei luoghi cittadini e della costruzione di una cultura condivisa e di aggregazione.

Lo conferma anche il Primo Cittadino, Adriano Zuccalà, secondo il quale “l’obiettivo di questo murale, primo in Italia per dimensioni nella categoria anamorfico, è quello di valorizzare un nuovo spazio urbano, rappresentando una visione della nostra Città proiettata in un futuro sempre più tecnologico ed ecologico”.

Ma facciamo un breve excursus sulla storia di Pomona.

Il nome della dea Pomona è il risultato della fusione tra “pomorum”, genitivo plurale di frutti, e “patrona”, signora: in effetti, pomo è il termine che si usa anche in italiano per indicare alcuni frutti (come la mela) e Pomonalia invece era la ricorrenza che annualmente, il 1° novembre, gli antichi Romani festeggiavano in suo onore offrendole in dono delle mele e sperando di propiziarsi la fertilità.

Ovidio descrive Pomona come amante della vita all’aria aperta, in particolare della campagna e delle sue coltivazioni: “Pari non ebbe nessuna fra le Amadriadi latine a coltivare giardini” (le Amadriadi erano figure mitologiche inventate dai Greci, ninfe che vivevano in simbiosi con gli alberi).

Lo stesso inoltre sostiene che Pomona al posto del classico giavellotto brandisse un falcetto, per essere sempre pronta a spuntare qualche ramo o sfoltire i ciuffi d’erba: quindi la sua devozione andava tutta ai lavori agresti e non pensava all’amore, nonostante fosse da molti uomini, divinità e satiri, al punto da essere costretta a recintare le sue coltivazioni per impedire l’accesso ai maschi troppo focosi.

Pomona è esempio di bellezza bucolica ed è sempre rappresentata con il falcetto, con le mele o con altra frutta: sembra che ai tempi dell’antica Roma, sulla via Ostiense attuale tra Ostia e la Capitale, ci fosse un giardino, un frutteto o addirittura un bosco, dedicato alla dea, chiamato “Pomonale”.

Addirittura negli Stati Uniti d’America, alla fine dell’800, una città vicino Los Angeles, fu battezzata Pomona, proprio allo scopo di propiziarne la produzione frutticola ancor prima che un solo albero fosse piantato.

In Italia ci sono invece molte ricorrenze che celebrano la frutta e in particolare le mele: tra queste la popolare “Pomaria”, il cui nome ha certamente la stessa radice latina di quello della prolifica dea.

Il simbolo di Pomezia quindi rinasce, affondando le radici nella storia e con uno sguardo proteso al futuro.

massimiliano villani
massimiliano villani

Nato a Napoli, cresciuto a Roma e residente a Pomezia ormai da più di dieci anni, mi occupo da sempre di comunicazione e sono convinto che l'impegno civico, unito all'amore per il proprio territorio, possa essere un grande stimolo alla crescita di una collettività partecipe e consapevole

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