Friday, April 19, 2019

Innocenti fino a prova contraria. Tutti

Avatar By Teresa Faticoni on 22 Marzo 2019
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Innocente fino a prova contraria: quanto vale oggi questa frase garantita dalle leggi e dalla Costituzione dello Stato italiano?

Contra legem i giornali e i forcaioli dichiarano condannato uno che riceve un avviso di garanzia. Basta leggere i titoloni che in questi giorni campeggiano su tutti i siti di informazione e su tutti i giornali.

Siamo ancora fuori dall’hotel Raphael a lanciare monetine.

Non abbiamo imparato nulla dalla morte, nel 1993, di Raul Gardini, uno dei manager italiani più internazionali e spregiudicati. Che si suicidò dopo aver letto sui giornali di un suo arresto imminente per un presunto coinvolgimento nelle inchieste di Tangentopoli.

E abbiamo cancellato le lettere che il socialista Sergio Moroni inviò a Giorgio Napolitano, allora presidente della Camera prima di spararsi in bocca perché aveva ricevuto due avvisi di garanzia in quel turbinio di avvisi che furono i primi anni Novanta. Quelli che cancellarono la Prima Repubblica ritenendola indegna, come se l’Italia non l’avessero costruita gli stessi italiani che sparavano sui loro rappresentanti.

Avemmo un golpe giudiziario all’epoca, stiamo assistendo a un golpe della comunicazione sfrenata oggi.

Siamo nella stessa identica situazione: la rabbia di un Paese che fa fatica si rivolge contro chi fino a ieri sembrava dovesse salvarlo.

Nemmeno più lo stadio della Roma riesce a unire i cuori dei tifosi, che schiumano odio e condannano a morte il primo che passa sotto tiro.

Avere a che fare con le cose delle pubbliche amministrazioni, oggi, è un compito difficilissimo. È un onore, è vero, ma anche un onere a tratti quasi insopportabile.

Perché si parte dalla presunzione di colpevolezza. Le Pubbliche amministrazioni sono posti di ruberie: partendo da questo assunto invece di fare, si deve passare il tempo a giustificare l’operato. Questa dottrina, diffusissima nel popolo minuto ma anche tra chi governa (passiamo dal drug test degli anni passati che si voleva imporre a chi fa politica, alle impronte digitali che piacciono all’attuale ministro della Funzione pubblica Giulia Bongiorno), implica un blocco su alcuni temi, ritardi su altri, e risorse sprecate.

Possiamo ricominciare a costruire l’Italia sull’art. 27 della Costituzione che afferma che «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva»?

Diciamo che un avviso di garanzia (il cui uso andrebbe fatto con prudenza e parsimonia nelle Procure) è un modo per tutelare i diritti di tutti e non una condanna?

Nel 2017 per reati contro le pubbliche amministrazioni ci sono stati 15940 reati contro la Pubblica amministrazione, di cui 15 per concussione e 167 per corruzione a fronte di oltre 53mila reati contro il patrimonio di cui quasi 20mila condanne per furto (dati Istat completi qui).

Insomma, questi dati raccontano di un Paese diverso da quello che ci vogliono far vedere: possiamo ripartire da qui. Da quell’Italia produttiva e accogliente, a volte troppo silenziosa, che non lancia la caccia al ladro al primo avviso di garanzia, che non accusa gli immigrati delle proprie miserie, che invece vuole costruire un Paese migliore con l’apporto e il coinvolgimento di tutte le forze positive.

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