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Special Olympics, 50 anni di sport ed inclusione

By Marina Landolfi on 20 novembre 2018
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Si svolgerà sabato 24 novembre dalle 10 alle 13, presso il Palazzo dei Congressi all’Eur (Roma), la Convention regionale Team Lazio ‘The Revolution is Inclusion’ per celebrare i 50 anni di Special Olympics, organizzazione internazionale impegnata attraverso lo sport contro emarginazione e pregiudizi, a favore del diritto all’inclusione delle persone con disabilità intellettiva. Durante l’evento, fondamentale per la diffusione del messaggio e dei valori dell’organizzazione, gli atleti racconteranno le loro esperienze e di come lo sport abbia cambiato in meglio la qualità della loro vita consentendo loro di gareggiare in molti sport olimpici, sviluppando il benessere fisico e sperimentando la contentezza di partecipare alle gare in un clima di collaborazione insieme a tecnici, famiglie, volontari e società sportive.

I primi Special Olympics si sono tenuti negli Stati Uniti nel 1968 organizzati dalla fondatrice, Eunice Kennedy Shriver, sorella di John Fitzgerald Kennedy. Avendo una sorella, Rosemary, con una disabilità cognitiva e non volendola vedere segregata o peggio ancora rinchiusa in istituto, volle organizzare gare sportive per chi fosse stato colpito da deficit intellettivo. Organizzò un campo estivo nel cortile della sua casa di Chicago,il ‘Camp Shriver’, dove si disputarono i primi Giochi internazionali Special Olympic. Dagli anni Ottanta venne introdotto lo Sport Unificato, a cui partecipano atleti con e senza disabilità intellettive, che giocano insieme nella stessa squadra, passando così da uno sport esclusivo per sole persone con disabilità, ad uno che coinvolge tutti.

Special Olympics raggruppa più di 5 milioni di atleti e un milione di volontari nel mondo, e circa 16 mila atleti ‘Special’ e 10 mila volontari in Italia: è pronta per lanciarsi nel futuro sotto il segno dell’inclusione e della leadership degli sportivi Special Olympics. Ad un primo sguardo può sembrare un ‘doppione’ del comitato paraolimpico, ma di fatto non lo è: a Special Olympics gareggiano  tutti insieme, persone con e senza disabilità!

La strada dell’inclusone sociale è ancora lunga, ma attraverso lo sport è possibile promuovere una cultura del rispetto e mettere in secondo piano la diversità, permettendo a tutti agli atleti di dimostrare le proprie abilità.

L’invito è aperto a tutta la cittadinanza, alle varie istituzioni del territorio e a chiunque voglia partecipare.

 

Marina Landolfi

Sociologa e formatrice, romana, ma da tanti anni a Pomezia, mi occupo di comunicazione e scienze sociali soprattutto su tematiche inerenti l’infanzia, l’adolescenza e le questioni di genere.

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