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Gli alberi vanno in aiuto delle città

By Marta Fortunati on 29 novembre 2018
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Il grande sviluppo produttivo e dei trasporti degli ultimi anni ha fatto registrare un notevole incremento dello smog, o meglio dell’inquinamento fotochimico, specialmente nelle grandi città: la concentrazione di ozono a basse quote è aumentata, così come sono aumentate le polveri Pm10 nell’atmosfera, superiori al numero consentito. Tale elevata quantità di polveri sottili comporta importanti modificazioni e danni che mettono a rischio l’ecosistema globale. I dati più allarmanti riguardano la presenza di Co2(emissioni di anidride carbonica nell’aria) soprattutto nelle grandi città, prive o quasi di spazi verdi, densamente popolate e con un tasso di veicoli e/o fabbriche che non permette alla vegetazione presente di equilibrare la saturazione dell’aria.

Da una recente ricerca di Coldiretti presentato al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione a Cernobbio (Como) emerge che alcuni arbusti sarebbero in grado di bloccare le pericolose polveri Pm10,che ogni anno provocano in Italia circa 80 mila morti premature (Agenzia europea dell’Ambiente) e che hanno il ‘picco’ da novembre a marzo, soprattutto nelle zone sotto i 200 m. di altitudine.

Tra le varie iniziative messe in atto dalle amministrazioni locali a difesa dell’ecosistema minacciato, c’è l’incremento delle aree verdi, il divieto di transito nei centri storici cittadini per i veicoli a motore, l’aumento delle aree ciclabili e il ricorso agli alberi. In molte aree metropolitane sono stati utilizzati gli alberi per combattere lo smog. Infatti alcuni alberi riescono ad inglobare l’anidride carbonica prodotta dai gas di scarico e a purificarla: la pianta assorbe e rimuove gli inquinanti gassosi e li rende inerti attraverso il suo metabolismo. Tra questi il faggio, che assorbe l’ozono e il biossido di azoto, l’abete di Douglas che abbatte il Pm10 così come il pioppo bianco che contrasta l’anidrite carbonica. Un albero ben gestito, curato e potato è una grande centrale di assorbimento degli inquinanti come accade per esempio con il tiglio selvatico, il frassino e l’acero, ma soprattutto con il  bagolaro (celtis australis), che ha il maggior potere di neutralizzare le polveri sottili.

Alberi dunque anche come strumenti di contrasto allo smog che, insieme ad amministratori e cittadini, possono rendere i centri abitati più vivibili, migliorando la qualità dell’aria e quindi la salute della cittadinanza, in particolare dei bambini. Se gli alberi ‘assorbono’ inquinanti che sono nell’aria, cittadini e amministrazioni locali possono dare il loro contributo attraverso comportamenti consapevoli come non accendere i fuochi all’aperto, limitare l’uso di stufe, caminetti e motori diesel e scegliere le piante più adatte ai diversi contesti della città.

La parola smog venne coniata per la prima volta in un articolo dei primi del Novecento in Inghilterra per denominare la grande quantità di nebbia scura e fuligginosa che compariva a ridosso delle città più industrializzate, o laddove c’era un’alta presenza di veicoli a combustibile fossile.

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