Wednesday, May 23, 2018

Prima Comunione, se avanti a tutto si mettono i regali

By Marta Fortunati on 20 aprile 2018
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Famiglie e bambini vivono sempre più questo importante sacramento come occasione per ricevere regali, ostentare e  fare feste, mettendo in secondo piano il momento religioso e spirituale

 

In questo periodo primaverile, come ogni anno, iniziano i preparativi per i matrimoni, ma anche per la Prima Comunione che sta divenendo sempre più simile all’organizzazione delle nozze: dal vestito all’acconciatura, dal servizio fotografico al catering, fino ai regali che fanno sempre più parte di una lista-regali con l’inclusione oramai anche dei viaggi, proprio come quelli degli gli sposi (la destinazione più richiesta è Disneyland Paris).

La tendenza è quella di ‘sconsacrare’ il sacramento dal suo significato religioso, anteponendo la festa consumistica alla preparazione spirituale che si scontra con il significato della Prima Comunione, in cui il bambino si avvicina all’eucarestia per crescere spiritualmente, accogliendo il corpo di Cristo.

Sempre più spettacolizzata in tutte le sue forme, la Comunione (per i cristiani seconda per importanza dopo il battesimo), viene affidata dai genitori sempre più spesso ad un baby planner, che si occupa di tutta l’organizzazione a partire dagli inviti, per proseguire poi con bomboniere e animatori fino alla torta, spesso personalizzata al luogo dove si svolge il rinfresco o il pranzo.

I genitori vogliono rendere la Comunione dei figli sempre più unica e indimenticabile, una sorta di matrimonio in miniatura. Il fenomeno riguarda tutte le classi sociali, con famiglie che spesso ricorrono anche ad un prestito per poter affrontare l’impegno economico delle spese, perdendo purtroppo di vista il reale valore di questo sacramento che dovrebbe essere un momento familiare, soprattutto religioso, ma che è divenuto una ‘festa’ in cui l’obiettivo primo del bambino e della bambina è prendere il regalo dagli invitati, doni molto più costosi dei classici regali in voga fino a qualche tempo fa come l’orologio, la catenina d’oro con i ciondoli, la macchinetta fotografica, o quelli sportivi  come la divisa della squadra del cuore o una bicicletta nuova.

Sembra quasi che i genitori colgano l’occasione di questo evento per far accettare i figli nella società, farli stare al passo con gli altri bambini, come purtroppo hanno iniziato a fare con il cellulare che già a 7-8 anni viene messo a disposizione dei ragazzini per dar loro, così dicono, maggior sicurezza, anche se di fatto i bambini crescono molto più insicuri.

La Prima Comunione sembra quasi divenuta una festa d’ingresso nella mondanità e, invece di essere intesa come condivisione, diviene sfoggio e esibizione, con l’uomo al centro al posto di Dio e del momento spirituale.

L’Istat ha registrato che nel 2015 in Italia solo il 52% dei bambini fra i 6 e i 13 anni ha partecipato a riti religiosi, e sono  circa mezzo milione l’anno quelli che ricevono la Prima Comunione, con tanto di mercato del ‘consumo’ che ne segue, anche se la Chiesa invita alla semplicità, con le famiglie che però la pongono tra i momenti simbolo della vita anche per chi ha una pratica religiosa poco sviluppata.

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