Sunday, May 22, 2022

“E poi non ne rimase nessuno”

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Biometria

Anche la biometria entra allo stadio

La questione “sicurezza stadio Olimpico” è sempre stata al primo posto nell’agenda del Prefetto Nicolò D’Angelo, ex poliziotto di ferro e dal 2014 a capo dell’ufficio più importante per la sicurezza della Capitale.

Nell’ottobre 2014 difatti, appena insediato la sua prima dichiarazione fu proprio in questo senso: «lavoreremo per evitare gli incidenti soprattutto all’esterno dello stadio Olimpico dove sono successi negli ultimi tempi gli episodi più gravi. Certo molto si è fatto ma miglioreremo quegli aspetti che sono stati studiati con l’Osservatorio.»

Il Prefetto aveva ragione ad esser preoccupato, Ciro Esposito era morto da pochi mesi in circostanze ancora tutte da chiarire, ma accadute a 2800 metri dal primo cancello dello stadio. Si, per il Prefetto era chiaro: il problema era fuori dello stadio. E che ci avesse visto giusto lo dimostrano i referti della Lega, che hanno multato la Roma e la Lazio solo per striscioni e cori, spesso con motivazioni straordinariamente fantasiose come quella che veniva definita “discriminazione territoriale”(infatti abolita subito dopo un anno di inutile applicazione) ma mai per atti violenti all’interno dell’impianto.

Semmai se un problema c’era e c’è ancora ai bordi del rettangolo di gioco sono gli ordigni e i petardi fatti esplodere con incredibile frequenza, quelli si molto pericolosi per l’incolumità pubblica. Ordigni che come tutti anche il Prefetto si sarà chiesto come facciano ad entrare se anche ad un comune tifoso con bambino a fianco gli vengono sequestrati i tappi delle bottiglie di plastica e fatto aprire l’incarto con il “panino con frittata di cipolle” d’ordinanza. Solo che il Prefetto D’Angelo dovrebbe non solo chiedersi come mai entrano ma trovare dall’alto della sua esperienza anche il modo di non farli entrare più, visto che si accede attraverso ben tre controlli e un tornello servo assistito elettronicamente.

Ed invece la strada intrapresa per la sicurezza, in barba ai proclami è ancora concentrata dentro lo stadio. Ci si è concentrati ancora li, in primis con l’intensificazione dei controlli in fase di acquisto di abbonamento o di biglietto singolo e poi creando ad inizio stagione 2015-2016 una serie capillare di divisori settoriali all’interno delle curve che ha sezionato gli spalti e la cui motivazione non è chiara se non nelle segrete stanze dell’osservatorio per l’ordine e la sicurezza. La particolarità di questi provvedimenti è che sono attuati solo all’Olimpico di Roma, che è l’unico impianto d’Italia a giurisdizione del Coni e non dei comuni o meglio (come nel caso di Sassuolo, Juventus e Udinese) delle stesse società.

Ma non è finita qui. Con la stagione che sta per iniziare infatti ecco un’altra trovata straordinaria che renderà ne siamo certi più sicuro ancora uno stadio ormai semideserto. Arrivano infatti i “controlli biometrici”.

Qualcuno ha visto al cinema “Minority Report” di Steven Spielberg con Tom Cruise?

Ebbene, il controllo è praticamente simile. In quel bellissimo film c’erano i sistemi di scansione oculare, qui il sistema è addirittura più sofisticato perché analizza i tratti somatici di quello che davanti al tornello inserisce il biglietto e se li tiene in memoria. Va da se che sarà impossibile entrare nell’impianto con cappelli, sciarpe e con il chador, questo perché altrimenti cosa scansiona lo “scansionatore” di volti? E soprattutto a che serve?

Il motivo è presto spiegato dal Prefetto D’Angelo: «se qualcuno all’interno si macchierà di un reato sarà facile rintracciarlo attraverso la memoria del sistema.» Un sistema che è davvero fantascientifico e che sarebbe piaciuto anche a George Orwell che, seppur armato di tanta fantasia letteraria non l’aveva previsto nei suoi romanzi, almeno per i controlli su una partita di calcio.

Ma che ci chiediamo quanto potrà incidere nella sicurezza? Ma se i biglietti sono già nominativi che senso ha usare questa macchina per registrare ulteriormente chi entra? La sicurezza di Roma è davvero tutta da concentrare intorno alle quattro bandierina del calcio d’angolo?

La metropolitana per esempio, non sarebbe stato il luogo più consono a sperimentare questo sistema di controllo, considerando l’allarme terrorismo sempre altissimo, il Giubileo e soprattutto il fatto che nessun controllo viene effettuato sui passeggeri, di nessun tipo? Chiunque la frequenta sa infatti che si può entrare con qualsiasi cosa pericolosa addosso con grandissima probabilità di non esser scoperto, basta avere il biglietto, tutt’altro che nominativo.

Torniamo allo stadio: per 50 mila spettatori le linee guida del Viminale scrivono che ci devono esser almeno 200 steward all’interno dell’impianto. 1 su 250. Nella metropolitana al controllo dei tornelli non solo non c’è l’apparecchio di rivelazione biometrico ma non ci sono quasi mai neanche quelli che dovrebbero verificare se chi entra lo fa con qualcosa di visibilmente pericoloso. Considerando che fonti del Comune di Roma indicano che nei giorni feriali quasi un milione di utenti attraversano la città con le linee A B e C, con lo stesso calcolo delle linee guida del Viminale per lo stadio, dovremmo aver dislocato nelle stazioni per la verifica dell’ordinario funzionamento ben 4000 addetti, la metà di tutti i dipendenti dell’Atac.

Ma poi che fine ha fatto la lotta alla violenza fuori dallo stadio se il controllo futurista avverrà dalla prima partita del 20 agosto davanti all’ultimo tornello?

Grandi manovre per la verità sono attese anche fuori, occorre dare atto che la fantasia agli operatori della sicurezza non manca: saranno infatti allestite in via sperimentale (tutto è sperimentale quando si tratta di calcio) due aree di parcheggio e sapete dove? A Piazzale Clodio e a Viale della XVII Olimpiade che, “Google maps” alla mano distano a piedi tutte e due come le avessero scelte con un compasso 2 km e 400 metri dall’obelisco con la scritta “DVX” dove c’è il primo controllo. Non sono previste chiaramente navette figuriamoci, ma un non meglio precisato “servizio di steward per gestire il flusso”. Ma quello che potrebbe esser davvero il punto di svolta per la sicurezza dell’area è anche un “potenziamento del contrasto al parcheggio abusivo” promesso ogni anno dal 1983 e mai attuato finora con efficacia.

Eppure, anche difronte a tanta capacità qualche domanda ci sarebbe piaciuto farla al Prefetto D’Angelo, rischiando magari di passare per giornalisti capziosi e sempre poco propensi a guardare la luna invece che il dito:

  • Perché questi sistemi di controllo sono presenti soltanto all’Olimpico? Altri stadi sono più sicuri dottor D’Angelo? È mai stato in curva a Napoli, a Milano o a Bergamo?
  • Possibile che quando si parla di soluzioni per la sicurezza le due società: la Roma e la Lazio non vengono mai coinvolte nelle decisioni, ma le possono soltanto subire, salvo poi multarle salatamente quando qualcuno dei loro supporter combina qualche guaio anche a 5 chilometri dalla curva?
  • Ma davvero è azione adatta alla sicurezza far camminare per due chilometri e mezzo la gente a piedi verso lo stadio? Chi si è già abbonato magari con bambini o persone anziane ma senza contrassegno disabile scopre ora che parcheggerà così lontano. Perché non prevedere come accade per esempio per i concerti o i grandi eventi religiosi una rimodulazione del traffico ad hoc cosi da consentire il parcheggio nelle zone limitrofe come si è sempre fatto del resto?

Domande sicuramente inutili, l’Osservatorio e la Prefettura hanno scelto e per il meglio siamo certi. Un ultimo dubbio però percorre il cronista: ci si potrà considerare ad un livello di sicurezza alto soltanto quando lo stadio Olimpico sarà svuotato completamente dagli esausti spettatori che rimarranno a casa davanti a veder la partita davanti alla loro Smart-TV 55 pollici?

Perché se quello è l’obiettivo, ci siamo quasi, signor Prefetto. La strada è quella. Come scriveva Agatha Christie: “E poi non ne rimase nessuno”.

Mauro Valentini

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