Wednesday, December 19, 2018
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Anche nella cura delle malattie uomini e donne sono diversi: ogni patologia deve tener conto delle differenze di genere per la prevenzione e l’appropriatezza terapeutica

La differenza tra uomini e donne è stata per lo più ignorata nell’individuazione di cure e azioni preventive nelle malattie, con la conseguenza di terapie non sempre adeguate alle esigenze femminili e maschili. Su indicazione dell’organizzazione mondiale della sanità (Oms) e, in Italia, dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) negli ultimi anni si è andata sempre più sviluppando la medicina di genere, che si occupa di relazionare l’appartenenza al genere sessuale con l’efficacia delle terapie nel trattamento di determinate patologie, con l’obiettivo di garantire a ogni individuo, maschio o femmina, la giusta cura.
In quest’ottica la definizione del concetto di genere si amplia e va oltre alla differenza dei caratteri sessuali per raggiungere fattori relativi all’ambiente, alla società, all’educazione, alla cultura e alla psicologia dell’individuo. Per lungo tempo la differenza tra uomini e donne è stata considerata un fattore secondario (quando non è stata addirittura ignorata) nello sviluppo di nuove soluzioni farmacologiche e nell’individuazione di trattamenti e forme di prevenzione delle patologie.
Non solo differenze nell’apparato sessuale, ma anche nel cuore, nella circolazione, nel sistema immunitario, con diversità consistenti in cardiologia: le donne vanno meno dal medico per controlli e disturbi cardiocircolatori, con conseguenti diagnosi tardive rispetto agli uomini. Il 43% delle morti femminili è rappresentato da malattie cardiovascolari rispetto al 35% degli uomini (Istat 2014) soprattutto intorno ai 75 anni perché: a) i medici sottostimano il rischio infarto per le donne; b)le donne non riconoscono per tempo i sintomi dell’infarto acuto, che spesso le porta in ritardo al pronto soccorso; c) le cure farmacologiche possono risultare meno efficaci per il sesso femminile anche perché i farmaci che vengono prescritti sono essenzialmente stati studiati sugli uomini. Il movimento e l’attività sportiva, come si sa, è un toccasana per la salute: a fronte però di un 31% di uomini sedentari si è registrato per il 2012 (dati Iss) un 41% di donne che non svolgeva nessuna attività sportiva, importante nella prevenzione dei fattori di rischio cardiovascolare, ma anche di altre patologie tipicamente femminili, come i tumori mammari e l’osteoporosi.

Marina Landolfi

Sociologa e formatrice, romana, ma da tanti anni a Pomezia, mi occupo di comunicazione e scienze sociali soprattutto su tematiche inerenti l’infanzia, l’adolescenza e le questioni di genere.

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