Tuesday, March 26, 2019

In Italia nascono sempre meno bambini. Gli ultimi dati Istat pongono il nostro Paese tra gli ultimi in Europa per tasso di natalità e mancanza di politiche a favore di famiglie e donne

Il Natale è alle porte con i suoi canti, il presepe, ma soprattutto con l’annuncio della natività. E se la vera notizia è la festa di una nascita, l’Italia festeggia sempre meno, passando dal milione di nati nell’anno del baby boom alle circa 500 mila nascite di oggi, che la pongono tra i Paesi a più bassa fecondità.
Il rapporto Istat 2014 ha rilevato che il numero delle nascite è al ‘minimo’ storico dai tempi dell’unità d’Italia: sono 509 mila i nuovi nati nel 2014, cinquemila in meno rispetto al 2013 (anche da madri straniere, che finora hanno tenuto alto il livello demografico italiano), un numero insufficiente a garantire il necessario ricambio generazionale. L’età del parto è giunta a 31,5 anni e la media figli per donna è di 1,4, dato che ci pone tra le posizioni più basse in Europa insieme alla Germania, mentre Francia, Paesi anglosassoni e scandinavi si attestano su valori compresi tra 1,7 e 1,9.
Avere un figlio oggi viene vista come una responsabilità sempre più sentita, scelta e decisa o, al contrario, spesso ci si rinuncia in funzione di una serie di fattori complessi, tra cui i vari modi di ‘essere’ famiglia e una mancanza di tranquillità, sia economica che lavorativa che lega la fertilità alle condizioni economiche e socio-culturali. Sono 138 mila i nuovi nati nel 2014 da genitori non coniugati, e in aumento sono le nascite nelle coppie con genitori stranieri (soprattutto nella prima fase dell’emigrazione per poi avvicinarsi a quelle della nostra società), con un tasso di fecondità delle donne straniere che da 2,65 del 2008 ha raggiunto il 2,10 del 2014.
Con il passare degli anni anche lo scenario regionale è cambiato. Il primato della natalità non risiede più al sud, ma al nord con in testa il Trentino-Alto Adige (con un numero medio di figli per donna di 1,64), seguito dalla Valle D’Aosta (1,54) e dalla Lombardia (1,46), mentre le regioni col più basso livello di natalità sono la Liguria(6,9), la Sardegna (7,1), il Molise (7,2) e la Basilicata (7,3).
Ma i conti vanno fatti anche a livello culturale, tirando un occhio alla nuova identità femminile, dove la conciliazione lavoro- tempi di vita-figli è ardua e il lavoro domestico rimane ancora quasi totalmente e inesorabilmente sulle spalle delle donne. Con i bambini sempre più in ‘via di estinzione’ si chiama in causa il welfare del nostro Paese (che a livello europeo spende poco) e la programmazione dei servizi per l’infanzia e la famiglia, che sono strettamente connessi al ruolo della donna e al futuro.
E allora in questi tempi di regali e auguri per il nuovo anno, l’auspicio per tutte le donne è quello di un maggiore impegno da parte dei nostri governanti, locali, regionali e nazionali, per l’attuazione di politiche che le sostengano di fronte alla difficile e spesso frequente scelta tra il lavoro e l’avere figli. Auguri!

Marina Landolfi

Sociologa e formatrice, romana, ma da tanti anni a Pomezia, mi occupo di comunicazione e scienze sociali soprattutto su tematiche inerenti l’infanzia, l’adolescenza e le questioni di genere.

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