Sunday, September 23, 2018

“Un’artista che scriveva con la Cinepresa”. La definizione perfetta per il cinema di Sir Alfred Hitchcock è quella che esce dalla voce di Francois Truffaut, in quella che rimarrà alla storia come la più bella chiacchierata sulla settima arte di tutti i tempi.

Siamo ad Hollywood, è il 1963, Hitch ha appena finito di girare “Gli uccelli”, Truffaut parte da Parigi con un registratore, una interprete e la voglia di capire l’idea di cinema di colui che la rivista “Cahiers du Cinema” ha sempre difeso dai puristi della critica, che lo reputavano (la storia dirà poi a torto) un semplice imbonitore commerciale che sforna grandi incassi e nulla più.

Locandina del film

Locandina del film

Ma per il regista francese no, non è così, egli traduce in un libro straordinario questa chiacchierata di otto giorni, un libro che esce nel 1966 dal titolo appunto “ Truffaut intervista Hitchcock”, “La Sacra Bibbia di ogni cinefilo” dirà uno che di cinema se ne intende come Martin Scorsese. Alla Festa del Cinema di Roma dunque va in anteprima (in Italia uscirà nelle sale nella primavera 2016 proprio in occasione del cinquantenario della prima uscita nelle librerie) il racconto di quell’epico incontro, realizzato da Kent Jones, direttore del NY Film Fest, che confeziona un documentario ricchissimo di parole e immagini, con al centro la voce originale di tanti brani di quella maratona di parole tra i due registi. Una maratona ricca di Humour, tutto inglese, da parte di un divertito e divertente Sir Alfred che gioca con quel giovane e adorato suo collega francese, svelando mille e più trucchi del suo cinema. Da “Vertigo” a Psycho” è un susseguirsi narrativo che incanta e che tracima spesso in nostalgia. “I miei film sono sempre pensati per una sala da 2000 posti piena, non per la visione di uno soltanto”. Ecco forse a distanza di così tanti anni la magistrale lezione che se ne trae da questo bellissimo docu-film è proprio tutta racchiusa nelle parole di Hitchcock.

A margine, approfitto per ricordare che al Teatro dell’orologio in questi giorni “Hitchockchiani” vanno in scena gli ultimi giorni di uno spettacolo bellissimo dal titolo neanche a farlo apposta di “Hitchcock: a Love story”, spettacolo che consiglio vivamente, dal percorso divertente, per cinefili ma non solo ( scheda spettacolo e informazioni: www.teatroorologio.com )

www.teatroorologio.com

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Di tutt’altra energia visiva l’altro film proposto alla Festa, nella Selezione Ufficiale: “Land of mine” del danese Martin Zandvliet, una sorta di “Hurt locker”se possibile ancor più ricco di suspense. Il film, racconta la storia vera della impossibile opera di bonifica dalle mine avvenuta sulle coste danesi nel 1945. Forse non tutti sanno che i tedeschi credevano che lo sbarco degli alleati si sarebbe verificato proprio li e misero 2 milioni di mine antiuomo sotto la sabbia.

Un manipolo di prigionieri tedeschi dopo la fine del conflitto fu usata come carne da macello per sminare la zona, una storia orribile e raccontata in maniera perfetta e realistica dal regista nordico, un monito contro ogni guerra ma soprattutto la consapevolezza che anche chi era dall’altra parte aveva un cuore, una dignità e soprattutto la voglia di tornare a casa.

land1Bellissimo, chissà se mai riusciremo a trovarlo in futuro in sala, meriterebbe successo e per me è il film di questa Festa.

Mauro Valentini

 

Land-of-Mine

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