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Casamonica: solite finzioni “perbeniste”, poi tutto come prima

Avatar By Santo Fabiano on 18 Settembre 2015
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Casamonica: solite finzioni “perbeniste”, poi tutto come prima

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Ci risiamo. Ecco una nuova vicenda in cui va in scena il popolo che (per dirla con De Andrè) “si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”. Tutti costernati per il funerale in pompa magna del boss che flirtava e faceva affari con tutti, destra e sinistra e che non ha avuto problemi a trovare le necessarie autorizzazioni e la scorta dei vigili per due chilometri (9 furgoni e 150 auto) oltre alla banda diretta da un carabiniere in pensione.

Non si hanno notizie di funzionari che abbiano negato permessi o autorizzazioni o di agenti che si siano rifiutati di partecipare all’evento, in nome del rispetto delle istituzioni o di sacerdoti che siano astenuti dalla celebrazione di un rito che, certamente, ha poco di cristiano, con la sola eccezione del rispetto che si deve al defunto, in quanto tale, ma a condizione che il contorno non appaia oltraggioso nei confronti della stessa celebrazione.

E adesso, dopo la sceneggiata che rivela la situazione di “potere” nelle nostre città, tutti appaiono costernati, fingendo imbarazzo e persino la sorpresa che la  morte di una persona così discutibile potesse generare una partecipazione tanto appassionata e colorita. Ma è una costernazione “di seconda mano”, finzione autentica. Che va in scena tutte le volte che l’apparenza lo richieda. E’ provato e noto a tutti che il potere romano, senza distinzione di colore o appartenenza, per ragioni di “potere” (di fronte a cui non si conoscono limiti etici o morali) si intratteneva in costanti frequentazioni con la famiglia del defunto e che, la numerosa partecipazione di “popolo”, che adesso sembra scandalizzare, era proprio la condizione che consentiva lo “spostamento” si voti e assicurava il successo alle urne, in sostituzione dei cittadini demotivati che alla politica chiederebbero altri ideali e altri risultati.

Casamonica ha assicurato e assicura orde di elettori, capacità di presenza nel territorio, collusione con gli apparati amministrativi, vasta partecipazione di popolo. Sono tutte “cose” che richiederebbero impegno se si dovessero conquistare nei modi corretti, con la partecipazione della gente, con l’utilizzo degli strumenti della democrazia, con il rispetto delle regole. Ma che si possono comprare a “buon mercato” e in modo semplice, stringendo accordi con la “famiglia”, assicurando ciò che chiede.

Tutto ciò finché non accadrà il contrario: la “famiglia”, piuttosto che farsi sfruttare da politici senza midollo né ideali, penserà di fare da sé, grazie allo sdoganamento di metodi e politiche senza scrupoli. E lo farà allo stesso modo, magari manifestando di essere democratica, antifascista e contro ogni forma di corruzione, proprio come vogliono apparire i nostri politici attuali.

E’ tutta una finzione che dura da diverso tempo. E non è affatto colpa dei Casamonica. E’ solo l’esito inevitabile della “furbizia idiota” di chi per avere un successo o un profitto immediato sacrifica i valori della convivenza civile e non ha scrupoli di usare la menzogna, il raggiro, la propaganda e persino gli accordi truffaldini. E la democrazia è bella che svenduta, in nome della stessa democrazia.

Da troppo tempo questa “stupida furbizia” va in scena. Abbiamo visto, infatti, appassionati democratici sfilare contro la mafia e lasciare il comizio a politici collusi e indagati per fatti di corruzione; pomposi e tronfi amministratori intestare edifici comunali a Peppino Impastato in una città dove il vertice politico è coinvolto in affari di prostituzione minorile, affidamenti illegittimi, violazione di vincoli urbanistici a favore di privati; accordi elettorali farlocchi sostenuti da chi vorrebbe ergersi a paladino della legalità,  ecc.

E adesso va in scena l’indignazione. E’ facile indignarsi per fatti lontani, come se si trattasse di un romanzo lontano. Casamonica (che così lontano non è, anzi aspettiamo di apprendere quanto sia vicino), in fondo, non faceva niente di diverso da alcuni nostri politici locali. Interveniva negli affidamenti, condizionava gli appalti, decideva le assunzioni, speculava sull’utilizzo del territorio a favore di interessi privati, faceva accordi illeciti in cambio di voti, e così via dicendo.

E se le cose stanno così, perché stanno così, ho il sospetto che, alla fine dei conti, ci abbia impensierito la pioggia di petali di rose lanciata dall’elicottero o la carrozza nera trainata da cavalli di razza. Tutto qui. Non mi sembra di avere assistito alla manifestazione di buoni propositi o alla consapevolezza di una responsabilità diffusa che richiede l’intervento di ciascuno di noi, prima che il fenomeno si impossessi in modo definitivo del sistema in cui viviamo.

Non è sbagliato indignarsi, altrochè! Dovremmo farlo più spesso e con maggiore convinzione, ma non soltanto quando il fenomeno assume queste proporzioni nella tv di Stato. Ma già quando si manifesta nella nostra vita quotidiana. E non penseremo certo che i mafiosi “de noantri” si presentino in piazza con elicotteri e cavalli o con la banda!

Quelli più vicini a noi non sono Rom, non hanno necessariamente cognomi “famosi” e non avvertono la necessità di ostentare (anche per ragioni di tirchieria) e portare in piazza la loro prepotenza. Sono meno capaci e preferiscono nascondersi, magari ostentano auto di lusso, ma non vogliono essere chiamati “soliti noti” oppure (i più patetici) per nascondersi viaggiano con una macchina vecchia, così da non destare sospetti, in modo da potere apparire “proletari, autorizzati, fuori dall’ottica del sistema”. E sono i peggiori perché svendono ogni cosa pubblica al primo offerente.

Chi si è indignato, ma davvero, per il grave oltraggio alle istituzioni messo in atto con il funerale del boss, dovrebbe indignarsi allo stesso modo tutte le volte che abbia notizie, nella propria città, di appalti truccati, affidamenti farlocchi, speculazione edilizia, spese ingiustificate. E ancor di più se vengono effettuate nel silenzio o nel fastidio di doverne dare conto e con la complicità di “utili idioti” che non mancano mai che li sostengono, pur di avere un incarico o una delega e quando richiesto, assicurano il proprio voto.

 

Santo Fabiano

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