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Il nostro ricordo di Carlo Mazzacurati

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Quando il mondo della Cultura perde un uomo come Carlo Mazzacurati, la prima sensazione che pervade tutti gli amanti del cinema è di grande vuoto, di aver perso un menestrello della macchina da presa, un narratore delicato e attento delle trasformazioni di questo paese.

Cinema: è morto il regista Carlo Mazzacurati ++Uomo del “profondo Nord-Est” che nasce dal teatro ma che poi trova nel cinema la sua espressione. Dopo gli inizi con un cinema di nicchia, con film delicati e curati come “Domani accadrà”, l’impatto con il grande pubblico arriva a sorpresa con un film dai toni duri e disturbanti come “ Un’altra vita”, che colpisce come un pugno allo stomaco e sorprende critica e pubblico, spiazzati da quella violenza senza appello. Un film bellissimo dove gli attori protagonisti ( Claudio Amendola e Silvio Orlando ) danno il meglio di sé.

Questa sua abilità nel dirigere gli attori è forse il tratto più peculiare di Mazzacurati, il suo rimanere in punta di piedi nel racconto, lasciando ai volti e alle espressioni di chi recita l’onere e l’onore di portare il film oltre l’ostacolo.

E dunque, nel 1994 “ Il Toro” che vince a Venezia, un film toccante e di grande passione, con Diego Abatantuono e Roberto Citran che confezionano due personaggi indimenticabili. Due anni dopo “Vesna va veloce” che consacra Antonio Albanese in un ruolo drammatico, Albanese che tutto deve delle sue fortune cinematografiche a Mazzacurati.

Altra prova di attore straordinaria, come quella che ancora Albanese, quattro anni dopo, sfodera con Fabrizio Bentivoglio in “ La lingua del Santo”, racconto di una crisi morale ed economica che sembra attuale ora, ma che appariva lontana nel 2000  e che sembrava non poterci colpire mai.

Poi tanti documentari, intervallati da due film che non piacquero molto al pubblico come “ A cavallo della tigre” e “ L’amore ritrovato” dove però sempre la componente dell’attore si esalta nel disincanto del grande Bentivoglio o nel sorriso amaro e incredibilmente malinconico di Maya Sansa.

Poi il capolavoro, nel 2007 esce “ La giusta distanza”, un film crudele e straordinario che mette a nudo repressioni culturali e sentimentali dietro la morte di una ragazza bellissima e contesa da tutti gli uomini di un paesello Veneto diffidente e razzista.

Al Torino Film Festival nel novembre 2013 il tributo alla sua carriera, già malato, non vuole mancare all’incontro con il pubblico, presentando il film “La sedia della felicità” che uscirà postumo nelle prossime settimane e che appare come un “Gran Concerto finale”, con quasi tutti i suoi attori riuniti come in un omaggio, che si regala ai protagonisti di una “piece” teatrale quando il sipario è calato e si rialza per l’ovazione finale.

Ultimo applauso meritato per un artigiano del Cinema, appassionato e fuori dal coro, che amava raccontare e raccontarsi, che ricordava che “nella vita dovremmo recitare un po’ tutti quanti. Teatro è rompere gli schemi, cinema è capovolgere la realtà“.

Mauro Valentini

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