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Rimborsi elettorali ai partiti politici – Come funzionano ?

By Stefano Ielmini on 4 Dicembre 2013
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Rimborsi Elettorali, ma sapevate che…

Si fa un gran parlare della battaglia sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti politici, portata avanti in particolare dal Movimento 5 stelle, e ci si indigna quando escono alla ribalta della cronaca gli scandali legati all’utilizzo che i partiti, tramite i loro tesorieri, hanno fatto di questi soldi pubblici . Sull’argomento e’ intervenuta recentemente la Corte dei Conti.

Ho pensato di scrivere due righe per cercare di capire meglio in cosa consiste questo enorme flusso di denaro che dalle casse dello Stato finisce nelle tasche dei partiti.

Probabilmente molti gia’ conoscono il meccanismo, ma nel dubbio preferisco schematizzare perche’ le parole utilizzate dal legislatore “rimborso” e non “finanziamento” fanno la differenza (ma solo a parole).

Premetto che nel 1993 il 90,3% degli italiani che hanno votato al referendum, si sono espressi per l’abolizione del “Contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici”.

Quindi possiamo dire che lo Stato non puo’  e non deve finanziare i partiti politici.

Nello stesso anno viene pero’ introdotta la norma che consente il rimborso delle spese elettorali.

Come molti, finche’ non ho approfondito ho interpretato cosi’:

1)  Il partito o movimento politico partecipa alle consultazioni elettorali;
2)  Il partito o movimento politico sostiene delle spese per partecipare alle consultazioni elettorali;
3)  Le spese elettorali sostenute dal partito o dal movimento poi vengono rimborsate dallo Stato al termine delle consultazioni elettorali;

Le cose nella realta’ sono differenti e spiego perche’:

1)  Non c’e’ alcuna relazione tra le “spese sostenute” ed il “rimborso “ ricevuto. Ed infatti per le spese la norma prevede esclusivamente un tetto da non sforare (abbastanza alto) e l’obbligo di pubblicare il bilancio. Il rimborso e’  erogato sulla base dei voti presi con alcune condizioni (1% dei voti presi e poi un rappresentante eletto). In pratica si potrebbe anche ipotizzare che un partito o movimento che nulla spende ottiene lo stesso il “rimborso” delle spese non sostenute;

2) Non c’e’ alcuna relazione con la consultazione elettorale , infatti le somme vengono erogate per tutti gli anni di durata della legislatura, anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere;

3) Sui bilanci e rendiconti dei partiti e movimenti politici e’ prevista solo una verifica dell’eventuale sforamento del tetto massimo delle spese elettorali sostenute, non e’ richiesto esibire fatture o documentare i costi.  I soldi che arrivano ai partiti sono di importo anche 10 volte piu’ elevato delle spese elettorali sostenute;

nel 2012 complice la crisi e la protesta civile si e’ iniziata a ridurre la “torta” a disposizione dei partiti, ora la Corte dei Conti si accorge che per 20 anni giocando con le parole sono stati trasferiti ai partiti politici milioni e milioni di euro di soldi pubblici.

Per non parlare poi di quello che parlamentari, senatori e consiglieri regionali hanno a disposizione per le spese legate al loro mandato, ma quello’ e’ argomento di un altra pillola, anzi supposta dorata basata sui giochi di parole.

Stefano Ielmini

Giornalista pubblicista, cofondatore e Direttore fino al 20 giugno 2018 di Pomezianews

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